Sperimentale, Spoleto celebra il fascino di Carmen tra corde rosse e altalene d’amore

Sperimentale, Spoleto celebra il fascino di Carmen tra corde rosse e altalene d’amore

Torna dopo 17 anni di assenza l’Opera di Bizet | Regia simbolista di Stefano Monti | Applausi a scena aperta per tutti

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Dice bene Angelo Foletto, giornalista e critico musicale, nella introduzione scritta per il programma di sala della Carmen di Georges Bizet, andata in scena ieri sera, 23 settembre,  al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, “Carmen la zingara…Da quando l’inedita figura femminile tratteggiata nell’omonima novella di Prosper Merimée (1845) fu in musica, Carmen e Carmen sono diventate una sola cosa. Georges Bizet morirà a 37 anni. Tre mesi dopo la prima (3 marzo 1875, all’Opera Comique di Parigi) mentre in Teatro si dava la 33esima recita. Il dopo-Bizet sarà delle false ‘Carmen’ …”.

Non esiste dunque migliore miscela della versione primigenia, una abile commistione teatrale tra un soggetto esotico, ed anche “poco” velatamente erotico, e una vicenda vera. Una musica misuratissima, evocativa per ogni singola situazione di scena, la delizia della scrittura vocale in contrapposizione tra i due protagonisti per cui se Carmen sale di tonalità, Don Josè si appiattisce. Se Carmen canta, Josè balbetta. Sublime!

E nella drammaturgia di scena per la prima volta l’eroina maschia è una proprio una donna e per giunta zingara, impegnata a dimostrare al mondo che non gliene frega niente delle convenzioni e sopratutto di nessuno che non sia chi lei decide di scegliere. Scandalosa, dosa seduzione e spigolosità, va tra sperdute rocce a fare la contrabbandiera, a suo modo è religiosa ma crede nel destino tracciato dalle carte e se ama, è solo con un uomo alla volta. E l’abbandonato saprà il suo destino senza letterine o ambasciate, se lo sentirà dire direttamente in faccia da lei.

In questa lettura dell’Opera di Bizet c’è anche spazio per un simbolismo dell’anima profonda dove sono sedimentate quelle impronte antiche del maschile e del femminile che lottano per dimostrare agli altri, prima ancora che a se stessi chi si sottomette e chi domina.

E Don Josè, con la sua altalenante indecisione tra la mamma che lo aspetta a casa, il decoro della divisa di Dragone e il profumo della pelle di una zingara e per di più sigaraia, alla fine sceglie di “non scegliere” eliminando con la morte violenta l’elemento di disturbo del suo progetto borghese e finto perbenista che in volgare definiremmo “la botte piena e la moglie ubriaca…”

Nella Carmen che torna trionfale a Spoleto dopo 17 anni di assenza, il deus ex machina della nuova messa in scena, uno e trino, risponde al nome di Stefano Monti, regista, scenografo e costumista. Monti non rinuncia ai colori tradizionali dell’immaginario collettivo di una Carmen spagnoleggiante. Ma ci mette del suo e per le scene sceglie sapientemente alcuni fondali del famoso scenografo Georges Wakhewitch (autore peraltro delle scene de Il Console di Gian Carlo Menotti nella versione de La Scala), che risultano perfetti per colori e tratto pittorico ad una dimensione scenica in cui lo spazio è modulato da piani sfalsati e i movimenti assumono l’idea di un mare agitato, come la stessa altalena dondolante presente in scena dall’inizio alla fine suggerisce.

In conferenza stampa Monti spiega inoltre il significato dell’elemento simbolico dell’altalena che è presente come un un nuovo personaggio non scritto nel libretto. “Ho assunto l’elemento (e non oggetto) dell’altalena come simbolo di un tempo sospeso e di pendolo della storia teatrale e umana…Elemento di sospensione fra il mondo degli umani e l’aspirazione ad altro oltre il sé”.

Ma a nostro parere l’elemento simbolico, forse involontario, ma in ogni caso più riuscito sopratutto nel primo atto, quando Carmen viene arrestata per una rissa alla manifattura dei sigari, è l’uso di una spessa corda rossa che da simbolo della privazione di libertà per Carmen diventa in una frazione di secondo la schiavitù senziente di Don Josè.
La stessa corda rossa con cui ogni cosa è appesa al soffitto, altalena inclusa.

Per qualcuno un utile oggetto di scena che risolve le situazioni, come quando la stessa viene usata come transenna per il popolino eccitato dalla Corrida, e che per altri, anche in quel caso, assurge a simbolo del confine tra ragione e sentimento.

Il tutto si svolge in una luce crepuscolare, mai distinta, che se nell’atto secondo (l’Osteria di Lillas Pastia) e nell’atto terzo (un luogo roccioso e selvaggio di notte) ha motivo di essere, nel primo e quarto atto invece (una piazza di Siviglia come sinossi vuole) risulta essere una cosa poco decifrabile, se non in una lettura alla Blade Runner del luogo in cui si svolgono le vicende di Carmen.

Se nel primo atto abbiamo temuto per il prosieguo dell’opera spoletina, a causa di una incertezza diffusa della piazza sivigliana, nei passaggi successivi invece il risveglio corale è stato concreto e piacevole. La qualcosa ha inevitabilmente influito anche sui protagonisti che da un punto di vista del recitato non sono andati oltre le classiche impostazioni sceniche del cantante tradizionale.
Ma la Carmen non è un’opera facile e non va mai dimenticato che i cantanti sono tutti giovanissimi vincitori del Concorso Europeo e quindi con una esperienza ridotta. La stessa opera “prima” della Stagione va intesa come saggio finale e quindi non si può che apprezzare lo sforzo di tutti.

Chi non ha tremato mai davanti alla monumentalità dell’Opera di Bizet è il direttore d’Orchestra Laurent Campellone con la sua Orchestra O.T.Li.S., magnifici sin dalle prime note dell’overture, di una ariosità commovente. Campellone è travolgente con una direzione al limite dell’impresa atletica (alla fine sembrerà che abbia fatto il bagno vestito), mentre all’Orchestra è chiesto uno sforzo non minore di concentrazione sulla partitura, se è vero che alle prove della prima rappresentazione del 1874 i membri dell’orchestra dell’Opéra-Comique dichiararono la partitura non eseguibile.

In vero la musica di Bizet è fascinosa quanto la stessa storia di Carmen e lo è in forza delle tante arie e dei tanti cambi di registro che segnano o sottolineano i passaggi della storia. Il Direttore Artistico del Lirico, il M° Michelangelo Zurletti, in conferenza stampa ha magnificato, non a torto, la perfezione assoluta dell’aria Mêlons!, Coupons! il Terzetto “delle carte” di Frasquita, Mercedes, Carmen, contenente l’arioso di Carmen. Perfetto quello di Spoleto.

Questo il Cast della replica andata in scena il 23 settembre:
Carmen- Mariangela Marini
Don José-Ivaylo Mihaylov
Escamillo- Giulio Boschetti
Micaëla- Giulia Mazzola
Morales-Paolo Ciavarelli
Zuniga- Giordano Farina
Mercedes-Noemi Umani
Frasquita -Sara Intagliata
Le Dancaïre- Luca Micheli
Le Remendado- Alessandro Fiocchetti.

Tutti i cantanti hanno mostrato qualità vocali notevoli e interpretazioni molto personali del personaggio assegnato. In ogni caso un pregio. Alcuni di loro, come Mariangela Marini, Giulio Boschetti, Ivaylo Mihaylov, Sara Intagliata, Giulia Mazzola, sono dei “senatori” del Lirico Sperimentale avendo vinto il Concorso Europeo precedentemente al 2017.
Ma proprio perchè i cast in scena sono 3, uno per ogni esecuzione in programma nella 71^ Stagione, solo nel caso dell’Opera “prima” non sembra utile aggiungere altro.
Bravissimi e briosi i bambini del Coro delle Voci Bianche del Lirico Sperimentale e il Coro del Lirico, entrambi diretti dall’infaticabile M° Mauro Presazzi che ha amalgamato il tutto in maniera sapiente.

Come alla Prima del 22 scorso, anche per lo spettacolo del 23 settembre, applausi a scena aperta e molte chiamate in scena da parte di un Teatro Nuovo pieno fino al Loggione. Molti gli spettatori giunti da ogni parte dell’Umbria e sopratutto da fuori regione. Il segno promettente di una maggiore attenzione per l’opera instancabile del Lirico Sperimentale, una splendida realtà di ricerca, sperimentazione e anche attenzione amorevole della classicità che fa onore a Spoleto e all’Umbria.

Ultima replica spoletina questo pomeriggio alle 17,00

Di seguito il programma della Rassegna Regionale:

Perugia, Teatro Morlacchi, lunedì 25 e martedì 26 settembre ore 20.30

Assisi, Teatro Lyrick, mercoledì 27 settembre ore 20.30

Città di Castello, Teatro degli Illuminati, giovedì 28 settembre ore 20.30

Todi, Teatro Comunale, venerdì 29 settembre ore 20.30

Orvieto, Teatro Mancinelli, sabato 30 settembre ore 20.30

 

Riproduzione riservata

Foto: Tuttoggi,info (Carlo Vantaggioli)

 

 

 

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