Terremoto, Caritas dona parrocchie, stalle e container in Valnerina | Gruppo di lavoro per Sant'Eutizio - Tuttoggi

Terremoto, Caritas dona parrocchie, stalle e container in Valnerina | Gruppo di lavoro per Sant’Eutizio

Sara Fratepietro

Terremoto, Caritas dona parrocchie, stalle e container in Valnerina | Gruppo di lavoro per Sant’Eutizio

Claudio Baglioni il 3 febbraio incontra i bambini a Norcia per portare gli aiuti dell'Africa | Lunedì il ministro Franceschini a Norcia ed a Spoleto
Ven, 27/01/2017 - 10:44

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Dopo 5 mesi dal primo tragico terremoto del 24 agosto “siamo ancora in mezzo alle macerie“, ma la Chiesa diocesana di Spoleto – Norcia, quella italiana, le Caritas di varie regioni ed anche di alcuni Paesi europei non hanno smesso un attimo di essere accanto alla popolazione, con la semplice presenza, con aiuti economici, con la donazione di strutture o con sostegni di tipo concreto alle attività economiche. A fare un punto della situazione è stato l’arcivescovo di Spoleto – Norcia, monsignor Renato Boccardo, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e giorno in cui ricorre l’anniversario della sua ordinazione sacerdotale (avvenuta 13 anni fa).

Arrivano 5 “centri di comunità” in Valnerina

Il terremoto, ha ricordato il presule, è stato devastante per il territorio, chiese comprese. “Dopo il 24 agosto è stato fatto un censimento dei beni culturali di proprietà della Diocesi danneggiati, ed erano 182. Con le scosse del 26 e del 30 ottobre se ne sono aggiunti altri e quelli già danneggiati si sono aggravati o sono stati completamente distrutti”. In tutto si parla oltre 200 edifici attualmente inesistenti, gravissimamente danneggiati o meno, tutti comunque inagibili. La situazione peggiore riguarda la Valnerina, ma anche Spoleto non è stata risparmiata (qui l’articolo sulla situazione delle chiese a Spoleto). “In tutto il Comune di Norcia, così come in quello di Preci ed in buona parte di quello di Cascia non c’è una chiesa utilizzabile. Non ci sono più chiese, ma nemmeno luoghi di incontro per la vita sociale, al di là delle piazze”. E così, sul modello del Centro Caritas di Preci, costruito dopo il sisma del 1997 e che ha resistito alle scosse del 2016, fungendo anche da centro di accoglienza per la popolazione sfollata, arriveranno 5 strutture in tutta la Valnerina, donate da varie Caritas. I “Centri di comunità” fungeranno quindi da parrocchie, per la celebrazione delle messe ma anche per l’attività sociale e saranno realizzate in cemento armato e legno, ad un piano. Una struttura, donata dalle Caritas del Triveneto, sorgerà a Norcia (inizio dei lavori previsto entro una decina di giorni, il termine in 3 mesi), nella zona della Madonna delle Grazie. Un altro edificio prefabbricato sorgerà a Campi, a servizio anche di Ancarano, grazie alle Caritas di Mantova e Como. La Caritas della Campania finanzierà invece il centro a Cascia, mentre quello della Sardegna nella frazione di Avendita. Infine la Caritas dell’Austria sarà promotrice del centro di comunità di Cerreto di Spoleto, a posto della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (qui il video della messa in sicurezza da parte dei vigili del fuoco).

Caritas al fianco della popolazione e degli allevatori

Il ruolo delle Caritas, però, non si esaurisce soltanto con la costruzione di edifici. L’arcivescovo Renato Boccardo dal primo momento è stato vicino alla popolazione della Valnerina, frazione per frazione, e con lui la Caritas diocesana, soprattutto nei primi istanti dopo il 30 ottobre, quando la gente si sentiva abbandonata. Ed un aiuto concreto hanno cercato di darlo anche altre Caritas italiane ed estere. Come quelle del Triveneto che stanno sostenendo allevatori ed agricoltori di Norcia, grazie anche alla donazione di stalle prefabbricate. Mentre la Caritas svizzera si sta impegnando per sostenere la ripresa delle attività economiche. Tra le donazioni ci sono state quelle di container per far ripartire le produzioni di formaggio, salumi e zafferano. “L’opera della Caritas – ha precisato monsignor Boccardo – è di supporto, anche per anticipare un po’ i tempi, laddove è possibile, e non sostituisce l’attività del Governo e delle istituzioni, né è in concorrenza con esse. La carità non sostituisce la giustizia, c’è una convergenza sulle urgenze”. L’arcivescovo ha elogiato “le iniziative di solidarietà fiorite in tutta Italia e fuori, accanto all’opera meravigliosa che stanno facendo i vigili del fuoco, così come la protezione civile, la Soprintendenza”. Non solo per la messa in sicurezza degli edifici, ma anche per l’aiuto alla popolazione, come il semplice recupero di beni dalle case danneggiate.

Quanto invece agli interventi sulle chiese, il presule ha ricordato l’enorme gabbia montata a San Benedetto, poi l’intervento sul campanile e la copertura con teli di Santa Maria Argentea, così come a Campi, dove è stato messo in sicurezza l’unico pezzo di parete rimasto in piedi. Il problema per la messa in sicurezza, però, ha spiegato Boccardo, è dato dal costo elevatissimo delle gru, con la Regione Umbria che se ne è fatta carico fino a qualche giorno fa.

Un gruppo di lavoro per salvare Sant’Eutizio

Ma non c’è solo Norcia, e la basilica di San Benedetto sulla quale è focalizzata l’attenzione a livello internazionale, su cui intervenire. L’arcivescovo lo ha detto chiaro e tondo: “La basilica di San Benedetto è l’icona del territorio, ma da un punto di vista storico, culturale e religioso Sant’Eutizio è più importante, qui c’è stato l’inizio della vita cenobitica del territorio“. Da cui lo stesso San Benedetto avrebbe preso spunto per fondare il suo ordine, sull’esempio dei monaci Spes ed Eutizio. Martedì, quindi, si è tenuto un incontro a Perugia, alla presenza dello stesso Boccardo, per dare il via alla creazione di un gruppo di lavoro per salvare l’abbazia di Sant’Eutizio, dove la montagna sovrastante (che ospitava il cimitero ed il campanile) è franata, travolgendo un terzo della stessa chiesa. “La priorità – ha detto il vescovo – è la messa in sicurezza, ma prima bisogna fermare la montagna”. Il cimitero, dopo il recupero di varie bare venute alla luce per colpa del sisma, verrà spostato. Ci sono comunque parti del monastero salve e l’intento è quello di studiare un intervento di recupero. Sarà ora il gruppo di lavoro a capire i tempi di intervento ed i costi.

Lunedì arriva il ministro Franceschini, venerdì Claudio Baglioni

Sul territorio si mantiene comunque costante l’attenzione delle istituzioni, ma anche dell’intero popolo italiano. E se alcune opere danneggiate dal sisma saranno restaurate gratuitamente dai Musei Vaticani, tornando in futuro al proprio posto, a vedere di persona la situazione arriverà lunedì 30 gennaio il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini. Il titolare del Mibact si recherà prima a Norcia e quindi a Spoleto, al deposito di beni culturali di Santo Chiodo che ospita circa 4.000 opere più o meno danneggiate, recuperate da varie parti della Valnerina. Mentre venerdì 3 febbraio a Norcia – ma questa volta in visita ai bambini – arriverà Claudio Baglioni, cantante profondamente legato a questo territorio ed in particolar modo a Castelluccio. L’artista, infatti, prima di Natale aveva tenuto un concerto in Vaticano in favore delle popolazioni terremotate e dei bambini africani di Bangui, capitale della Repubblica centrafricana. I fondi verranno utilizzati per la realizzazione di un oratorio a Norcia e di una struttura pediatrica nella cittadina africana. Proprio i bambini di Bangui, nonostante la loro indigenza, hanno promosso una colletta a favore dei bambini di Norcia. Raccogliendo ben 7mila euro. E Baglioni venerdì prossimo sarà nella città di San Benedetto, insieme al segretario generale della Cei monsignor Galantino ed al comandante della Gendarmeria Vaticana, per consegnare ai bimbi nursini i fondi raccolti per loro in Africa.

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