Carlo Petrini e l’Umbria. Il fondatore di Slow Food che si è spento oggi a 76 anni nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo ha da sempre avuto dei forti legami con la regione e con il nostro territorio sia culturali che di attivismo concreto e salvaguardia di prodotti locali umbri d’eccellenza. Lo ricorda ai microfoni di Tuttoggi Alessandra Cannistrà, Presidente di Slow Food Umbria.
Un visionario con i piedi per terra
“Come si relazionava con un re lo stesso sapeva fare con il contadino o con l’attivista”. E questa una delle grandi qualità umane attribuite a Carlo Petrini da molti e anche dalla Presidente di Slow Food Umbria. Oltre ad essere stato l’input e il fondatore di Slow Food e a come questa viene percepita “non un’associazione di quelli che vanno all’osteria o l’elites che va dietro al cibo particolare, ma una grande comunità in cui si trovano produttori, cuochi che indirizzano al giusto sapore e noi che scegliamo il cibo”, commenta Cannistrà. “Stamattina ho partecipato a un convegno ad Agraria a Perugia sulla biodiversità anche in omaggio a Carlo Petrini ed è stato un abbraccio collettivo. Per primo ha avviato concretamente una serie di progetti, è stato un visionario con i piedi per terra. Alle sue idee ha dato gambe e vita, quella che era un’utopia si è trasformata in tante realtà. E’ stata una persona che ha dato veramente tanto ha vissuto intensamente dando tutto quello che poteva per questo grande progetto che si è realizzato e dobbiamo tutti fare il possibile affinché abbia un futuro migliore”.
I legami con l’Umbria
Petrini è stato l’artefice della nascita della Condotta di Orvieto già nel 1994, qui ha tenuto la prima assemblea internazionale di Slow Food. “Aveva un legame forte con tutta l’Umbria, l’ultima volta che l’abbiamo incontrato era a Bra in occasione di Cheese, il salone del formaggio a settembre ’25 e ha avuto parole di affetto per l’Umbria, voleva tornare e stavamo pensando a degli appuntamenti”. A Todi ha presentato anche il suo ultimo libro. “Era trascinante, una persona piena di carisma, di capacità comunicativa. Questa sua umanità lo avvicinava a tutti”. Una capacità che si nota e si respira a Pollenzo sede dell’Università di Scienze Gastronomiche. “Andare lì è commovente, fa capire veramente cosa è Slow Food e come Petrini sia stato un rivoluzionario, qualcuno che la vita l’ha spesa per concretizzare i sogni. Trasformando un monumento abbandonato in un luogo di cultura. L’ha saputo costruire anche con le buone relazioni che ha saputo costruire, con il mondo dell’economia, dell’industria è riuscito a dare a ognuno il suo ruolo. Ora è una cittadella della cultura alimentare”.
Il rapporto con Papa Francesco
Quello con Papa Francesco è stato un sodalizio sugli argomenti condivisi dell’ecologia integrale, pilastro dell’enciclica Laudato si’ del 2015. La tutela della biodiversità, la difesa dei piccoli produttori e il contrasto allo spreco alimentare sono alla base del pensiero dei due. “La sostenibilità è necessaria affinché un progetto nasca e duri nel tempo. Slow Food è impegnata nell’agroecologia è al primo posto nella sua missione e tutti i progetti fanno riferimento a questo: la filosofia è questa. Petrini era una persona che si è formata nel tempo anche per la necessità di concretizzare le sue idee in cui credeva e in cui ha coinvolto tanti come lui ma anche tante personalità diverse, pensiamo a Papa Francesco” aggiunge Cannistrà. “Laudato Sii è una piattaforma di una comunità impegnata nei valori cristiani e nell’umanesimo cristiano valori comuni a Carlo Petrini”.