Terremoto in Umbria, viaggio in Valnerina | Il 'modello Umbria' e le case inagibili - Tuttoggi

Terremoto in Umbria, viaggio in Valnerina | Il ‘modello Umbria’ e le case inagibili

Redazione

Terremoto in Umbria, viaggio in Valnerina | Il ‘modello Umbria’ e le case inagibili

La situazione a Preci e Norcia dopo il sisma di mercoledì | Il problema della viabilità e la voglia di ripartire, ma in molti sono senza una casa
Dom, 28/08/2016 - 11:52

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Terremoto in Umbria, viaggio in Valnerina | Il ‘modello Umbria’ e le case inagibili
di Sara Fratepietro e Sara Cipriani

Il “modello Umbria” ha funzionato: è quello che si sente ripetere sin dalle prime ore dopo il sisma del 24 agosto nell’Italia Centrale. Norcia, nel cui territorio comunale è stato localizzato l’epicentro della seconda scossa, quella delle 4.33 con magnitudo 5.4, ha avuto danni alle strutture ma nessun ferito grave.

Lo stesso nei Comuni umbri più prossimi all’epicentro, Cascia in primis e poi Monteleone di Spoleto e Preci. Per questi quattro centri il Consiglio dei ministri ha disposto la sospensione delle tasse. Ma in Umbria, secondo quanto dichiarato dalla Regione nelle ore successive al terremoto che al momento conta 291 morti (la maggior parte dei quali ad Amatrice), sono 11 i comuni interessati, per la maggior parte in Valnerina.

La conta dei danni vera e propria deve ancora iniziare, mentre si stanno raccogliendo le richieste dei sopralluoghi nelle abitazioni.

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Il viaggio verso i luoghi più colpiti

Ma com’è realmente la situazione in Umbria ed in Valnerina? La presidente della Regione Catiuscia Marini ha detto pubblicamente in più occasioni che il “modello Umbria” ha funzionato, specificando che le abitazioni oggetto di interventi dopo i terremoti del 1979 e 1997 hanno retto, proteggendo le persone, ma questo non vuol dire che non abbiano subito danni anche gravi.

Per arrivare a Norcia, già da mercoledì notte, si deve passare per Preci. L’unica alternativa è una strada ancora meno agevole e più lunga, quella per Rocchetta di Cerreto.

Preci, interamente ricostruita con criteri antisismici, non sembra aver riportato danni. Al momento non ci sono sfollati, anche se la gente dorme in tenda per paura e in attesa comunque dei sopralluoghi che confermino l’agibilità di tutti gli edifici.

Lo conferma il sindaco Pietro Bellini: “Venerdì abbiamo effettuato il primo sopralluogo sulle strutture pubbliche di nostra proprietà, che hanno riportato qualche segno, ma sono tutte agibili, compreso il centro sanitario e la scuola. L’unica eccezione è la sala consiliare”.

L’edificio che la ospita, dove al piano terra si trova il museo della chirurgia preciana, è collegato al Municipio ma è un corpo esterno. È stato interessato da lavori in passato, “ma non è stato un restauro vero e proprio, si è intervenuti solo sul campanile perché non ce n’era bisogno” evidenzia Bellini. “Per quanto riguarda gli edifici privati – prosegue il primo cittadino preciano – abbiamo ricevuto tante richieste di sopralluoghi ma da quello che ho potuto constatare i fabbricati nuovi non hanno avuti danni, mentre quelli preesistenti sistemati hanno comunque retto abbastanza bene”.

Diversa la situazione delle chiese, la più importante delle quali, l’Abbazia di Sant’Eutizio, è stata interessata da alcuni crolli “ma si tratta di un intervento recuperabile”. Qualche problema c’è alla viabilità, soprattutto a Collescille, dove un fabbricato vecchio pericolante ha fatto sì che la strada che attraversa il paese dovesse venire chiusa, con due famiglie isolate.

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Il territorio nursino

Da Preci si prosegue passando per la bellissima frazione nursina di Campi. Lungo la strada c’è il cimitero, dove alcune lapidi sono cadute e si sono spaccate. Dalla montagna un masso è crollato, finendo proprio dietro al camposanto.

La chiesa di San Salvatore è transennata: i segni dell’inagibilità interna si avvertono anche all’esterno, dove c’è un rosone danneggiato ed anche un altro elemento della facciata è venuto giù. Gli abitanti raccontano che l’acqua dalle fontane, dopo il terremoto, ha iniziato a sgorgare marrone, per poi non scorrere più.

Danni ingenti, però, il sisma non sembra averne fatti, così come ad Ancarano. Alle porte di Norcia, però, si iniziano a vedere le prime crepe evidenti fuori da alcune abitazioni.

Il “quartier generale”, il Coc (centro operativo comunale) è dislocato sotto il pub di Porta Romana. Qui è stato di fatto trasferito in buona parte il Comune, c’è il centro cittadino di protezione civile e le forze dell’ordine, ma anche un dormitorio per la popolazione.

Tra le persone ospitate c’è anche una famiglia con una bambina di poche settimane. Non possono rientrare a casa, perché non è agibile. I posti letto allestiti in tutto il territorio comunale sono circa 700, “ma i nostri sfollati, molti dei quali si stanno organizzando con propri mezzi di fortuna, o presso parenti, sono più del doppio” ha detto il sindaco Nicola Alemanno ieri.

Facendo un giro per la città di San Benedetto la situazione sembra tutto sommato buona, in confronto alle immagini di distruzione totale che arrivano da Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice, comuni in linea d’aria vicinissimi.

Le mura di cinta sono crollate in alcuni punti. Per il centro storico, una parte del quale è stato dichiarato zona rossa, si vedono tratti transennati per coppi e cornicioni caduti. Ma se all’esterno le abitazioni sembrano aver retto, all’interno invece i danni sono ingenti.

E la popolazione è sotto shock. Il terremoto infatti non danneggia soltanto gli immobili, ma anche gli animi. C’è chi è pronto a ripartire, ma anche chi è psicologicamente provato per non avere più un tetto in cui ripararsi, per aver perso i punti di riferimento. C’è chi racconta di pianoforti ribaltati dalla prima scossa, di tubi dell’acqua tranciati. Addirittura l’anomalia della corrente elettrica in alcune zone che è rimasta pur essendo andati giù i contatori.

Oltre ovviamente alle crepe sui muri. Gli immobili, insomma, per lo più hanno fatto il loro lavoro, garantendo l’incolumità delle persone. Ma la gran parte dovranno essere sottoposti ad interventi strutturali importanti. Per non parlare delle chiese, tutte transennate ed inagibili, come evidenziato dall’arcivescovo Boccardo.

Il torrino di destra della basilica di San Benedetto è visibilmente ruotato, come successo già in passato. Anche le scuole hanno avuto in parte danni, con quella dell’infanzia e l’elementare inagibili. L’anno scolastico inizierà più tardi, in dei moduli prefabbricati. Per la media e la superiore, invece, saranno effettuati subito dei piccoli lavori di messa in sicurezza, ma hanno retto bene (qui l’articolo con le comunicazioni del Comune di Norcia).

San Pellegrino di Norcia

La situazione più critica è nelle frazioni di San Pellegrino di Norcia, Frascaro e Castelluccio, oltre che in località Case Sparse.

Il luogo simbolo, per l’Umbria, di questo terremoto è il campanile della chiesa di San Pellegrino. Pericolante dopo la prima scossa, con l’orologio fermo alle 3.36, è venuto giù il giorno dopo.

L’intero centro abitato è zona rossa. Qui sono crollate delle case, la maggior parte vecchie e non risistemate. Alcuni tetti sono scivolati verso il basso, mentre il corpo di fabbrica è rimasto in piedi.

All’ingresso del paese è stata allestita una tendopoli, Campo San Pellegrino, con una decina di tende, in un campo chiuso da un cancello. Su di esso alcuni bambini si sono divertiti a disegnare dei cartelli. E per esorcizzare la paura c’è anche quello che indica che la sera dalle 21 c’è la “baby dance”.

Sotto le tensostrutture, dove vengono distribuiti i pasti, ci sono decine e decine di volontari e vigili del fuoco. Forse numericamente sono più loro degli stessi abitanti di San Pellegrino. Chi ha casa agibile l’ha aperta a compaesani e parenti.

La solidarietà si respira nell’aria. Da Varese sono arrivati ieri 4 giovani: hanno portato alcuni beni, hanno voluto darsi da fare in prima persona, anche se le istituzioni consigliano di evitare azioni isolate e di mettersi in contatto con la protezione civile.

Poco distante da San Pellegrino c’è Frascaro, anche qui i danni sono stati molti: qui è stata coinvolta la Croce Rossa “per creare sul posto un presidio in grado di accogliere gli anziani bisognosi di assistenza medica” ha spiegato il sindaco. “Mentre nella zona Case Sparse di Norcia, maggiormente colpita dal sisma, sono in corso verifiche sulla stabilità dei terreni al fine di poter installare anche qui, in tutta sicurezza, le tende necessarie”.

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Castelluccio tra polemiche e voglia di ripartire

L’altra zona rossa nel territorio comunale di Norcia è a Castelluccio: il centro storico è transennato ed i danni evidenti hanno riguardato le abitazioni non oggetto di interventi precedenti.

Le altre sembrano aver retto ed è per questo che già dalle prime ore dopo il terremoto alcuni residenti hanno contestato la decisione del Comune di chiudere tutto il centro. Vogliono tornare a casa, tornare alla normalità, già da subito. Ma accanto alle loro abitazioni ce ne sono altre pericolose e prima di riaprire è necessario fare i controlli. Ci vorranno diversi giorni ci spiegano i vigili del fuoco.

I residenti sono preoccupati anche per la situazione del campanile, pericolante. Vorrebbero che le istituzioni si mobilitassero subito per metterlo in sicurezza ed evitare un suo crollo, da qui la promozione anche di appelli pubblici e sui social network. Un primo sopralluogo della Soprintendenza è stato effettuato venerdì. Ma c’è anche da considerare che Castelluccio è quasi isolata sin dalle prime ore.

La statale 685, la Tre Valli, è interrotta al bivio per Norcia e fino al versante marchigiano per i tanti danni subiti. Lo stesso per la provinciale che arriva al Pian Grande ed alla frazione montana. Il Comune, d’accordo con i carabinieri, pensa di riaprire questa strada solo per i residenti ed i mezzi di soccorso dotandoli di un apposito pass. Intanto, sin da mercoledì notte, per arrivare si deve fare un giro piuttosto lungo, passando per le Marche: da Visso proseguendo per Castelsantangelo sul Nera ed il Pian Piccolo.

Le tende sono arrivate soltanto giovedì, mentre acqua e pasti nella giornata di ieri, grazie alla convenzione con un ristorante locale che ha riaperto. Alcuni cittadini polemizzano per i ritardi, anche se l’amministrazione comunale era pronta a trasferire nel capoluogo chi voleva.

Ma i castellucciani non vogliono allontanarsi dalle loro case. Vogliono  rimanere e riaprire subito le attività. Il paese vive di turismo e già ieri sono stati molti i motociclisti che lo hanno raggiunto. Forse ignari della situazione o forse curiosi di vedere con i loro occhi lo stato dei fatti.

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I timori per il turismo ed il problema viabilità

Il turismo, la ripresa delle attività economiche, sembrano essere una delle preoccupazioni principali per gli abitanti della Valnerina. Per lo meno quelli meno colpiti dal terremoto.

Da una parte c’è chi sa di non poter rientrare nella propria casa per diversi mesi almeno, ma dall’altra c’è chi invece vuole ripartire, vuole evitare che i vari centri si spopolino.

Il sisma in Umbria ha una doppia faccia: quella delle tante case inagibili – la cui conta inizierà la settimana prossima – e quella di chi minimizza, di chi vuole far sembrare che vada tutto bene.

La forza della Valnerina è il turismo e mercoledì notte nei vari comuni c’erano migliaia di persone in più, oltre ai residenti: turisti e proprietari di seconde case. Quasi tutti hanno fatto i bagagli e all’alba già erano ripartiti.

Norcia ieri era semideserta. Qualche turista è rimasto, nella città di San Benedetto come nei comuni limitrofi, ma sono pochissimi.

E poi c’è da considerare le vie d’accesso quasi tutte chiuse. I disagi sono non solo per i visitatori, ma soprattutto per i residenti e per le attività economiche della zona. Nessuna si è fermata, ma i mezzi pesanti devono attraversare strade di montagna.

Il problema principale è la chiusura della statale 685 delle Tre Valli Umbre nel tratto tra Borgo Cerreto e Serravalle di Norcia per il danneggiamento di una galleria paramassi. Fonti non ufficiali parlano di una possibile riapertura la prossima settimana.

Chi da Spoleto (ed altri centri dell’Umbria) deve recarsi a Norcia o Cascia (e viceversa) ha poche alternative, tutte scomode o comunque con tempi di percorrenza più lunghi. La principale per raggiungere Norcia è la strada per Preci. L’unica alternativa è per Rocchetta di Cerreto. Chi deve andare a Cascia, invece, oltre a passare per Rocchetta può attraversare Sant’Anatolia di Narco, Caso e Gavelli.

Per non parlare dei collegamenti con le Marche: chiusa la strada di Forca Canapine, per raggiungere Ascoli Piceno si può passare solo da Savelli di Norcia e da Civita di Cascia mentre la Salaria è percorribile con alcuni tratti regolati da semafori e vietati a mezzi pesanti. Una situazione che non può proseguire così a lungo.

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