The Roots a Umbria Jazz, non decolla la hip hop & soul night - Tuttoggi

The Roots a Umbria Jazz, non decolla la hip hop & soul night

Alessia Chiriatti

The Roots a Umbria Jazz, non decolla la hip hop & soul night

Un'arena non proprio piena / Il pubblico balla, e c'è spazio anche per i Led Zeppelin
Dom, 20/07/2014 - 12:43

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The Roots, letteralmente le radici: è proprio lì che i sette statunitensi del gruppo sono voluti arrivare durante il loro concerto a Umbria Jazz, tenutosi ieri sera (19 luglio, ndr) per lo spettacolo della “hip hop & soul night” all’Arena Santa Giuliana. Scavare fino alle radici della musica, scomodando un paio di mostri sacri e sperimentando una particolare commistione di generi. Spaziando a volte laddove non è necessariamente richiesto, anche se sei The Roots e vieni da Philadelphia.

Un concerto generoso, o forse semplicemente onesto almeno per il costo del biglietto, con due ore di musica e di acrobazie sonore. Un’arena non proprio strapiena, fatto che rileva da una parte la voglia della direzione artistica del festival di intercettare un pubblico più giovane, inserendo tra i suoi artisti voci e musica per un pubblico under 30, dall’altra si scontra, dato ad esempio il sold out di Fiorella Mannoia e Natalie Cole, con la reale capacità per gli stessi giovani di investire 45 euro per l’unica data italiana dei The Roots. Sul palco prima di loro il dj di Rai Radio 2 ha fatto ballare i primi arrivati all’arena, e ancora prima il patron di Rock in Umbria, il magnate inglese di origine indiana Yashwant Bajaj, ha presentato ufficialmente il suo festival che si terrà a Massa Martana per i primi di agosto: la musica in Umbria continua, dunque, ed è di nuovo internazionale.

Per gli affezionati ad un Umbria Jazz purista, il jazz c’era, nonostante qualcuno definisca i The Roots come un gruppo la cui maggiore peculiarità è proprio quella di aver conservato lo stile hip hop e R&B rimanendovi fedeli: il basso e il susafono almeno davano questa impressione. Eppure il giudizio si è nettamente diviso tra chi credeva di avere di fronte dei musicisti perfetti dalle grandi capacità artistiche, e chi invece ha percepito uno sfasamento nei volumi dei singoli strumenti, che ha generato uno spettacolo non proprio gradevole da ascoltare. Nello specifico troppe percussioni, con la voce di Black Thought che per superare il rumore era forse troppa alta. Percussioni, batteria inclusa, che devono naturalemente risaltare ritmicamente durante uno spettacolo del genere, e a cui è stato lasciato spazio per un “dialogo”, una “question and answer” direbbe qualcuno: ?uestlove e Knuckles hanno interloquito così per alcuni minuti, e speriamo tra loro si siano capiti. Qualche incertezza alla tastiera, e un susafono davvero basso, almeno in volume. Il chitarrista ricorda George Benson, il suo distorsore non delude, la sua voce un pò di più. Poi è il tempo di “You got me” con il ricordo della eccelsa Erykah Badu. In levare arrivano Sweet Child On Mine dei Guns n Roses, i Led Zeppelin e Damian Marley. Arriva The seed, uno dei singoli che portò il gruppo al successo tra i più, anche tra i non cultori della materia, cantato quasi alla fine del concerto: vecchi ricordi e fan un’altra volta in visibilio. Non ci si può di certo aspettare che un live dei The Roots sia come ascoltare un loro album registrato in studio, ma, presenza scenica a parte, e balletti fino allo sfinimento per una prova fisica notevole, l’esperimento non sembra riuscito.

Questa sera Umbria Jazz 2014 chiude: al Santa Giuliana Al Jarreau e Mario Biondi.

Video di Nicola Palumbo per Tuttogi.info

Riproduzione riservata

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