Regionali, i dubbi del centrodestra su chi imbarcare

Regionali, i dubbi del centrodestra su chi imbarcare

A giorni l’ufficializzazione dei candidati, ma le vere incognite sono altre: veti, sgomitamenti e campagna acquisti

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Martedì 20 l’incontro per definire i dettagli dell’intesa e lunedì 26 agosto l’annuncio urbi et orbi: questa la road map del centrodestra per ufficializzare la candidatura della senatrice leghista Donatella Tesei a presidente della Regione Umbria, con Marco Squarta (attuale capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Cesaroni) in ticket, pronto a fare il vice, e Forza Italia che in questa fase gioca in difesa.

Le finte schermaglie di luglio non hanno mai messo in discussione il dogma del centrodestra umbro: ad indicare il candidato presidente sarà la Lega. Lo sanno bene gli altri, con Fratelli d’Italia ben soddisfatta di aver scavalcato gli azzurri e di poter avere un ruolo da copratagonista in un governo regionale a forte caratterizzazione sovranista. Uno scenario impensabile appena un anno e mezzo fa.

Zuffe ternane e movimenti nel Misto

Dogma che non è stato messo in discussione nemmeno dai fatti ternani degli ultimi giorni. Semmai, la protesta di Palazzo Spada ha un po’ frenato l’approdo del consigliere regionale Emanuele Fiorini (passato dalla Lega al Gruppo Misto) tra le fila di Fratelli d’Italia. Un doppio corteggiamento, invece, lo può vantare un altro consigliere regionale, Sergio De Vincenzi, anche lui finito nel Gruppo Misto ma proveniente dall’esperienza civica di Claudio Ricci. Ai passati dialoghi con la Lega, per lui, si sono uniti quelli con Fratelli d’Italia.

Tesei, “vacanze” romane finite?

L’accordo, anche a livello regionale, tra i tre partiti del centrodestra c’è già da tempo. Solo piccoli dettagli da definire, nelle alleanze e nei nomi. Il nodo principale, semmai, era rappresentato dai possibili tentennamenti della prescelta, Donatella Tesei, a cui non sarebbe dispiaciuto restare a Roma. Ma se a chiederle di scendere in campo in Umbria è direttamente il Capitano, Matteo Salvini, come si fa a rifiutare?

Azzurri accerchiati

Forza Italia, che giusto per far vedere di essere della partita ha messo sul tavolo verde dei possibili candidati presidenti il nome del capogruppo Moroni, è costretta a giocare in difesa. Per fermare l’esodo di voti (e di esponenti) verso porti ritenuti oggi più sicuri per arrivare ad una poltrona, come quelli che possono garantire la Lega e Fratelli d’Italia. La speranza di riportare a casa chi ha scelto passaggi intermedi, come nel capoluogo con l’esperienza di Progetto Perugia, si va assottigliando. Pietro Laffranco, uno degli animatori dell’iniziativa perugina, è stato indicato da Toti come coordinatore umbro, insieme ad Aldo Tracchegiani, di Cambiamo!. Creatura che a Roma continuano ad indicare come “un movimento”, mentre in Umbria, complici le imminenti elezioni regionali, si definisce già “un partito”. Nel tavolo di un mese fa Forza Italia aveva avuto rassicurazioni dagli alleati circa la volontà di non far salire sul carro del centrodestra troppi ex mascherati da civici. Ma se Cambiamo! diventa un partito, magari con un seguito di nomi importanti nei Comuni, come lasciarli fuori?

Aggiungere posti a tavola?

Del resto, il dilemma del centrodestra è questo: quanti invitare al banchetto di un pasto a Palazzo Donini che appare sicuro? D’altro canto, però, lasciare posti liberi qua e là è una scelta che potrebbe essere rimpianta in caso di brutte sorprese dalle urne. Tra gli esponenti di Progetto Perugia, ad esempio, c’è già chi si è incontrato con il possibile candidato del centrosinistra, Andrea Fora, in nome di una “santa” (nel senso di benedetta anche dalla Curia) alleanza contro i “nuovi barbari” leghisti. I Calabrese e Laffranco, dunque, alle regionali potrebbero ritrovarsi in opposte trincee, dopo aver marciato accanto ad Andrea Romizi per la riconquista di Palazzo dei Priori.

Una tentazione è data dai socialisti che ri-guardano a destra, come quelli di Nilo Arcudi. Che a Perugia hanno dimostrato di pesare più di quelli ancora attaccati al Pd. Ma anche qui, il bacino di voti è sempre quello di Forza Italia.

E poi ci sono i vari sindaci ed amministratori la cui fede di centrodestra è troppo forte per essere abbandonata seguendo le sirene di Fora e Ferrucci. E così tra Bastia, Spoleto, Todi e nell’area ternana, amministratori e consiglieri sarebbero pronti a portare acqua al mulino della causa del centrodestra, magari appoggiando una lista della presidente.

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