Scuola, "Storia di un impiegato" da 30 nell'istruzione / "Una vita da precario" - Tuttoggi

Scuola, “Storia di un impiegato” da 30 nell’istruzione / “Una vita da precario”

Luca Battaglini

Scuola, “Storia di un impiegato” da 30 nell’istruzione / “Una vita da precario”

Ven, 18/07/2014 - 13:25

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Scuola, “Storia di un impiegato” da 30 nell’istruzione / “Una vita da precario”

Anche quest’anno in Italia, nel periodo di giugno, è arrivato per le scuole e tutti gli studenti, chi prima e chi dopo, lo squillo dell’ultima campanella dell’anno scolastico.
Ma non tutti accolgono con gioia l’ultimo giorno di scuola. No non stiamo parlando dei maturandi, con buona pace per loro; stiamo parlando dell’orda di 140 mila insegnanti precari, che puntualmente, a fine anno, vengono licenziati.
La stessa sorte è toccata ad Adriano Bernardini, vulcanico docente di musica che per il trentesimo anno consecutivo (avete letto bene, da trent’anni precario) si è visto porre fine per l’ennima volta al suo contratto, dalla scuola dove prestava servizio.
Stanco della situazione, il professore da un po’ di tempo a questa parte sta cercando di far sentire la sua voce tramite i Social Network ed i mezzi di informazione. Anche TO ha voluto dedicargli uno spazio dove poter far conoscere a tutti l’assurda situazione in cui si trova lui, come migliaia di precari in tutta Italia:

“La storia che vi sto per raccontare ha avuto inizio nell’estate del ’84. Quell’estate mi diplomai, e già a novembre entrai ad insegnare musica in una scuola di Rieti. Ero giovanissimo, avevo vent’anni. Nel 90′ passai il concorso di abilitazione, presi 40/40, per ricevere punti al fine di entrare in graduatoria. Nel 91′ dopo sette anni a Rieti passai alla provincia di Terni, dove mi presentai al concorso a cattedre.
A quei tempi la cattedra da insegnante di musica stava a “zero”; mano a mano che si liberava un posto, veniva nominato solitamente il primo in graduatoria.
Inizialmente quarto, diventai primo nel 95′, quando i colleghi meglio classificati di me riuscirono a prendere un posto. Ecco, dal 95′ ad oggi la situazione è rimasta invariata. In tutti questi anni non ho potuto fare altro che aspettare che si liberasse un posto o che un decreto ministeriale mi potesse permettere di passare di livello. Ma non è accaduto, anzi tutt’altro; sono arrivati decreti taglia cattedre che hanno dimezzato nel tempo i seggi disponibili.

Esattamente quattro anni fa sono nati i licei musicali. Mi si era aperta una porta. Ma ora viene il bello: nonostante avessi tutte le carte in regola per entrare al liceo, fui messo da parte, e al posto mio entrarono persone senza alcuna esperienza di insegnamento. Vi rendete conto? Anche se avevo l’abilitazione, anche se ero primo in graduatoria, nonostante quasi trent’anni d’esperienza di insegnamento nelle scuole medie e superiori, non riuscii ad entrare a causa di circostanze a dir poco rocambolesche. Furono scelti al posto mio docenti senza abilitazione e senza aver conseguito alcun concorso; l’assurdità del sistema scolastico italiano”.

A questo punto la domanda ci sorge spontanea: Cos’è successo esattamente? Quali circostanze non le permisero di entrare dentro al liceo musicale? Possibile che non fosse stato considerato, nonostante fosse primo in graduatoria? “In realtà inizialmente fui considerato. Al primo anno di liceo ricevetti una chiamata per due ore settimanali, ma dato che diciotto ore già le facevo nelle scuole medie non mi fu data la nomina. Allora decisi di farmi decurtare delle ore dalle medie. Non mi fu permesso. Ancora oggi reputo quella decisione piuttosto strana.
Dopo che non mi fu data la nomina mi recai in provveditorato, dove parlai con il provveditore di allora. Mi disse che anche se già facevo diciotto ore alle medie, avevo tutto il diritto di insegnare al liceo, dato che tral’altro ero l’unico nella graduatoria per il mio strumento, il corno. Ebbene non riuscii ad entrare perché chi di dovere mi avrebbe dovuto nominare non ha voluto prendersi alcuna “responsabilità”. Anche con il benestare del provveditorato”.

Cosa è accaduto in seguito?

“Poi è successo che la scuola musicale ha stilato una nuova graduatoria per i priofessori entrati. Capite cosa voglio dire? Si è creata una situazione in cui chi non aveva alcuna abilitazione e nessuna esperienza, è entrata quattro anni fa al liceo musicale, ad insegnare. Gente che non aveva alcun diritto d’insegnamento e che ora rischia di passare di ruolo! Io con trent’anni di servizio da precario, con l’abilitazione ed il concorso a cattedre conseguito non ho più il punteggio per entrare. Sono stato tagliato fuori!
Ho fatto due ricorsi spendendo quasi 500 euro di avvocato che sono stati aperti e letteralmente buttati nel cestino. Mi hanno totalmente ignorato”.

“Io mi chiedo: possibile che chi si trova nella mia situazione non possa rientrare in una fascia protetta? La cosa che mi spaventa di più è che non sono un caso isolato. Sono tante le persone a Terni che rischiano di arrivare con la pensione da precario!
Dovete sapere che rispetto ad un docente di ruolo lo stipendio di un insegnante precario non cresce mai, rimane sempre al livello base. Da un paio di anni a questa parte poi, non abbiamo più neanche il diritto delle ferie pagate. Vi spiego: a Natale, a Pasqua , a San Valentino e etc. sono obbligato ad andare in ferie. Quando poi a giugno vengo licenziato, quel mese di ferie non mi viene retribuito. Al massimo quattro o cinque giorni! Io sono costretto il primo di luglio a presentarmi alle 6 della mattina davanti all’ufficio del lavoro, a fare la richiesta del sussidio di disoccupazione per il periodo estivo, per tirare avanti”.

“Chi mi conosce – conclude Bernardini – lo sa che tipo sono. Non sono uno che se ne sta con le mani in mano. Mi piace essere attivo e prendere iniziative; nelle scuole dove ho insegnato sono sempre riuscito a far parlare benedi me. Ad esempio quest’ultimo anno con la scuola media De Filis ho tenuto un concerto di natale a radio Galileo. In passato ho fatto spettacoli, faccio serate musicali, ho partecipato al Canta Maggio, ho composto cd, sono una persona molto creativa.
Infine questa è la mia storia, la mia triste storia”.

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