Pressioni e bufale sul voto in Umbria

Pressioni e bufale sul voto in Umbria

Dalle minacce del datore di lavoro agli apparentamenti per un ballottaggio… che non esiste

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Dal datore di lavoro che minaccia il dipendente in caso di voto contrario alle sue aspettative agli apparentamenti inesistenti per ingannare gli elettori. Pressioni e bufale incombono sulla campagna elettorale in vista del voto del 27 ottobre in Umbria.

Da Narni Matteo Salvini, durante un comizio, ha parlato di pressioni fatte da un imprenditore ai suoi dipendenti minacciando ritorsioni qualora non avesse votato secondo le sue aspettative. A favore, dunque, del candidato del centrosinistra. Da dove però si bolla la notizia come una bufala, così come quella dei commercianti pro-Salvini che, sempre secondo il leader della Lega, sarebbero stati boicottati.

E poi c’è il caso del terzo incomodo, il candidato Claudio Ricci, che con le sue tre liste civiche potrebbe scompigliare il duello tra Donatella Tesei e Vincenzo Bianconi. Proprio la collocazione politica delle liste civiche di Ricci (quattro anni fa candidato presidente del centrodestra, schieramento poi lasciato nel corso della legislatura) vengono addirittura usate come arma per la propria causa, dai vari schieramenti contrapposti. Tra le fila del centrodestra si segnalano candidati civici che, pur di accaparrarsi il voto di leghisti, azzurri e sostenitori di Fratelli d’Italia, avrebbero prospettato di votare comunque Ricci perché, al secondo turno, si sarebbe apparentato con la Tesei. Peccato che il secondo turno nella legge elettorale regionale non è previsto. D’altra parte, a destra si dice che i voti dati a Ricci finiscono poi al Pd.

Tanto che lo stesso Claudio Ricci è costretto a intervenire, ricordando che la coalizione composta da Ricci Presidente, Italia Civica e Proposta Umbria “si è candidata autonomamente” e che essendoci un solo turno, senza quindi ballottaggio, “nessun accordo è stato, e potrà, essere fatto“.

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