Perde casa perchè lesbica | Storie di ordinaria omofobia

Perde casa perchè lesbica | Storie di ordinaria omofobia

Affittacamere preoccupata per le “famiglie bene del sud” | Accade a Perugia


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Perde la casa perchè lesbica. Accade a Perugia, non a Teheran. E’ la storia di Maria, giovane studentessa universitaria fuori sede di 25 anni. La vicenda è stata denunciata dal gruppo dei Radicaliperugia. “Favola?”, scrivono Michele Guaitini e Andrea Maori, segretario e tesoriere dell’associazione. “No, una storia vera. Non è accaduta nell’Italia bigotta di qualche decennio fa. E’ successo a Perugia, Anno Domini 2015″.

A Maria manca poco per laurearsi, lavora per mantenersi agli studi. Decide di trasferirsi a Perugia perchè la facoltà che ha scelto dista tanto dalla sua casa di origine. Trova casa affittandola da Susanna, una signora che “potremmo definire di medio alta borghesia“, in pensione dopo aver ricoperto un ruolo lavorativo di un certo prestigio e divenuta ora efficiente affittacamere. Maria, ad agosto scorso, trova l’annuncio di affitto per una stanza in una casa, da condividere con altre ragazze vicino all’Università. Così come si fa di solito in questi casi contatta Susanna. Si incontrano, parlano di tutto ciò di cui si parla durante una normale trattativa per un affitto e trovano l’accordo su tutto, anche sul prezzo. Trattativa liscia come l’olio, allaquale segue una richiesta di amicizia su facebook da parte di Susanna.

Maria lascia una caparra di 50 euro con l’accordo che il 15 settembre sisarebbe trasferita nella sua nuova stanza. Nel frattempo Susanna le diventa amica, dimostrandosi molto attiva su facebook nel proporre a Maria offerte di lavoro, le più disparate. Poi l’atteggiamento di Susanno diventa strano: quando si fa sentire, suggerisce a Maria annunci di lavoro lontano da Perugia. Dopo la sollecita gentilezza, sparisce.

Ci si avvicina al 15 settembre e Maria, non avendo sentito più nulla da Susanna, la contatta per confermare il suo arrivo nella casa e per mettersi d’accordo per la consegna delle chiavi. È a quel punto che qualcosa comincia a non quadrare. Susanna nicchia, si dimostra evasiva e davanti alle richieste di chiarimento di Maria per quelle titubanze, le dice: “Meglio se ci vediamo, vorrei parlarti a voce”. Appena si incontrano, le cose non dette al telefono prendono forma. Susanna fa: “Se vuoi, parliamo del tuo problema.” Problema? Sì, per Susanna c’è un problema: Maria è lesbica. Susanna se n’è accorta ficcanasando nel suo profilo facebook. “Sai – dice a Maria la donna – per quanto mi riguarda non sarebbe un problema, figurati, ho tanti amici omosessuali. Però… cosa potrebbero pensare le altre ragazze? Sai, vengono da famiglie bene del sud… sono tradizionaliste e io devo pensare alla serenità della casa… Magari posso provare a parlarci prima, vediamo come si mette la cosa…

A quel punto Maria, che rivendica il diritto di poter vivere la sua vita senza doversi vergognare o giustificare i suoi orientamenti sessuali, rinuncia alla casa. Susanna le restituisce la caparra facendole capire che 50 euro le potranno far comodo. Coscienza sistemata. Tutto è bene quel che finisce bene però: Maria nel frattempo ha trovato un’altra stanza, divide la casa con alcune studentesse, vivono in armonia. “Susanna – concludono Guaitini e Maori – probabilmente avrà affittato la stanza ad una ragazza eterosessuale, o almeno tale in apparenza, e nulla turberà la serenità della casa, delle altre coinquiline, delle famiglie bene del sud, dell’Italia conformista e bacchettona in cui ancora viviamo”.

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