Pd, ecco la squadra di Verini: "Nessuno di noi sarà candidato" - Tuttoggi

Pd, ecco la squadra di Verini: “Nessuno di noi sarà candidato”

Massimo Sbardella

Pd, ecco la squadra di Verini: “Nessuno di noi sarà candidato”

Sull'Assemblea: "Tutto decaduto, sono io il commissario" | Ma c'è chi pensa addirittura di rivolgersi in Tribunale
Sab, 15/06/2019 - 14:15

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Mentre tutti attendono di sapere con chi il Pd affronterà in autunno le elezioni regionali anticipate, dopo lo scandalo Sanitopoli che ne ha decimato i big, il commissario Walter Verini intanto fa i nomi di coloro che, come lui, non prenderanno parte “alla corsa“. Sono i nomi di coloro chiamati in quella sorta di Direzione regionale, se il partito non fosse commissariato (“che non prende decisioni, ma discute“) che Verini chiama “gruppo di lavoro“. C’è l’ex consigliere regionale Paolo Baiardini; la responsabile relazioni esterne Claudia Bastianelli; gli ex sindaci di Spoleto Daniele Benedetti e di Todi Carlo Rossini; Christian Biagini, dall’Altotevere, oggi funzionario del centro per l’impiego; Ramona Furiani libero professionista già candidata per le regionali; l’impiegato del commercio Daniele Gentili; l’ex segretario del Pd perugino Francesco Maria Giacopetti; Marko Hromis dipendente privato di una multinazionale del mondo dello spettacolo; da Terni Mattia Nannurelli e Pierluigi Spinelli; la docente universitari, e già presente nella Segreteria Bocci, Cristina Papa; l’ex sindaco di Gualdo Cattaneo e in ticket con Verini nelle primarie per la segreteria regionale Andrea Pensi; l’esperta di comunicazione social e neo consigliera comunale di Magione Marina Sorci; la musicista Mohan Testi; l’insegnante ed educatrice impegnata nel sociale Francesca Vagniluca.

Quelli che verranno

Nessuno di coloro che fa parte di questo gruppo, a cominciare da me che sono il commissario – chiarisce Verini – si candiderà per le regionali“. Un gruppo di lavoro al quale, strada facendo, si affiancheranno sindaci del Pd, segretari di sezione (sabato si terrà un’Assemblea a cui saranno invitati tutti i segretari delle sezioni umbre), personalità già presenti nella Direzione precedente (e fa il nome dei professori Ferrucci e Cammaitoni) e magari persone di quella società civile le cui rappresentanze Verini intende incontrare da qui a metà luglio, secondo quella road map già anticipata, che dovrà portare intorno al 20 luglio ad “un momento di sintesi” con un gruppo di circa 70-80 persone.


Elezioni, ecco la road map di Verini


Sarà questo il momento in cui, dopo aver messo in fila le idee e scelte quelle prioritarie per riavvicinare il partito alle esigenze della società, si sceglieranno anche gli interpreti e le liste. Anche se, formalmente, l’ultima parola spetta al commissario. “Per Statuto è il commissario che firma le liste, ma non è certo nella mia natura – puntualizza – decidere da solo. Decideremo insieme. Certo – aggiunge – non faccio il notaio...”.

E gli altri?

Accanto a sé, per ora, Verini ha chiamato persone dell’area Zingaretti, qualcuno vicino all’Ascani, un fedelissimo della Cardinali, con qualche apertura ai bocciani… Ma Verini di correnti non vuol sentire parlare: “Sono i capibastone e le correnti che hanno portato al disastro” ripete più volte. Anche perché in queste settimane, nel “partito diffuso“, Verini ha trovato tanta voglia di dire “basta con le liti interne“.

Un gruppo di lavoro la cui porta “è spalancata” per altri che vorranno dare il proprio contributo di idee e proposte. “A coloro che porteranno idee, non se stessi o litigi” chiarisce. Perché il Pd “deve ritrovare credibilità  per le cose che proponiamo, non per i posti che vorremmo occupare“.

Il toto-candidati: tutti bocciati

Verini getta a mare tutti i nomi dei possibili aspiranti presidenti della Regione per il centrosinistra: “Tutti i nomi fatti nel cosiddetto toto-candidati hanno le mie stesse possibilità che ho io“. Cioè zero. Anche se qualcuno, almeno in lista, potrà comparire. Perché “la neo rottamazione dovrà rottamare i vizi della politica, non le persone”.

Il giallo Assemblea

Per Verini il problema posto nella “lettera dei 104”, che si rivolgono a lui come presidente dell’Assemblea regionale chiedendone la convocazione, il problema non si pone. “La Direzione regionale ha ratificato il commissariamento di tutto il partito umbro, in modo chiaro” dice Verini, a proposito della delibera che porta la firma di Gentiloni. In cui si nomina Walter Verini “commissario del Partito democratico dell’Umbria“. E se questo non bastasse, come controprova che tutti gli altri organismi regionali sono decaduti, parla della lettera ricevuta dal nazionale a proposito della campagna per il 2×1000 in cui gli si chiede un tesoriere in quanto “l’Assemblea regionale umbra è decaduta con tutte le sue emanazioni“. E allora, i membri dell’Assemblea non lo sanno che l’organismo in cui sono stati eletti a dicembre non esiste più? Verini fa una faccia stralunata: “Non lo so…“. Altri, nel gruppo di lavoro, commentano: “Evidentemente non lo sapevano...”.

Dalle barricate ai tribunali

Ma i “104”, che nel frattempo sono scesi ad una novantina ma che poi contano sugli altri non usciti ancora allo scoperto, non ci stanno. Per loro l’Assemblea, a termini di Statuto, è ancora in carica. Bollano come “stupidaggine” l’affermazione fatta da Verini. Ricordano che il voto unanime della Direzione nazionale faceva riferimento alla sola sostituzione del dimissionario (poi uscito anche dal partito) segretario umbro Gianpiero Bocci. Ed a riprova di questo, sostengono che questa è stata la comunicazione ricevuta dalla Commissione di garanzia regionale. Tanto che alcuni minacciano di rivolgersi anche al Tribunale ordinario di fronte allo Statuto che ritengono essere stato violato con l’esautorazione di un organismo democraticamente eletto.

I renziani ad Assisi

E mentre i renziani della prima ora schiumano rabbia per il caso Lotti scaturito dalle intercettazioni disposte dalla Procura di Perugia, i renziani “alla Ascani” si riuniscono per due giorni ad Assisi. “Una riunione di corrente come ce ne sono in tutta Italia, a nessuna delle quali il segretario Zingaretti ha detto di voler partecipare” commenta Verini. Che valuta positivamente “tutti i momenti in cui si discute di politica e di idee”. Ma poi aggiunge: “Io le discussioni le farei in un luogo, il Pd, non dove io mi ritrovo con i miei“.

Le correnti, ancora una volta il male del Pd, con personalismi e lotte di potere che lo hanno fatto deragliare dagli obiettivi con cui era nato, proprio in Umbria, come il famoso discorso costitutivo di Veltroni. Un Pd (e un centrosinistra) che anche in Umbria non si sente rassegnato, già sconfitto. Purché sappia cambiare metodo, prima ancora che persone. “I direttori delle Asl e delle partecipate – dice Verini a questo proposito – vanno nominati con i criteri della competenza e non della spartizione“. A maggior ragione, dunque, i nomi da mettere in lista.

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