“L'adozione di un Regolamento edilizio sostenibile, che abbia come obiettivo la corretta gestione delle risorse naturali e ambientali e la loro salvaguardia, diventa un atto essenziale per un Comune che non ha saputo e voluto definire una pianificazione territoriale contenuta nello sviluppo edificatorio e che ha approvato sostanzialmente un PRG poco sostenibile, sovradimenzionato (per circa 43.000 abitanti) e maldistribuito”.
E' questo l'incipit delle ossevazioni alla Bozza di regolamento edilizio del comune di Spoleto in corso di definizione.
“Ed è proprio per questo che diventa indispensabile adottare un Regolalmento Edilizio innovativo e capace di contenere le distorzioni del PRG, di intervenire sul consumo e la permeabilizzazione del suolo, sull'efficienza energetica, la gestione e il recupero delle acque meteoriche, lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili per l'autoconsumo, ecc.” Si legge ancora nel testo.
“Da una prima analisi della Bozza del Regolamento edilizio – affermano Legambiente, WWF e Città Nuova – dobbiamo costatare che manca di quel “coraggio” utile per dare un segnale di discontinuità rispetto al passato” .
Cosa chiedono allora le tre associazioni? Per prima cosa l'allargamento dei membri della Commissione per la Qualita' Architettonica e il Paesaggio con la figura di un naturalista e di un rappresentante delle associazioni ambientaliste con rappresentanza locale. Questo è già previsto in molti comuni di Italia, di diverse dimensioni, e senza andare troppo lontano nel Regolamento Edilizio del Comune di Narni.
E poi standard elevati di efficienza energetica per le nuove abitazioni e per le ristrutturazioni e impianti fotovoltaici obbligatori per i nuovi edifici.
Infine prevedere anche con il regolamento edilizio azioni che mirano alla riduzione del consumo di suolo promuovere la partecipazione popolare, sia di privati sia di enti pubblici, alla conservazione del suolo, alla valorizzazione del territorio e alla cura del paesaggio, prevedendo la possibilità di stipulare contratti privatistici tra l'amministrazione comunale e i privati o altri enti per la custodia del territorio, individuando anche incentivi come ad esempio la riduzione dell'ICI per il periodo di durata dei contratti.