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Province: la nota di D'Antonio (Udc)

Redazione

Province: la nota di D'Antonio (Udc)

Mar, 31/07/2012 - 19:31

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Sulla questione delle Province Massimo d’Antonio (Udc) ha diffuso la seguente nota: “All’inizio dell’avventura della Regione Umbria, nel 1971, Perugia contava 129.000 abitanti. Oggi sfiora i 170.000. In quello stesso 1971 Terni aveva 106.000 residenti e adesso appena 113.000. Non è mera statistica osservare come Terni sia stata relegata ai margini dei processi di crescita e che l’accentramento della ricchezza, anche nostra, anche quella prodotta dalle industrie e dalle attività manifatturiere della Conca, è stato realizzato a Perugia, non altrove. Terni ha oggi un’occasione storica per ripartire, se vuole salvare non solo la Provincia, gli uffici, i lavoratori, ma anche parte della sua stessa economia e della sua precipua cultura. Paradossalmente sarà molto più difficoltoso per Di Girolamo, presidente del Consiglio delle Autonomie Locali dell’Umbria, far convergere sul ternano 120.000 persone solo in minima parte affini a noi per storia e tradizioni. Ci si deve però provare, sapendo che farlo in soli 70 giorni rappresenta un’ulteriore sfida nella sfida. Proprio per queste molteplici criticità, deve al contempo andare avanti il “lodo Liberati” perché, qualora non vincessimo le resistenze delle popolazioni che dal perugino non volessero passare con noi, ci troveremmo nudi e senza alternative. Di Girolamo deve operare indicando ai colleghi sindaci del perugino che o c’è un vero riequilibrio oppure la via del referendum diventerebbe la strada obbligata che comporterà alla fine dell’Umbria, con un “si salvi chi può” fatto di frammentazione dei territori e delle rappresentanze, nonché di evidenti processi centrifughi verso Toscana, Marche e Lazio, già in corso da tempo. Liberati deve essere aiutato a raccogliere le firme perché, in ultima istanza, deve essere democraticamente la popolazione a decidere dove immaginare il proprio futuro, se in Umbria, con Perugia, o nel Lazio, con Viterbo e Rieti e non lontano dal motore industriale della Capitale. Solo senza sterili contrapposizioni ma nel pieno confronto di idee e di prospettive Terni può ancora salvarsi.”

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