(Perugia) C’è un limite oltre il quale il disagio diventa umiliazione. E quel limite, per l’Associazione dei privi della vista e ipovedenti, sembrava essere stato superato ancora una volta. Dopo mesi trascorsi al freddo per una caldaia rotta, ora la sede si ritrova immersa nell’oscurità perché la corrente elettrica è stata staccata.
Secondo quanto denunciato, l’ACLI Circolo Penna Ricci, intestatario delle utenze elettriche, non avrebbe provveduto al pagamento delle bollette della luce, senza peraltro avvisare preventivamente il presidente dell’ANPVI di Perugia di questa decisione. Un silenzio che pesa come un macigno, soprattutto quando a subirne le conseguenze è un’associazione che rappresenta persone per cui la luce non è un dettaglio, ma un simbolo potentissimo di autonomia, dignità e rispetto.
Lasciare al buio un’associazione di non vedenti e ipovedenti non è solo un disservizio tecnico. È un atto che assume un valore profondamente simbolico e doloroso. Significa interrompere attività, incontri, percorsi di sostegno. Significa rendere ancora più difficile una quotidianità che già richiede impegno, forza e resilienza: soprattutto, non considerare la fragilità di chi dovrebbe invece essere tutelato ( come si evince dall’affermazione della Presidente Annina Botta alla conclusione della telefonata).
Il buio che oggi avvolge quei locali non è solo elettrico. È il buio della mancanza di comunicazione, della mancanza di responsabilità, della mancanza di attenzione verso una realtà associativa che svolge un ruolo sociale fondamentale sul territorio. Se davvero vi era la volontà di non proseguire nel pagamento delle utenze, perché l’ACLI non ha avvisato l’A.N.P.V.I., che era ben disposta a pagare le spese della sede di Via Lucida 10?
E’ quello che ha chiesto la dott.ssa Simona Ambrosio, coordinatrice regionale dell’ A.N.PV.I. in un’accesa telefonata di confronto con Annina Botta, presidentessa provinciale dell’ACLI, che ha giustificato il mancato pagamento con l’assenza di aggiudicazione della sede. La causa di questo comportamento è dunque da ricercare nel contendere dei locali, che vedono le due associazioni, prima assegnatarie congiunte e, dopo la rinuncia dell’ACLI, nuovamente in contesa per vincere il nuovo bando che il Comune ha indetto (dopo aver annullato il precedente, annullamento contestato dall’A.N.P.V.I.) dividendo l’immobile in due lotti, così da assegnare disgiuntamente i locali.
Il colloquio telefonico lascia perplessi sulla risposta della Presidente dell’Acli dove appare evidente la volontà di disinteressarsi a priori delle esigenze dell’Anpvi, mancando anche al dovere morale di avvisarli del futuro distacco che appare quasi un gesto voluto.
Uscita dalla porta, l’ACLI rientra dalla finestra, cercando addirittura di ottenere entrambi i lotti con due consociate diverse, privando così della sede una storica e attiva associazione come l’A.N.P.V.I.
E ‘ quello che ha dichiarato il presidente Giovanni Inguscio che ha speso tempo, energia e denaro per rendere l’immobile funzionale, costruendo per esempio i bagni o ripristinando il locale adibito a cucina, distrutto da un incendio nel luglio del 2024, interventi realizzati senza chiedere contributi a nessuno.
Dopo il freddo patito per una caldaia non funzionante, questa nuova vicenda appare come l’ennesimo colpo inferto a chi chiede solo di poter svolgere le proprie attività in condizioni dignitose. Non si tratta di polemica sterile, ma di “una richiesta chiara di rispetto e responsabilità”.
E se per il riscaldamento qualcosa si sta muovendo, dopo l’incontro con l’assessore Croce che ha preso atto della situazione e si è impegnato per una rapida soluzione, ora l’Anpvi si trova ad affrontare un altro disagio, che non è solo “pratico”. Certe scelte – “o certe non scelte” – raccontano molto più di quanto si voglia ammettere. Questa è una di quelle vicende che si auspica, quanto prima, possa trovare una giusta ed equa fine.

