Si apre l'ottocentenario del Transito nel segno di pace e grazia | Foto e video - Tuttoggi.info

Si apre l’ottocentenario del Transito nel segno di pace e grazia | Foto e video

Flavia Pagliochini

Si apre l’ottocentenario del Transito nel segno di pace e grazia | Foto e video

Da oggi e sino al 10 gennaio 2027 anno santo con indulgenza in chiese Francescane e in ogni luogo culto intitolato a San Francesco
Sab, 10/01/2026 - 11:31

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Si è aperto oggi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli l’ultimo e il più grande degli ottocentenari francescani, quello del Transito di San Francesco, memoria degli ultimi momenti terreni del Santo che qui scelse di morire – “nudo sulla nuda terra” – il 3 ottobre del 1226. Il Transito si colloca al culmine del grande cammino giubilare francescano, che ha ripercorso gli ultimi anni della vita del Poverello: dall’approvazione della Regola e il Natale di Greccio (2023), al dono delle Stimmate (2024), alla composizione del Cantico delle Creature (2025). Da oggi e sino al 10 gennaio 2027 ci sarà un anno santo speciale in cui sarà possibile ottenere l’indulgenza in tutte le chiese francescane del mondo e in ogni luogo culto intitolato a San Francesco d’Assisi. (Continua dopo la gallery con le foto della Provincia serafica dei frati minori)

Il saluto del Papa

“Nel ricordare la significativa ricorrenza dell’VIII Centenario del suo Transito, desidero unirmi spiritualmente all’intera Famiglia Francescana e a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative, auspicando che il messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società”. Sono le parole del Papa Leone XIV. “In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura – ancora Leone – egli continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace.La visione francescana della pace non si limita alle relazioni tra gli esseri umani, ma abbraccia l’intero creato. Francesco, che chiama il sole fratello e la luna sorella‣, che riconosce in ogni creatura un riflesso della bellezza divina, ci ricorda che la pace deve estendersi a tutta la famiglia del Creato. Tale intuizione risuona con particolare urgenza nel nostro tempo, quando la casa comune è minacciata e geme sotto lo sfruttamento. La pace con Dio, la pace tra gli uomini e con il Creato sono dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione universale.Cari fratelli, possa l’esempio e l’eredità spirituale di questo Santo, forte nella fede, fermo nella speranza e ardente nella carità operosa verso il prossimo, suscitare in tutti limportanza di confidare nel Signore, di spendersi in una esistenza fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e azione della vita.In questo Anno di grazia, desidero consegnarvi una preghiera affinché San Francesco d’Assisi continui a infondere in tutti noi la perfetta letizia e la concordia”.

La celebrazione e le parole

Alla celebrazione odierna (qui sopra nelle foto delle redazione di Tuttoggi) erano presenti i rappresentanti della Famiglia Francescana: fra Massimo Fusarelli, ministro generale dei Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dei Minori Conventuali, fra Roberto Genuin, ministro generale dei Minori Cappuccini, Tibor Kauser, ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano, ministro generale del Terzo Ordine Regolare insieme a sr Daisy Kalamparamban, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Tor.

Il rito di apertura è stato un ponte simbolico e spirituale tra il centenario del Cantico delle Creature nell’anno appena passato e appunto del transito, riprendendo le ultime due strofe del Cantico dedicate alla riconciliazione e a sorella morte corporale. Protagonisti di questo momento il vescovo, monsignor Domenico Sorrentino e il sindaco Valter Stoppini, in memoria della riconciliazione tra il vescovo e il Podestà di Assisi, cantata da Francesco come profezia di pace. Dopo essere entrati processionalmente nella Basilica portando un cero spento, segno dell’umanità segnata dal conflitto e dalla fragilità, la processione si è recata nella Cappella del Transito dove è stato acceso il cero pasquale, simbolo di Cristo risorto.

Da lì, la luce è stata portata nelle sei stazioni laterali della Basilica, ciascuna affidata a uno dei sei rami della Famiglia Francescana, rappresentati dai nomi succitati; in ciascuna tappa è stato proclamato un testo delle Fonti Francescane o del Vangelo; un breve intervento di un Ministro Generale; un segno simbolico o l’ascolto di una testimonianza, per attualizzare il messaggio francescano nel mondo di oggi.

“Il santo di Assisi, che ci ha ispirato a vivere il Vangelo di Gesù, ha usato le parole iniziali del suo Testamento per riconoscere l’intervento di Dio nella sua vita. È stato il Signore a invitarlo a iniziare un cammino di penitenza – di conversione – con un cuore capace di abbracciare l’umanità sofferente, invece di ignorarla o rifiutarla. […] Anche oggi possiamo riscoprire costantemente la dolcezza dell’anima e del corpo quando siamo misericordiosi, come è misericordioso il Padre nostro”, le parole di Cano (Misericordia)

“Nelle prime linee del Testamento, san Francesco confessa il dono della fede come iniziativa gratuita di Dio e colloca il suo risveglio spirituale nelle “Chiese”, le quali si configurano come un rilevante luogo teologico della sua esperienza credente. Per lui, queste chiese non sono semplici edifici, ma segni sacramentali nei quali può pregare e adorare Cristo […] Aggiungendo “anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero”, san Francesco estende la sua adorazione dal luogo concreto a tutta la Chiesa diffusa nel mondo. Là dove si innalza una chiesa o una croce, egli riconosce un’umile epifania del Mistero e un invito all’adorazione. Così, la preghiera “nella, con e della” Chiesa diventa per Francesco principio ermeneutico della fede e chiamata a rinnovare la nostra vita nello Spirito.”, le parole di Trovarelli (preghiera).

sr. Daisy Kalamparamban, cui è toccata la ‘fraternità’, ha ricordato che “Per Francesco i fratelli sono un dono del Signore, che rivelano a lui stesso il proprio cammino di vita. E il frate ideale viene descritto, in primo luogo, come colui nel quale devono dimorare un amore ardente e un fervido zelo. […] san Francesco ci invita a farci travolgere dal Cristo, ad entrare in relazione con Lui in una molteplicità di rapporti interpersonali e che ci insegna che la vera ricchezza si trova nell’amore, nella condivisione e nella gratitudine per il dono della vita fraterna. Il suo esempio ci aiuta a guardare il mondo con occhi nuovi, riconoscendo in ogni creatura il riflesso di un amore più grande e a riscoprire la fratellanza universale e a vivere in armonia con tutti”.

A Kauser è toccato il lavoro, che “è un dono, lavorare è una grazia. […] dobbiamo fare tutto ciò che aiuta ogni uomo ad avere un lavoro […] perché “con il lavoro, l’uomo provvede abitualmente al sostentamento proprio e dei suoi familiari, comunica con gli altri, rende un servizio agli uomini suoi fratelli e può praticare una vera carità e collaborare attivamente al completamento della divina creazione””. Genuin ha invece sottolineato il tema della pace: “Nel Testamento, Francesco ricorda la missione ricevuta dal Signore: 23 «Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: ‘il Signore ti dia pace’». È molto più di un augurio o un modo formale di saluto, è un programma di vita e impegno di evangelizzazione. […] La chiave per costruire la pace (è) il coraggio del perdono, della riconciliazione, della misericordia. Francesco è portatore di un dono che viene dall’alto, dal Signore, ed egli è consapevole di esserne il tramite. Impariamo anche noi ad essere operatori e portatori di pace soprattutto quando occorre il coraggio evangelico dell’apparente inutilità”.

Ultimo Fusarelli con Benedizione, che è “il testamento spirituale che Francesco ci consegna. Pensando al suo modo di benedire, la parola a noi più familiare è quella rivolta a frate Leone: “Il Signore mostri a te il suo volto e ti dia pace”. La benedizione – dire il bene per affermarlo e farlo fruttificare – è un dono dall’alto che chiede di diventare carne attraverso la pratica del bene. Il primato del bene è al centro della visione francescana della vita. Il nostro mondo, agli occhi di Dio, è buono. Tale ottimismo antropologico e creazionale non alimenta una posizione ingenua di fronte alle ombre, ma ci inserisce nella vita in forma più piena e ci invita a far emergere il bene proprio di ogni creatura. Francesco riconosce nella benedizione la presenza stessa di Dio, che è il Bene, tutto il Bene, il Sommo Bene. In questo anno centenario, accogliamo la benedizione di Francesco come invito a diventare noi stessi benedizione per il mondo”.

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