Disagio giovanile a Spoleto, istituzioni uniscono le forze

Disagio giovanile a Spoleto, istituzioni uniscono le forze

Primo incontro tra Diocesi, Comune e scuole per avviare un percorso comune | E il Pd chiede di avviare un progetto strutturale sul problema | Sul disagio degli adolescenti convegno il 25 marzo

Affrontare il problema del disagio giovanile a Spoleto. Un allarme sociale emerso con forza alla luce delle tragedie degli ultimi mesi, che hanno visto tre giovanissimi protagonisti di altrettanti gesti estremi. Una problematica che coincide solo in parte con quella annosa dell’accessibilità del Ponte delle Torri (sui cui provvedimenti si era discusso di recente anche in consiglio comunale). Per questo le principali istituzioni cittadine si sono ritrovate intorno ad un tavolo, per iniziare un percorso che porti ad iniziative concrete per affrontare la delicata questione.

Avviato un percorso comune tra istituzioni – Ieri, quindi, l’arcivescovo mons. Renato Boccardo e il direttore dell’Ufficio scuola dell’Archidiocesi, la professoressa Battistina Vargiu, hanno accolto nel palazzo arcivescovile il vice sindaco di Spoleto, Maria Elena Bececco, e i dirigenti scolastici degli istituti superiori della città. “È stato un primo incontro – viene spiegato dalla Diocesi – per avviare una riflessione comune sull’urgenza educativa dei giovani, sollecitata anche dagli ultimi tragici eventi che hanno sconvolto la città”. Dall’incontro è emersa la necessità di unire le forze – scuola, famiglia, parrocchia, associazioni di volontariato e sportive – per assicurare alle giovani generazioni un sostegno formativo con l’obiettivo di ragionare intorno a quelli che sono i valori fondamentali della vita. Comune, Archidiocesi e Scuole, tra le altre cose, stanno pensando di offrire a genitori e docenti un tempo di riflessione sulla grave urgenza educativa.

Cogliere il messaggio di disagio degli adolescenti – Un primo momento di riflessione, programmato da qualche settimana già, è il convegno che si terrà sabato 25 marzo alle ore 15 all’aula magna dell’Itis di via Visso. “Impariamo a leggere oltre le parole” è il titolo dell’incontro, che vuole “cogliere il messaggio di disagio degli adolescenti”. L’appuntamento è promosso dall’associazione Il Girasole, dall’Istituto superiore tecnico professionale, dal Comune di Spoleto, Usl Umbria 2 e Cesvol. Dopo i saluti istituzionali dei rappresentanti delle istituzioni, interverrà la dottoressa Simonetta Marucci, medico nutrizionista, sul tema “Le droghe a portata di mano: cibo, alcol, videogiochi…”. “Insieme si può! Intervento di rete come strategia vincente al disagio giovanile” è invece il tema che sarà affrontata dalla psicoterapeutica Emanuela Bisogni. Quindi la dottoressa Elisa Montelatici, psicoterapeuta, parlerà di “Narrare il disagio giovanile, dall’emergenza alla prevenzione in ambito scolastico”.

Mozione urgente in consiglio comunale – E di disagio giovanile si tornerà a parlare anche in consiglio comunale, dove è stata presentata una mozione urgente da parte della consigliera comunale Carla Erbaioli, sottoscritta da tutto il gruppo del Pd. L’atto si propone di attivare un progetto strutturale per la prevenzione del disagio giovanile.

Questo il testo della mozione urgente.

Premesso che a Spoleto sono accaduti negli ultimi tempi tre casi di suicidio di minori.

Considerato che in questa situazione di crisi generale si genera un inevitabile fallimento per la nostra comunità quando davanti alla difficoltà di vivere qualcuno getta la spugna. Quando le persone colpite sono minorenni ancora maggiore è la nostra responsabilità; la responsabilità di cittadini, di politici, ma soprattutto di amministratori che non possono ignorare, che non possono rimanere inermi, immobili. Dobbiamo tutti farci carico di un problema che colpisce le generazioni più giovani e quelle che in modo particolare sono ancora sotto la tutela della famiglia. Pensare che il problema sia il Ponte delle Torri significa non aver compreso.

Il ponte è un mezzo, attraverso il quale un gesto che dovrebbe essere intimo e privato, si trasforma in un grido lanciato alla città, una richiesta di aiuto a tutti noi fatta attraverso il simbolo della città stessa. Non è il ponte il colpevole, sono  altre le ragioni da ricercare e la politica ha il compito di indagarle queste ragioni, come fatto sociale; la politica ha il compito di tentare in ogni modo di alleviare il disagio  giovanile che pervade una parte  dei nostri giovani concittadini. È pura ipocrisia pensare di cavarsela con un messaggio di cordoglio. La politica deve dare risposte, prevenire, mettere in campo azioni concrete, lanciare le basi per un progetto di largo respiro che indaghi il malessere, il disagio, il bullismo, la nostra incapacità di comprendere i bisogni, le aspettative, le istanze dei giovani, la difficoltà delle famiglie a fare un percorso di dialogo, di educazione. La politica deve dare sostegno alla genitorialità e mettere tutti noi in grado di dare ai ragazzi un orizzonte, non facile, non immediato, ma di possibilità, di crescita, di costruzione, di futuro.

Tenuto conto che sarebbe importante avviare un’indagine sullo stato dei giovani, riuscire a comprendere le  loro paure, le loro incertezze, il loro malessere, lo scoramento; sconfiggere la paura. “Le fiabe non ti insegnano che i draghi esistono, ma che i draghi possono essere sconfitti” scriveva Chesterton. Ecco, noi  politici dobbiamo mettere in moto un percorso che lanci un messaggio chiaro e forte. Non ti dico che la strada sarà facile, ma ti dico che ce la puoi fare e ti aiuterò a farcela; non ti dico che non cadrai, ma ti assicuro che potrai rialzarti e ti aiuterò a farlo; non ti dico che raggiungerai tutto ciò che ti prefiggi, ti dico che il percorso, il viaggio che stai compiendo è comunque più importante della meta. E in questo viaggio potrai trovare tanti al tuo fianco, la tua famiglia, gli amici di oggi e di domani, la comunità, le istituzioni e anche la politica. Cominciamo ad avviare percorsi a partire dalle scuole primarie, percorsi di ascolto, di educazione al rispetto di se stessi e dell’altro, percorsi di educazione sentimentale. Dobbiamo impegnarci per dare risposte ai ragazzi più fragili della nostra città. Altrimenti avremmo fallito come comunità. “Il miglior modo di onorare i morti è occuparsi dei vivi” diceva un nostro grande Presidente della Repubblica. Nostro compito è quello di creare una rete di protezione, che non è la rete da mettere sotto un ponte, ma una rete di protezione sociale contro la fragilità, impegnando anche le associazioni (culturali, sportive, di promozione sociale) le famiglie, la scuola, le parrocchie, i ragazzi stessi che possano farsi sentinelle attive per i loro compagni più fragili, più indifesi. Se non facciamo questo avremmo fallito come comunità.

Alla luce di quanto esposto il Consiglio Comunale IMPEGNA il Sindaco del Comune di Spoleto e la Giunta:

  • ad avviare al più presto azioni concrete di prevenzione al disagio giovanile attraverso un progetto ampio che parta dalle scuole primarie;
  • ad attivare punti di ascolto, ad attuare un coordinamento per una rete sociale di associazioni e soggetti che sappiano cogliere i primi segni di disagio ed incanalarli nelle giuste strutture per un adeguato supporto psicologico.