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PopSpoleto, profondo rosso da 72 mln / I soci in percentuale, Mps scende al 7%, Coop a 0,6%

Carlo Ceraso

PopSpoleto, profondo rosso da 72 mln / I soci in percentuale, Mps scende al 7%, Coop a 0,6%

L’operazione ‘bucato’ nella Relazione dei Commissari / Tier1 a 4,1%, TC Ratio a 5% / Convocata assemblea / In rosso anche 1° trimestre / Patrimonio a 100 mln
Mer, 28/05/2014 - 19:30

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PopSpoleto, profondo rosso da 72 mln / I soci in percentuale, Mps scende al 7%, Coop a 0,6%

Più che un ‘profondo rosso’, un abisso, quantificato in 72 milioni di euro. E meno male gli sgravi fiscali. E’ in sintesi questa la chiusura del bilancio 2013 di Banca Popolare Spoleto, l’istituto messo in sicurezza nel febbraio 2013 da Banca d’Italia e a breve destinato a Banco Desio per il suo rilancio. Una conclusione cui sono arrivati i Commissari di Bankit che da un anno e mezzo lavorano a piazza Pianciani per risanare l’allegra gestione perpetrata per anni sulle spalle di azionisti e clientela. Autori di una operazione ‘pulizia’ che consente oggi di ripresentare in maniera accettabile la Bps. Certo è che se si guarda all’ultimo triennio, PopSpoleto ha bruciato 116 milioni (31,8 mln la perdita nel 2012; 11,9 mln l’anno precedente).

I dati in dettaglio si evincono dall’ultima Relazione firmata dal professor Gianluca Brancadoro e dal dottor Nicola Stabile lo scorso 14 maggio ma resa nota solo in queste ore. Documento allegato alla convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci fissata per il prossimo 17 giugno (il 16 in prima convocazione) e che sancirà l’acquisto del pacchetto di maggioranza da parte di Banco Desio e della Brianza – l’istituto lombardo controllato dalle famiglie Gavazzi e Lado – attraverso l’aumento di capitale. Ma veniamo alla notizia del giorno, ovvero ai dati e agli indici dell’ultimo esercizio finanziario. Che la cura imposta dai Commissari non sarebbe stata indolore era evidente, ma difficilmente si poteva immaginare un simile ‘buco’. Da far arrossire di vergogna chi anche in questi giorni parla del solito ‘complotto’ ai danni della banca criticando apertamente il ricorso alla Vigilanza e alla Procura della Repubblica e preferendo magari soluzioni accomodanti nelle segrete stanze della solita malapolitica e malaimprenditoria.

L’abisso – la situazione al 31 dicembre scorso, che tiene conto delle rettifiche sui crediti, registra una perdita pari a 72 milioni di euro (71,927 mln per la precisione). Meno male i benefici fiscali (34, 8 mln) perché il passivo ante imposte sarebbe in realtà di 106, 7 milioni. La conseguenza? Presto detto: Tier1 Ratio a 4,16% e Total Capital Ratio a 5,043%, quest’ultimo indice sotto di 3 punti rispetto alla soglia regolamentare. Ci vorrà l’intero aumento di capitale per riportarlo sopra soglia 8%, per assorbire “stress futuri” e per rimettere in linea il patrimonio con i dettati di Basilea III.

Tra luci e ombre – così anche l’andamento 2013 ha risentito dei guai causati dalle ultime gestioni ante commissariamento. Fortuna la ‘medicina’, affatto indolore, dei commissari. La raccolta complessiva si attesta a 4,246 miliardi, 83 milioni in più rispetto alla chiusura 2012; la raccolta diretta a +7,7% con i debiti da titoli scesi del 17,9%. Diminuisce però la raccolta indiretta, incluse le polizze vita, a – 129 mln (-9,1%). Sul fronte degli impieghi netti a clientela lo stock si attesta a 2,68 mld in calo del 9,7 rispetto al risultato d’esercizio precedente (i mutui, che rappresentano il 59,4% degli impieghi netti, sono in calo dell’8,5%). Sul fronte della qualità del credito si osserva che le attività deteriorate al lordo e al netto dei dubbi esiti ammonta rispettivamente a 589,9 mln e 342 mln di euro. Abbastanza sicuro il portafoglio titoli che ammonta a 529,6 mln, l’85% dei quali in “titoli di Stato o equiparati” in “obbligazioni di istituzioni essenzialmente bancarie (13,6%), obbligazioni corporate, azioni, etc per il restante 1,4%”. L’indebitamento netto interbancario scende di ben 381 milioni di euro (-65%) passando da 556 a 178 mln.  Il patrimonio netto civilistico, in seguito alla perdite di 72 milioni, scende così ad appena 100 milioni; quello di vigilanza effettiva a 116,6 mln (€ 199 mln nel 2012). C’è poi da dire che il bilancio 2013 comprende da solo i 16,6 mln di euro per l’attivazione del “Fondo di solidarietà” al quale hanno aderito i 70 dipendenti esodati.

L’operazione ‘bucato’, che inevitabilmente si farà sentire ancora per qualche mese (il primo trimestre 2014 si assesta su una perdita di 3,72 milioni di euro), è destinata a riconsegnare al mercato una banca con la ‘B’ maiuscola in grado, stando alle prime stime sul previsto aumento di capitale di 139 mln, cui è chiamato il Banco Desio (cui aggiungere altri 15,5 mln di aumento capitale riservato ai dipendenti Bps), di riportare in breve tempo il Tier1 e il Total Capital Ratio rispettivamente sopra il 10% e l’8%. Istituto ‘ripulito’, capitale che appare sufficiente alla dimensione di banca interregionale e una previsione reddituale con segno ‘+’ che fanno ben sperare per il futuro. Per gli amanti dei numeri saranno 77.124.724 le nuove azioni ordinarie emesse in favore di Banco Desio al prezzo nominale di 1,812€/azione; 8.569.414 quelle destinate eventualmente ai dipendenti che le sottoscriveranno. In pratica l’amministrazione straordinaria ha diminuito gli impieghi limitando così il ricorso alla liquidità della BCE

Soci e percentuali – I Commissari hanno anche reso note le percentuali di quote del capitale sociale Bps che si andranno a rideterminare a seguito dell’aumento di capitale “ed in funzione o meno della tranche riservata ai dipendenti”: Banco Desio e Brianza SpA 66,8%-72,2%; Scs Scrl 13,2%-14,2%; Banca Monte dei Paschi di Siena Spa 6,7% – 7,2%; Nicolini Rosetta 0,6%-0,7%; Patacconi Leonardo 0,6%-0,7%; Coop Centro Italia 0,5%-0,6%; altri 4,1%-4,4%; azioni emesse su tranche dipendenti 7%-0,0%.

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