Tabacco, il grido dei lavoratori altotiberini "Salvate filiera e 2500 posti" - Tuttoggi

Tabacco, il grido dei lavoratori altotiberini “Salvate filiera e 2500 posti”

Redazione

Tabacco, il grido dei lavoratori altotiberini “Salvate filiera e 2500 posti”

Ven, 14/01/2022 - 17:09

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Presentato un manifesto durante l'assemblea aziendale alla TTI di Cerbara (Città di Castello), Jti vorrebbe spostare la lavorazione del tabacco a Bastia Umbra “Rischiamo di essere liquidati senza una reale motivazione dalla multinazionale"

Questa mattina (14 gennaio), durante l’assemblea aziendale generale dei lavoratori della filiera tabacchicola altotiberino allo stabilimento TTI (Trasformatori Tabacco Italia) di Cerbara (Città di Castello), è stato presentato alla stampa un manifesto per mettere ancora di più sotto i riflettori le problematiche attuali di tutto il comparto.

La situazione attuale, se la lavorazione si sposta a Bastia…

La filiera tabacchicola dell’Altotevere conta un’incidenza occupazionale di circa 2.500 unità. Le recenti dichiarazioni di JTI (Japan Tobacco International) di spostare, dalla prossima campagna produttiva, la lavorazione del tabacco greggio presso lo stabilimento di Bastia Umbra ha destato da subito forti preoccupazioni, non solo ai circa 300 dipendenti assunti dalla cooperativa agricola di trasformazione “TTI”, ma a tutta la filiera la quale, per un evidente effetto domino, entrerebbe in crisi nella sua interezza.

“Rischiamo di essere liquidati senza una valida motivazione”

Tutti i componenti di questa filiera si sono sempre distinti per le loro capacità professionali negli ultimi 10 anni, tanto che sono stati definiti la “vetrina nel mondo” della multinazionale. “Ad oggi però – si legge nel loro manifesto – rischiamo di essere liquidati senza una reale e valida motivazione, se non quella meramente economica che la multinazionale, evidentemente, insegue. Non comprendiamo neanche come si possa parlare di costi eccessivi, laddove ogni costo di trasformazione e di struttura è sempre stato condiviso ed approvato dalla multinazionale stessa. Anche i costi di ritiro del tabacco greggio ci risultano essere sempre stati concordati con il cliente“.

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L’unico dato di fatto è che con la cooperativa agricola di trasformazione “TTI”, dal 2011, lavoratori e lavoratrici hanno sempre lavorato da novembre a giugno in stabilimento e da giugno ad ottobre in campagna o presso i centri di cura, con la garanzia di poter percepire uno stipendio tutto l’anno, “utile per la sopravvivenza e la dignità nostra e delle nostre famiglie. Se chiudesse la trasformazione salterebbe anche tutta l’organizzazione, venendo a mancare oltre 60.000 giornate di lavoro“.

L’appello alle Istituzioni

A noi lavoratori sembrano assurde e incoerenti certe decisioni, che vanno esattamente in direzione opposta rispetto a quella di incrementare il lavoro e ridurre le forme di assistenza. Per questo motivo siamo veramente preoccupati per il nostro futuro lavorativo: confidiamo, pertanto, nell’intervento immediato delle Istituzioni, che sollecitiamo con forza, affinché le stesse si facciano carico della situazione e trovino una soluzione per mantenere il processo produttivo nel TTI e, di conseguenza, preservare tutti posti di lavoro”.

Le parole di Luca Secondi “Siamo molto preoccupati”

Siamo molto preoccupati per il futuro della tabacchicoltura dell’Altoevere e saremo in prima linea al fianco di lavoratori e aziende per difendere dignità e futuro delle nostre comunità – ha detto il sindaco tifernate Luca Secondi, stamattina, nella sede della TTI di fronte a tutti i primi cittadini del comprensorio – E’ necessario che il governo nazionale tuteli gli investimenti delle aziende e la condizione delle famiglie dei lavoratori, prevedendo anche finanziamenti indispensabili alla tenuta economica del territorio. La filiera tabacchicola dell’Altotevere deve poter contare sulla certezza dei prezzi riconosciuti ai produttori e sul mantenimento dei livelli occupazionali. E’ venuto il momento che gli esponenti politici nazionali diano seguito ad atti concreti a difesa della tabacchicoltura altotiberina di cui finora non si è vista traccia”.

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