di Ada Spadoni Urbani (*)
La proposta “rifondatrice” di tassare di un euro ogni pernottamento che i turisti effettuano a Perugia, mi sembra un danno per il turismo ed una beffa che non porterà risorse sufficienti a risolvere i problemi di questo settore.Il danno è, ovviamente, di immagine e potrebbe indurre a far saltare il già incerto flusso turistico verso il capoluogo e la nostra intera Regione. Certi “balzelli” diventano, agli occhi della gente, come le multe che alcuni comuni cercano di appioppare agli automobilisti di passaggio, piazzando gli autovelox in modo quantomeno discutibile. Ce li vedo già i titoli di certi giornali: “Dormire a Perugia ? Costa un euro in più che altrove”. A mio avviso sarebbe meglio soprassedere con certe proposte che sembrano aver trovato l'assenso anche dei più moderati comunisti del partito democratico. I dati però parlano chiaro: la permanenza dei turisti italiani (la grande maggioranza di quelli che raggiungono Perugia e l'Umbria) è poco più di una notte a testa; gli stranieri arrivano in media a tre pernottamenti. Dal punto di vista economico dovremmo inventarci offerte a minor costo piuttosto che tassare una presenza che deve invece crescere. La beffa sarebbe il sottotitolo di eventuali giornali, dopo l'approvazione della tassa: “Amministratori incapaci di risparmiare altrove spremono il turista”. Come dire: ma davvero con qualche centinaia di migliaia di euro si pensa di risolvere i problemi della nostra offerta turistica? Credo, per esempio, che sarebbe necessario riqualificare le strutture alberghiere (umbre e non solo perugine) per portarle su standard davvero europei. So che siamo in fondo alle classifiche del turismo giovanile anche perché manca una offerta adatta a questo target (ostelli e alberghi per la gioventù). La Regione, poi, dovrebbe interagire con l'Enit, l'agenzia nazionale per il turismo, per pubblicizzare all'estero l'Umbria, creando anche sistemi turistici locali, assieme a soggetti privati.Con l'introito di questa tassa il comune di Perugia non raggiungerà nessuno di questi obiettivi. Tagliando qualche consulenza o qualche spesa di rappresentanza la regione potrebbe fare di più. Spero almeno che, prima di deliberare, si coinvolga chi di turismo vive e il turismo conosce.
(*) Senatrice PdL