Unicità: la strada per il rilancio della Fascia olivata, l'idea di Sperandio

Unicità e qualità, la strada per il rilancio della Fascia olivata: l’idea di Sperandio

Redazione

Unicità e qualità, la strada per il rilancio della Fascia olivata: l’idea di Sperandio

L'appello del primo cittadino di Trevi a evitare svendite a chi vuole fare coltivazione intensiva
Ven, 15/05/2020 - 13:26

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“Unire le forze e andare oltre gli interessi di bottega”. Il sindaco di Trevi, Bernardino Sperandio, affida ad una lunga e articolata riflessione in qualità di presidente della fascia olivata “Assisi – Spoleto”. Una riflessione che va nell’ottica della propositivi e che prova a dare una linea per il futuro. “E’ necessario che i Consorzi di tutela delle Dop (denominazione che va rilanciata!), che le Associazioni di produttori, che gli aggregati di produttori e di operatori da quelli agricoli a quelli turistici, s’intestino la valorizzazione territoriale, che lavorino al rilancio dei prodotti che hanno nella unicità la forza principale. E’ indispensabile unire le forze senza pensare agli interessi di ogni singola bottega. Oggi è antistorico“.

No a competizione a ribasso

La linea di Sperandio è dunque quella di azioni integrate e strategia condivisa, perché l’obiettivo è comune: “salvaguardare il nostro patrimonio di biodiversità, il nostro paesaggio, incrementando la qualità e valorizzando al massimo la produzione. E’ indispensabile un coordinamento delle azioni su di una piattaforma condivisa che deve essere costruita da subito. Magari partendo dall’esperienza della fascia olivata“. Il sindaco di Trevi ricorda l’importanza dell’agricoltura quando non compete sui costi ma sulla qualità.

Qualità contro la concorrenza estera

Ma soprattutto la difesa dell’identità del prodotto rispetto alla concorrenza della Tunisia. “E’ questa la strada su cui noi della Fascia Olivata Assisi-Spoleto abbiamo intrapreso, sulla salvaguardia del territorio, del paesaggio inteso come contenitore geoantropico dove la nostra identità si materializza nel nostro olio, dove la nostra comunità si riconosce nei nostri ulivi, dove la nostra storia si dipana tra le nostre lunette, i nostri muri a secco, in questo straordinario ambiente che è la fascia olivata. Un paesaggio “sano”, vivo e unico. Siamo alla vigilia forse di un risultato storico: il riconoscimento dell’Unesco. Abbiamo già ottenuto consistenti e di certo non scontati risultati con il MPA e la Fao: la difesa delle nostre cultivar e del nostro modo di produrre l’olio è prima di tutto la difesa del nostro futuro sviluppo”.

Affermare la qualità

La strada, per Sperandio, è affermare la qualità della produzione, valorizzando il sentiero degli ulivi, il cammino di  Francesco, dando impulso alla gastronomia tradizionale legata all’olio, coniugando prodotti di artigianato con il mood della fascia olivata, declinando le suggestioni della storia con le moderne tecnologie. “Ci sarà bisogno nel post Covid di nuove capacità attrattive del turismo, di nuove capacità narrative dei nostri beni: da quelli artistico monumentali a quelli immateriali, dall’artigianato alla capacità di produrre cultura. L’attrattore primo sarà proprio il nostro paesaggio.  Le nostre olive, i nostri ulivi, il nostro olio sono insieme frutto ed essenza del nostro paesaggio“.

L’unicità

L’idea è puntare sull’unicità, puntando sul “qui e solo qui”. “Comprendo che di fronte alle esigenze – e alla potenza – delle industrie, di fronte alle lusinghe di chi vuole spingere ad abbandonare l’olivicoltura tradizionale per puntare sulla quantità, vista la crisi profonda che stiamo vivendo, le difese sono poche. Ma l’interrogativo non va posto rispetto al risultato immediato, l’interrogativo è sul cosa conviene fare rispetto al futuro. Se smontiamo il nostro patrimonio, il nostro paesaggio, se alteriamo la nostra identità siamo sicuri che la quantità compenserà la perdita di unicità?. Siamo sicuri che la quantità si accoppia alla qualità, o meglio ancora alla percezione di qualità che la domanda qualificata si attende dall’olio della fascia olivata destinata a essere designata come luogo del bello assoluto e come culla di una cultura irripetibile?. Questa è la sfida che abbiamo di fronte. Ma resistere sulla sponda della tradizione, dell’identità, dell’unicità non significa praticare la conservazione. Anzi significa declinare tutto questo patrimonio con il massimo dell’innovazione possibile puntando alla maggiore qualità possibile. Significa rafforzare la distribuzione, significa operare per la promo -commercializzazione, significa qualificare l’offerta. Tutte azioni che possono essere fatte in una visione consortile per far si che i piccoli produttori, che le microimprese trovino una ragione economica profittevole sopportando investimenti possibili che però messi in rete fanno massa critica sufficiente a sostenere l’impatto con la dimensione globale“. 

Non svendere

Sperandio invita anche a non abbandonare e svendere gli uliveti a chi punta allo sfruttamento intensivo. “Una volta che sia stato modificato (o distrutto) non è possibile ricostituirlo, soprattutto se si disperdono le ragioni che lo hanno generato. E la ragioni che lo hanno determinato per noi sono le nostre olive, i nostri ulivi, il nostro modo di coltivarli, la qualità del nostro olio che è ancora il lubrificante della nostra comunità che è ancora la luce e l’energia della nostra identità“.

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