“Non chiudiamo l’acciaieria” il grido di Terni per salvare l’AST

“Non chiudiamo l’acciaieria” il grido di Terni per salvare l’AST

Sindacati, operai e famiglie in corteo / Qualche disagio, nessun disordine / Il digiuno di Andrea Morselli

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“NON CHIUDIAMO L’ACCIAIERIA!” Questo il titolo del volantino che viene distribuito lungo il corteo. Questo il grido degli oltre mille manifestanti accorsi per alzare la voce su un piano industriale che rischia di cancellare la storia industriale ternana, e di causare forti ripercussioni economiche su tutta la città di Terni.

Insieme ai lavoratori dell’acciaierie, intere famiglie si sono unite al corteo per manifestare il proprio dissenso. Un corteo che ha urlato le proprie ragioni, arrivando anche a bloccare il traffico all’uscita Est della città del raccordo Terni-Orte, ma senza disordini, se non qualche momento di comprensibile tensione per i disagi. Tra loro presente anche Andrea Maurelli, l’operaio che da quattro giorni sta conducendo una battaglia personale attraverso lo sciopero della fame. Il viso tirato e stanco, sicuramente non solo per il digiuno, tanto che ci chiediamo come faccia a stare diritto in piedi a parlare con noi,  ma lo sguardo fermo e deciso di chi sa che sta facendo la cosa giusta.

Oltre ai sindacati organizzatori dello sciopero (FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM, ASMIC, UGL),  anche USB (Unione Sindacale di Base) da il proprio sostegno ai lavoratori dell’AST e richiama i politici ad assumersi le proprie responsabilità: “Nell’incontro tra OO.SS, Enti locali e vertici dell’Azienda Thyssen Krupp, il commento del vice-ministro dello Sviluppo Economico De Vincenti è stato: ‘il piano industriale non è chiaro nelle prospettive’. NULLA DI PIU’ FALSO. Il piano è chiarissimo, è quello di porre fine all’esistenza di AST, al suo impianto a ciclo integrato per la produzione dell’acciaio” – recita il volantino firmato USB – “Il Governo deve spendersi e sopportare ogni onere, anche finanziario, necessario a scongiurare il disegno perverso che riguarda lo stabilimento.  Occorre richiamare gli amministratori locali e nazionali al loro dovere, perché l’AST, così come l’ILVA di Taranto, deve tornare ad essere PUBBLICA; dev’essere l’ultima delle aziende del territorio a subire un tale ricatto e la prima, di una lunga serie, a riacquistare un futuro ‘senza passare sul cadavere’ di una intera città”.

foto di Federica Pucino

La cronaca della manifestazione

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