Restaurato il Cristo Crocifisso di Benedetto da Maiano nella chiesa della Madonna Bianca

Restaurato il Cristo Crocifisso di Benedetto da Maiano nella chiesa della Madonna Bianca

L’intervento eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, domani la presentazione ad Ancarano. Poi sarà in mostra a Spoleto e a Firenze

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Mercoledì 6 marzo alle ore 12 verrà presentato il restauro dell’importante capolavoro della scultura lignea policroma quattrocentesca, intervento eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Direttore Marco Ciatti e restauratore Peter Stiberc, grazie al progetto di recupero delle opere d’arte mobili compromesse dai terremoti del 2016, realizzato in accodo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria all’indomani degli eventi sismici.

L’imponente scultura lignea, già riconosciuta di mano di Benedetto da Maiano da Pietro Toesca, venne prelevata dalla chiesa della Madonna Bianca di Ancarano dopo le terribili scosse di fine ottobre, dalle squadre di pronto intervento composte dai funzionari della Soprintendenza, i Vigili del Fuoco e il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Considerata la sua importanza e il rischio cui era esposta fu uno dei primi spostamenti d’emergenza compiuti a scopo precauzionale, infatti pur se gravemente danneggiata e inagibile la chiesa della Madonna Bianca aveva resistito al crollo e l’opera non aveva subito danni.

Il restauro, affidato dalla Soprintendenza agli stessi restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure che già tra 2010 e 2014 erano intervenuti sull’opera gemella custodita nel Duomo di Firenze, ha previsto l’eliminazione di verniciature sovrammesse alterate, il consolidamento della pellicola pittorica originale e la sua reintegrazione. L’intervento è stato finanziariamente in parte sostenuto dagli organizzatori della mostra Verrocchio il Maestro di Leonardo al fine di rendere possibile la conclusione del restauro in tempi utili per permettere l’esposizione dell’opera alla mostra che si terrà a Palazzo Strozzi e al Museo del Bargello di Firenze dal 9 marzo al 14 luglio prossimi.

A restauro ultimato l’opera verrà così ripresentata ai cittadini di Ancarano all’interno del modulo della comunità dove Sua Eccellenza l’Arcivescovo di Spoleto, Monsignor Renato Boccardo, insieme al parroco Don Luciano Avenati, alle ore 17.00 terrà la celebrazione liturgica del Mercoledì delle Ceneri e la notte si svolgerà una Santa Veglia. Successivamente rimarrà esposta per un mese nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Spoleto, all’interno della Cappella delle Reliquie, dove per tutto il periodo della Quaresima potrà essere ammirata e offerta alla devozione dei fedeli della comunità diocesana di Spoleto – Norcia.

Dal 12 Aprile al 14 luglio verrà invece esposta presso l’importante mostra fiorentina dedicata al Verrocchio, occasione di conoscenza e valorizzazione per la scultura e il territorio di provenienza.

Il santuario della Madonna Bianca appare isolato sull’antico tracciato stradale della Val Castoriana che da Visso conduce a Norcia, in realtà, vicina al borgo di Sant’Angelo, è parte del sistema di insediamenti abitativi tardomedievali pedemontani che punteggiano il territorio della frazione di Ancarano. L’edificio costruito nel corso del Trecento, anche con riuso di alcuni elementi lapidei precedenti e successivamente ampliato e rimaneggiato, subì lesioni per la scossa dell’agosto 2016. Degli edifici che resistettero in piedi a seguito delle due successive scosse di fine ottobre, era tra quelli che destavano maggiore preoccupazione, in particolare per la precaria tenuta del pilastro centrale e del campanile, fu quindi deciso l’immediato prelievo delle importanti opere d’arte contenute all’interno.

Il Crocifisso ligneo, di grande potenza espressiva, sia per i dettagli del volto che per la resa anatomica, era considerato di nobile ascendenza fiorentina sin dai tempi di Pietro Toesca, ma solo dieci anni fa venne riconosciuto quale derivazione autografa dal modello di Benedetto da Maiano realizzato per Santa Maria del Fiore e quindi collocato entro la fase più tarda dello scultore.

Come accaduto per il precedente incarico affidato a Giovanni del Biondo, sembrerebbe che gli abitanti della Val Castoriana, voraci acquirenti sul mercato artistico di Firenze, abbiano con simili committenze desiderato fregiare gli altari delle proprie terre natie con le “riproduzioni” delle più importanti opere fiorentine.

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