Quando la moto fa “brum brum” e il cervello “Din Don Dan” | Rievocazione Circuito Città di Spoleto, “Vavavuma”! - Tuttoggi

Quando la moto fa “brum brum” e il cervello “Din Don Dan” | Rievocazione Circuito Città di Spoleto, “Vavavuma”!

Carlo Vantaggioli

Quando la moto fa “brum brum” e il cervello “Din Don Dan” | Rievocazione Circuito Città di Spoleto, “Vavavuma”!

Sab, 13/08/2022 - 08:10

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Chi ha organizzato la manifestazione ha scritto a tutti i giornali la sua incazzatura feroce per la mancata autorizzazione. Poi ci ripensa

Per quanto ne sappiamo sembra che non esista una connessione logica, nemmeno ipotizzabile con teorie della fisica quantistica, che metta in relazione il rumore di una moto accesa con lo scampanellio felice di certi cervelli ormai leniti dal dolore e dagli affanni quotidiani. Uno stato di grazia a metà tra la lobotomizzazione e l’inconsapevolezza, tipo quella da uso di sostanze allegre.

Il Circuito negato o “annegato”

Tutto accade un bel giorno, quando si volle rievocare una manifestazione storica spoletina che grossa parte dei cittadini ricorda con commozione e grande partecipazione: il celebre Circuito Città di Spoleto.

Chi scrive non dimenticherà mai le tifoserie dell’epoca d’oro, per questo e quel pilota, tra i quali non possiamo non citare il famoso Amedeo Marcelli su Aermacchi, eroe imbattuto della nostra gioventù a cavallo tra i ’60 e i ’70. Ci venivano da tutte le parti dell’Umbria a vedere il circuito spoletino, sorta di Montecarlo motoristica in salsa agreste, con tanto di forconi per aggiustare le indimenticate balle di paglia di sicurezza, muri fascinosi e inspiegabili per bambini increduli, come eravamo. Ed il sibilo impossibile ai Box (che all’epoca si trovavano al Campo Boario, dove oggi c’è la Vus e lo Sportello del Cittadino).dei motori a due tempi o i 4 cilindri cupi come aeroplani da bombardamento a bassa quota.

Sciatteria e malintesi

Accade invece che, nella progressione della sciatteria generale e del collasso neuronale di chi dovrebbe amare certe cose e non occuparsene un tanto al chilo, per quanto riguarda la tanto attesa edizione 2022 ( dopo due anni di stop pandemico), nulla si è potuto fare per salvarla dalla cancellazione a causa di un “malinteso” burocratico. (Qui di seguito tutta la vicenda).

Moto, non arriva l’ok dal Comune: salta il Circuito storico di Sp

Moto storiche, il pasticcio della domanda che ha fatto saltare la rievocazione 2022

Avete letto bene: la solita carta non presentata, o la virgola dal “sen fuggita”, o il timbro che manca e magari un bollo che non bolle. E via elencando i rami della malapianta burocratica che ammorba l’Italia.

Alla cronaca può interessare il solito gioco del “chi è il colpevole”. Mentre a chi scrive importa, e molto, di come sia possibile da parte di chi ha organizzato la manifestazione scrivere a tutti i giornali la sua incazzatura feroce per la mancanza di risposta del Comune alla domanda di autorizzazione, salvo poi ammettere con un comunicato successivo che la domanda non c’era o era incompleta (fate voi tanto che importa a questo punto…).

E la cosa anche più esilarante è che la dichiarazione in tal senso viene “suggerita” in maniera democratica e quasi benedetta, da una autorità politica, che richiama all’ordine il gruppazzo di motociclettieri scapigliati che evidentemente non si sono capiti.

Gli saranno andati i capelli negli occhi si vede. Ah, velocità malandrina!

Mentre i motoristi erano intenti a sfrollare con la manetta del gas, il cervello deve aver reagito con una sorta di produzione eccessiva di dopamina che ha trasformato quel rumore infernale in un celestiale din don dan. Ed eccoti servito il nirvana autorizzativo, ergo niente carta bollata al comune. Che ovviamente non gliene può fregare di meno se tu non la presenti, anzi, meno rotture di scatole e balle di paglia in giro per la città. Del resto noi viviamo tutto l’anno. Ultimamente solo di stenti, ma tant’è!

E come si conviene scatta subito la polemica politica, tirando in ballo i giornali. Anzi, o meno male, che ancora non c’è stato qualche buontempone dei soliti che ha addossato alla stampa la responsabiltà di qualche titolo urlato.

L’urlo…e il bastone

In verità occorrerebbe anche il bastone per farla completa. Ricordiamo ai nostri lettori che nel lontano Tibet, tra le comunità monastiche colà presenti, esiste una tecnica molto seria e dettagliata ad uso di chi si abbandona troppo alla meditazione, arrivando alla fuoriuscita dal proprio corpo. Si definisce tecnica dell’urlo e del bastone. Al monaco, o Bonzo che sia, immerso in meditazione da troppo tempo e dunque a rischio di non ritorno, ii confratelli che sorvegliano prima urlano con tutta la forza possibile per un rapido risveglio. E qualora la cosa non sia sufficiente lo si colpisce con il bastone in più punti.

Ti resta il livido a memoria futura ma almeno torni in te e puoi servire ancora la causa dei tuoi confratelli monaci.

Ecco, cari motociclettieri “sfrollanti”, e cari politici “sorveglianti, mandriani” delle praterie rinsecchite della valle spoletana, al prossimo giro se la massa cerebrale ricomincia a suonare il din don dan su qualunque cosa, tenete a mente il Tibet.

E’ pur sempre un paese fratello e non violento. Vi si dice per il vostro bene del resto: “Ehi Gringo, la macchina, vavavuma”.

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