Sposini vs Rai, 10 milioni di danni dopo malore

Sposini vs Rai, appello per 10 milioni di danni

Redazione

Sposini vs Rai, appello per 10 milioni di danni

Il popolare conduttore umbro impugna la sentenza che aveva assolto da responsabilità Corso Mazzini
Mar, 08/09/2015 - 10:04

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Continua la battaglia di Lamberto Sposini nei confronti della Rai dalla quale pretende 10 milioni di euro quale risarcimento danni per il ritardo con cui sarebbe stato soccorso quel ‘maledetto’ 29 aprile 2011 quando venne colto da emorragia cerebrale poco prima della messa in onda de la ‘Vita in diretta’. La sentenza di primo grado (a firma del giudice monocratico Mariapia Magaldi) ha stabilito che non potevano essere riconosciute responsabilità in capo all’azienda di Corso Mazzini né ai primi soccorritori, ovvero il personale sanitario presente nella sede Rai. Nel dispositivo il giudice scrisse che il ritardo nei soccorsi era da imputare all’arrivo dell’ambulanza del 118.

Sposini, originario di Foligno e che ha una casa a Todi dove trascorre alcuni periodi in estate, non vuole arrendersi e tramite i suoi legali ha impugnato la sentenza. Sarà ora la Corte d’appello di Roma a decidere se la richiesta del popolare giornalista, che chiede 10 milioni di euro quale risarcimento danni, può essere accolta. L’udienza è stata fissata per il 5 luglio 2016 quando in aula compariranno la moglie del conduttore Sabina Donadio (in rappresentanza anche della secondogenita) e la figlia Francesca, ma anche 3 compagnie assicurative citate nel processo di primo grado. La famiglia Sposini sarà difesa dall’avvocato Domenico d’Amati.

I soccorsi – una inchiesta di Panorama ricostruì quanto successo negli studi televisivi. Il medico di turno in Rai arrivò secondo le testimonianze dopo circa un quarto d’ora mentre i colleghi dell’anchorman continuavano a sollecitare il 118 che entrò in via Teulada circa 40’ dopo la prima chiamata di soccorso. A peggiorare la situazione sarebbe stata anche la scelta del primo nosocomio, il Santo Spirito, che però non era attrezzato per affrontare il danno cerebrale. La conseguenza fu il trasferimento al Gemelli dove venne allertata l’equipe del luminare di neurochirurgia Giulio Maira (in passato primario di neurochirurgia all’ospedale di Terni) che, partito per un convegno da tenere a Firenze, tornò su Roma salvando la vita a Sposini.

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