Terni, per l'attore-regista Riccardo Leonelli l'assessore Melasecche è "IT" del teatro Verdi - Tuttoggi

Terni, per l’attore-regista Riccardo Leonelli l’assessore Melasecche è “IT” del teatro Verdi

Redazione

Terni, per l’attore-regista Riccardo Leonelli l’assessore Melasecche è “IT” del teatro Verdi

Polemica tra l'assessore ai Lavori Pubblici e l'artista ternano sulle modalità di restauro del teatro cittadino
Lun, 07/10/2019 - 14:49

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Lo scorso 4 ottobre la giunta comunale ha approvato l’atto con il quale sarà possibile restaurare il teatro Verdi, chiuso ormai da 10 anni. Nel corso degli anni si è a lungo discusso sulle modalità di recupero e, soprattutto, se mantenere l’impianto originario ‘polettiano’, oppure riconvertire la struttura in modo più versatile. Esperti, politici, cittadini, tutti hanno scelto da che parte stare, ma, ora, il dato è tratto. Il progetto pilota votato dalla giunta Latini sembra rivolgersi a questa seconda soluzione di ‘versatilità’, criticata da molti. Tra questi anche l’architetto Paolo Leonelli (esperto in interventi di restauro di teatri, ndr), ma anche dal figlio Riccardo Leonelli, attore e regista affermato che è stato apostrofato dall’assessore Enrico Melasecche per “aver difeso il papà”.

Il popolare attore ternano, che notoriamente non ha mai nascosto la sua ‘avversione’ per la precedente amministrazione di sinistra e non ha mai avuto peli sulla lingua, è intervenuto con una dichiarazione, tramite social, nella quale si rivolge allo stesso assessore appellandolo umoristicamente “IT”.

Proponiamo di seguito le considerazioni di Riccardo Leonelli.

RISPONDO A IT.

Bene, parliamone.
Anzitutto vorrei far notare all’Onorevole Assessore Melasecche (che per praticità da questo momento in poi definirò IT, visto quanto gli piace scherzare, non certo per una somiglianza fisica) che la frase “Mi spiace che il figlio segua le orme paterne per ragioni palesemente di famiglia” è scorretta per tre ragioni:
1. Proprio per evitare quel conflitto d’interesse che IT evoca, finora sono rimasto fuori da ogni discussione e ho evitato “intenzionalmente” di intervenire. L’ho fatto proprio per rispetto nei confronti di mio padre e per evitare conflitti d’interesse. Se avessi voluto inserirmi in questo delirio per “difendere il papà” lo avrei fatto molto prima. Tuttavia, quando è troppo è troppo.
2. Il motivo che mi spinge ad intervenire, caro IT, è la difesa del buon gusto, dell’estetica, della logica e della razionalità. Spiegherò poi perché.
3. Quell’avverbio “palesemente” che IT usa nella frase di cui sopra si trova nel posto sbagliato, quindi la frase è scorretta anche in italiano.

Dopo una digressione sulla storia del recupero del Verdi, l’attore pone la questione centrale del problema non prima di  aver precisato la sua avversione alla precedente amministrazione e di parlare libero da interessi politici:Se esiste un vincolo da parte della Soprintendenza è in sintesi quello di “mettere a norma il Verdi così com’era dopo la guerra (progetto Leoni) senza stravolgere: pronao ingresso, foyer e soprastanti locali di intrattenimento”. Sintetizzo per praticità, ma è questo ciò che dice il vincolo.
È giusto? IT mi corregga se sbaglio.
Se esiste questo vincolo (poco chiaro, tra l’altro, ma andiamo oltre) non si può rifare il Poletti. E questo è un fatto. Ma se esiste questo vincolo non si può fare nemmeno il Nuovo Verdi (che da questo momento in poi per praticità definirò THE SHIT, che è una via di mezzo tra gli SCI che si usano in pista e la parola inglese che definisce quell’altra cosa).
È giusto? O sono io che ragiono in modo obsoleto, insensato e oscurantista?
Se c’è un vincolo della Soprintendenza che “impedisce” di mettere le mani sull’attuale Verdi ex gestione Lucioli, allora il Verdi non si può stravolgere né rifacendolo come Poletti, né rinnovandolo come ‘altro’.
Se invece IT (e chi per e insieme a lui) è riuscito a far approvare dalla Giunta l’atto che inserisce una gradonata – o pista da sci come la definisce intelligentemente Giampiero Raspetti (direttore della rivista LaPagina e vivace intellettuale, ndr) – che taglia in diagonale platea e palchetti, sfido chiunque a dire che il vincolo della Soprintendenza sia stato rispettato. Se esiste il teatro deve esistere necessariamente anche una modifica al suddetto vincolo! E se è stata fatta una modifica al vincolo per approvare l’atto, si può fare una modifica al vincolo anche per costruire THE NEW POLETTI. Anzi POLETTY con la Y, che fa più contemporaneo. Oppure questo vincolo è solo una scusa da dare in pasto all’opinione pubblica per fare altro? A che gioco giochiamo?
Vogliamo parlare dei vantaggi e degli svantaggi pratici? Parliamone.

Dopo aver sostenuto gli svantaggi del nuovo progetto, a iniziare dalla diminuizione dei posti disponibili, alla inutilità di un ‘miniteatro’ fotocopia del Secci, Leonelli conclude: “il Teatro è per sua natura un luogo di fascino e bellezza. È un posto dove alla gente è consentito sognare, vivere una realtà “altra” rispetto a quella quotidiana che – troppo spesso – opprime con le sue tristezze e i suoi squallori. Un Teatro all’italiana come il Poletti permette alla gente che varca la soglia della sala di elevarsi, entrando in un luogo in cui assistere ad un classico come Shakespeare o a testi contemporanei come Paravidino o Pinter. Perché la bellezza vera è bellezza universale. Perché uno spazio valido, suggestivo, incantevole e coerente con ciò che si va a rappresentare (il Teatro) non è un’opinione. È sotto gli occhi di tutti”.

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