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Trasformazioni urbane e politiche culturali: le città d'arte si interrogano sul proprio futuro. Cernicchi: “Italia in ritardo”

Redazione

Trasformazioni urbane e politiche culturali: le città d'arte si interrogano sul proprio futuro. Cernicchi: “Italia in ritardo”

Ven, 08/06/2012 - 12:21

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Trasformazioni urbane e politiche culturali: le città d'arte si interrogano sul proprio futuro. Cernicchi: “Italia in ritardo”

Si è tenuto questa mattina nel Palazzo d'Onore di Palazzo Donini un seminario aperto, promosso dall'Associazione delle Città d'Arte e Cultura (Cidac) che riunisce le più importanti città d'arte italiane, e dove sono stati protagonisti assessori alla cultura, architetti, urbanisti, sociologi, economisti, giunti in Umbria in occasione della seconda edizione di Festarch, il Festival dell'Architettura. Uno scambio di riflessioni, esperienze e dati relativi al rapporto tra trasformazioni urbane e politiche cutlurali. Gli assessorati alla Cultura sono chiamati a confrontarsi con temi nuovi e soggetti diversi rispetto al decennio appena concluso, entrando in relazione con altri settori dell'Amminitrazione e assumendo compiti e funzioni maggiormente articolate che presuppongono la necessità di una riflessione critica. I cambiamenti sociali, economici e le trasformazioni urbane, oggi ancor più che in passato, sembrano evidenziare che non si può costruire una “politica culturale” incisiva e dinamica senza un'idea di città, delineata dal governo locale e condivisa con la comunità che la abita.

“Troppe volte, soprattutto in questi ultimi anni – ha dichiarato Andrea Cernicchi, Presidente di Cidac e Assessore alla Cultura della Città di Perugia – “abbiamo fatto i conti con l'idea che le politiche culturali raprresentassero un costo per i bilanci pubblici. Contemporaneamente cresceva la domanda di più cultura nelle politiche per lo sviluppo, per la crescita. Le esperienze più interessanti realizzate in Italia e nel mondo hanno evidenziato connessioni profonde tra politiche urbane, politiche di welfare e politiche culturali, portando in superficie nuovi soggetti, nuovi bisogni, nuove professioni. Il nostro paese è in ritardo e noi vogliamo contribuire a colmare questo deficit di proposte e progetti. Non è più tempo di amministrare solo cioò che c'è. E' tempo di ripensare allo sviluppo delle nostre città facendo tesoro degli errori che questa crisi rende sempre più evidente. E' tempo di osare, di avere coraggio, di aprire il cantiere delle città del nuovo millennio”.

Il seminario precede l'organizzazione di un convegno nazionale che si terrà a Milano nella seconda metà del prossimo mese di ottobre.


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