Speed check a Perugia | Nessuna autorizzazione senza pattuglia polizia

Speed check a Perugia | Nessuna autorizzazione senza pattuglia polizia

Camicia presenta esposto alla Corte dei Conti | Rilevatori velocità installati per "pura deterrenza"


share

Un esposto alla Corte dei Conti: continua così la safga sull’installazione degli speed check a Perugia, questione già sollevata dal consigliere Camicia alcuni giorni fa. Ora lo stesso consigliere ritorna sull’argomento, sventolando un parere ministeriale, sollevato dopo una richiesta del Prefetto di Bergamo. Parere che vorrebbe gli speed check vuoti senza regolamentazione: solo uno strumento di mera dissuasione, in quanto per funzionare ed essere regolari necessiterebbero della presenza della pattuglia della polizia municipale nelle  vicinanze e ben visibili.

L’installazione a Perugia – Un provvedimento, quello dell’installazione degli speed check a Perugia, che porta la data del 2008: era stato l’Ufficio Tecnico U. O. Mobilità di Palazzo dei Priori a ricevere alcune richieste da parte dei cittadini per l’installazione di alcuni dossi, utili a far moderare la velocità agli automobilisti. Per tale motivo si era deciso, “autonomamente e forse senza concertare l’iniziativa con il Comando della Polizia Urbana” dichiara il consigliere Camicia, “di acquistare come dissuasori di velocità i box speed check“. Tutti rilevatori di velocità che sul comune di Perugia si trovano a Acquaiola, San Martino in Colle, Sant’Enea, Solfagnano, Ponte Pattoli, in Via Antinori,Via San Girolamo, Via del Piano, Strada dei Loggi, sulla strada Olmo-Ellera verso Lacugnano, a Villa Pitignano, San Marco, Ponte d’Oddi, Ponte Felcino, Villa Pitignano, Collestrada, Ramazzano, San Martino in Campo, Via dei Filosofi, Colombella, Castel del Piano. Installazioni che hanno previsto, in base ai documenti in mano al consigliere Camicia, e allegati al suo ordine del giorno, una spesa di oltre 73 mila euro.

Tuttavia non esisterebbe alcuna legge che regolamenti l’installazione degli speed check vuoti. Il caso va fatto risalire a quanto esposto dal Prefetto di Bergamo, Camillo Andreana, il quale avrebbe chiesto un parere specifico al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulla classificazione e sulle possibilità di utilizzo degli speed-check. Parere al quale il Ministero aveva risposto con una “stroncatura”: “i manufatti in oggetto (gli speed-check, ndr ) non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo codice della strada e dal connesso regolamento di attuazione – scrive il direttore generale del ministero Sergio Dondolini -. Dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione”.

Ma c’è di più, dichiara il consigliere. “L’articolo 60 della legge 120 del 29 luglio 2010 – aggiunge il direttore generale – rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione, essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta in attuazione della legge del 2010. L’eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in quanto i manufatti non sarebbero riconducibili ad alcuna delle fattispecie, previste dal regolamento vigente.
Il Ministero ritenne, quindi che gli speed-check non erano né un impianto tecnologico, né un cartello segnaletico, quindi non inquadrabili in alcun modo“. Tant’è che, prosegue il parere, “l’unico impiego consentito è quello che prevede l’installazione al loro interno di misuratori di velocità (ad esempio gli autovelox, ndr) di tipo approvato“, e quindi con una pattuglia di polizia presente e ben visibile sul posto, come già la prefettura aveva chiarito.

Problema di trasparenza – Ecco che il caso si gonfia, in quanto, secondo Camicia, ci sarebbe un problema di trasparenza: “le colonnine arancioni – scrive – hanno senso, secondo il parere governativo, solo quando contengono un autovelox che fa scattare le multe. Non possono essere considerati mera segnaletica e né essere utilizzati come deterrente, facendo credere all’automobilista che contengono qualcosa anche quando non è così. Preso atto che contrariamente il parere del Ministero, a Perugia solo dopo sette anni, il Comando della Polizia Urbana, finalmente coinvolta nell’iniziativa, al fine di regolarizzare l’iniziativa del suo collega, provvedeva a sottoporre l’autovelox in dotazione a modifiche, e solo dopo aver ottenuto la certificazione di collaudo avrebbe iniziato, dopo sette anni a rendere operative le colonnine arancioni, che nel frattempo si erano anche deteriorate, o tolte come quella a San Marco. Tutto ciò premesso, si chiede alla Procura della Corte dei Conti, nel caso lo ritenesse opportuno, verificare quanto sopra descritto, in quanto gli Speed Check sarebbero stati acquistati, dal Dirigente, come semplice deterrente, pur sapendo che il ministero non approva quell’utilizzo, e pertanto che l’acquisto possa configurarsi come un danno erariale, anche in considerazione del fatto che il Comune di Perugia, da anni ha seri problemi di bilancio”.

Immediata la risposta del comandante della polizia municipale di Perugia, Nicoletta Caponi: “Gentile Consigliere, prendo visione oggi dell’istanza in oggetto e la informo che l’apparecchiatura Autovelox è stata acquistata molti anni fa dal Comune di Perugia e veniva utilizzata per il rilevamento della velocità dei veicoli, montata su un cavalletto a bordo strada. Successivamente è stato acquistato lo strumento denominato tele laser che è stato utilizzato per tale tipo di controlli. Di recente lo strumento autovelox, perfettamente idoneo ad essere posizionato all’interno degli speed check è stato revisionato, come da certificato di conformità che provvederò ad inviarle, datato 25 febbraio 2015, e viene ora utilizzato per la rilevazione della velocità dei veicoli all’interno degli speed check. Per quanto concerne l’installazione degli speed check ed i costi sostenuti si può rivolgere all’Ing. Naldini, che ha seguito la cosa fino al 2014, anno nel quale la gestione di tali apparecchiature è passata alla mia Struttura”.

©Riproduzione riservata

share

Commenti

Stampa