Museo della farmacia Merini 'emigra' a Belluno, "Comune non lo vuole"

Museo della farmacia Merini ‘emigra’ a Belluno, “Comune non lo vuole”

Sara Fratepietro

Museo della farmacia Merini ‘emigra’ a Belluno, “Comune non lo vuole”

Mar, 27/09/2022 - 08:18

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Svanisce il progetto del Museo della farmacia a Spoleto grazie al materiale della famiglia Merini, interpellanza di Grifoni al sindaco

Un pezzo di storia di Spoleto lascia la città alla volta di Belluno, perché il Comune si sarebbe detto non interessato ad una mole di materiale storico appartenente alla famiglia Merini. Stiamo parlando della grande quantità di materiale relativa alla storia della farmacia custodita gelosamente per anni (anzi per secoli) prima da Crispino e poi da Francesco Merini. Materiale che avrebbe dovuto essere la base del museo storico nazionale della farmacia, secondo un progetto di cui si parla in città da numerosi anni, portato avanti da diverse forze politiche. E che una quindicina di anni fa aveva previsto anche un finanziamento della Regione Umbria per il progetto di fattibilità.

La realizzazione del museo della farmacia a Spoleto sembrava essere ad una fase avanzata, anche se in passato ci sarebbero state controversie con la famiglia Merini, poi superate. Di recente, però, gli eredi dei proprietari della farmacia hanno manifestato la necessità di liberare i locali che ospitavano i documenti, libri e tutto il materiale legato al mondo farmaceutico e relativo ad un vasto periodo dal XVI secolo in poi. E così avrebbero scritto al Comune offrendo tutto, a titolo gratuito, per concretizzare finalmente il museo della farmacia che avrebbe dovuto essere intitolato a Crispino e Francesco Merini. Ma, dopo settimane di silenzio, la risposta arrivata dagli uffici comunali sarebbe stata negativa. “Non vogliamo quel materiale perché non abbiamo una sede idonea ad ospitarlo“: questa all’incirca sarebbe stata la replica arrivata alla famiglia. Che a questo punto ha spedito tutto (tranne ancora 18mila libri) in provincia di Belluno, dove c’è già un museo della farmacia che ora sarà ampliato.

A lanciare l’allarme, chiedendo conto all’amministrazione comunale dell’accaduto tramite un’interpellanza, è il consigliere comunale di opposizione Sergio Grifoni. Che spera che almeno i volumi ancora presenti in città possano restarvi.

Di seguito il testo dell’atto ispettivo.

Gentilissimo signor Sindaco, in queste ore sono venuto a conoscenza di un episodio che, se dovesse trovare fondamento di verità, diventa a mio avviso sconvolgente.   Nello specifico.

In più di un incontro istituzionale, e da molti anni, si è parlato di istituire nella nostra città un Museo Storico Nazionale della Farmacia e questo grazie soprattutto al materiale che nello specifico era depositato negli scantinati della vecchia Farmacia Merini, grazie all’opera conservativa messa in atto, prima dal dott. Crispino Merini, e poi da suo figlio Francesco.

A tal proposito, nel tempo, sono stati interessati vari soggetti, istituzionali e non: Regione dell’Umbria, F.O.F.I., Federfarma, Accademia della Storia Farmaceutica, Università di Perugia, Ordine dei Farmacisti, Comune di Spoleto.   Il dott. Paolo Baronti, professionista perugino, sostenitore convinto del Museo, aveva anche predisposto un progetto di fattibilità di massima, consegnato in via informale alla precedente Amministrazione Comunale che, tra l’altro, sempre in via informale, aveva ipotizzato anche un possibile sito ove accoglierlo.    Nel progetto medesimo, grazie alla esclusività di tale istituzione museale, proiettata a livello europeo,  si evidenziavano i forti ritorni economici e sociali della stessa, unitamente al valore aggiunto legato al prestigio che l’opera portava con sé.

Nel documento di che trattasi, si ricordava come la scelta di insediare il museo a Spoleto, fosse frutto della storia dei secoli passati, dal 900 in poi, quando in tutto l’Occidente, fino alla penisola baltica, i “Medici Farmacisti Itineranti”, provenienti dal ducato di Spoleto, giravano di paese in paese, ammirati , seguiti e rispettati.    Il materiale preziosissimo, storico, scientifico, artistico e culturale, conservato gelosamente dalla famiglia Merini, dal XVI secolo in poi, avrebbe fatto la differenza. Ricordo che questo materiale, di inimmaginabile valore, consiste in:

  • Centinaia di quadri, poster e riviste, inerenti la scienza in generale e la farmaceutica in particolare;
  • Storte ed apparecchiature per la conservazione e preparazione dei medicinali: capsule, fiale, compresse, pomate, sciroppi, inchiostri, etc.
  • Quasi cento mortai in pietra, bronzo, ceramica, vetro;
  • Vasi pregevoli di porcellana, cristallo, ceramica, vetro soffiato;
  • Formulari del XVIII secolo;
  • Centinaia di trattati per la preparazione di spezie e tisane, originali ed esclusive, di assoluta rarità;
  • Mobili antichissimi, costruiti ad hoc per i servizi farmaceutici;
  • Foto e documentazione di rara bellezza e valore;
  • 18.000 volumi di trattati medici e scientifici, nonché manoscritti inediti del dr. Crispino.
  • Strumentazione di ogni genere e dimensione, usata anticamente dai farmacisti.

Praticamente: un tesoro!!!  Un tesoro del quale però la città di Spoleto sembrerebbe non possa più beneficiare!!                                                                                                               

Per questa ragione, interpello la S.V. al fine di sapere:

  1.  se risponde a verità il fatto che il Comune di Spoleto sia stato interpellato dagli eredi della famiglia Merini per prendere in carico, gratuitamente, tutto il materiale su menzionato, visto che i locali che lo contenevano dovevano essere svuotati dallo stesso.
  2. Se risponde a verità il fatto che gli eredi in parola, quale unica condizione, avevano richiesto che il materiale fosse ricordato come appartenente alla Fondazione Crispino e Francesco Merini;
  3. Se risponde a verità il fatto che l’Amministrazione Comunale abbia respinto tale offerta con la giustificazione della non disponibilità di ambienti idonei ad accoglierlo;
  4. Se risponde a verità il fatto che tale materiale, dopo il diniego del Comune di Spoleto, sia stato acquisito da una Associazione di Farmacisti di Belluno, intenzionata a creare in tale città il Museo Nazionale della Farmacia.

Se ciò fosse vero, fra qualche anno, assisteremo così alla inaugurazione del Museo a Belluno, con il materiale proveniente da Spoleto!!!!!

Da informazioni ricevute dallo scrivente, risulta che non abbiano ancora presa la direzione Belluno i diciottomila volumi di trattati medici e di manoscritti del dr. Crispino Merini.

A tal proposito, interpello la S.V. per sapere se:

  1. Risponde a verità il fatto che, anche per questo materiale,  il Comune, adeguatamente interpellato per acquisirlo in forma completamente gratuita, abbia rifiutato la proposta adducendo sempre la mancanza di locali idonei allo scopo;
  2. Se da parte di codesta Amministrazione Comunale, prima che sia troppo tardi, ci possa essere un ravvedimento, non per prendere in carico il materiale del museo, che ormai purtroppo sembrerebbe definitivamente perso, ma almeno per non far partire dalla città anche i rimasti, preziosissimi, volumi.

Si chiede discussione in Consiglio Comunale.

(foto di repertorio – di Th G da Pixabay)

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