'Mostro di Foligno', messa in ricordo di Lorenzo Paolucci | La chiesa gremita, il prete divide le ostie - Tuttoggi

‘Mostro di Foligno’, messa in ricordo di Lorenzo Paolucci | La chiesa gremita, il prete divide le ostie

Claudio Bianchini

‘Mostro di Foligno’, messa in ricordo di Lorenzo Paolucci | La chiesa gremita, il prete divide le ostie

Dopo 25 anni resta fortissimo il legame con il territorio | Preghiera davanti la lapide restaurata dagli Amici di Casale
Mer, 08/08/2018 - 15:29

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‘Mostro di Foligno’, messa in ricordo di Lorenzo Paolucci | La chiesa gremita, il prete divide le ostie

Venticinque anni dopo la morte del piccolo Lorenzo Paolucci, seconda vittima del mostro di Foligno, il ricordo della comunità locale è ancora vivo.

Il legame con la famiglia è rimasto sempre ben saldo, basti pensare che domenica scorsa, in occasione di una festa di paese, lo stesso fratello, Stefano Paolucci era in prima fila per l’organizzazione e per la sistemazione delle tavolate all’aperto.

Un affetto più forte del tempo, tanto è vero che ieri sera, la piccola chiesa provvisoria della frazione montana di Casale è riuscita a fatica a contenere le decine di persone che hanno voluto partecipare alla messa in ricordo della povera vittima.

Un afflusso talmente inaspettato, quanto gradito, che il sacerdote celebrante si è trovato costretto addirittura a spezzare le ostie che aveva a disposizione, per far fronte a tutta le gente presenze.

A confluire nella struttura in legno di Casale, anche la comunità di San Giovanni Profiamma dove la famiglia vive, che hanno voluto cantare la Messa portando con loro anche tre chitarre.

Nei banchi in prima fila, la madre, il fratello e la sorella, assente il padre Luciano. Dopo la messa, un piccolo pellegrinaggio difronte alla lapide in bronzo dedicata a Simone Allegretti, prima vittima del ‘mostro di Foligno’ e Lorenzo Paolucci.

La lapide, collocata nel 1994 all’interno di una edicola mariana, dedicata alla Madonnina del Lago all’ingresso del paese, è stata restaurata dall’Associazione Amici di Casale nello scorso mese di marzo.

Un momento particolarmente toccante, per un ricordo tanto brutto quanto impossibile da dimenticare.

Chiatti venne condannato a 30 anni di carcere considerando la seminfermità mentale, ma nel settembre del 2015 ha lasciato la struttura carceraria di Prato per essere trasferito in Sardegna in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, a Capoterra.

Chiatti potrebbe uscire tra qualche anno, nonostante sia stato ritenuto ‘estremamente pericoloso’ e considerato ancora oggi come uno dei ‘più temibili serial killer italiani’ tanto che i vari esperti che lo hanno incontrato hanno avuto a definirlo come ‘la personificazione del male’.

Vive in Sardegna, nella Rems (Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) di Capoterra, in provincia di Cagliari.
É uscito da galera nel settembre 2015 ed è stato subito rinchiuso nella struttura protetta perché ritenuto ancora “socialmente pericoloso”. Fra un po’, i giudici dovranno decidere su quale sarà la sua sorte.
Potrebbe anche tornare in libertà, o restare per sempre in una casa di cura.

A Foligno, ogni volta che spunta fuori la storia del “mostro”, le persone si irrigidiscono, cambiano espressione, non ne vogliono parlare, provano un senso di malessere e disagio. La città non ha mai superato quella tragedia orribile, una sorta di marchio indelebile che continua a far male. Luciano Paolucci, papà di Lorenzo, che in questi 25 anni si è battuto per assicurare giustizia a suo figlio, ma anche per promuovere maggiore attenzione verso i diritti dell’infanzia e i minori vittime di abusi, arrivando a perdonare l’assassino del suo bambino.

“Perdono Luigi Chiatti – aveva detto tempo in un’intervista a Umbria Domani – perché in lui vedo un fanciullo abusato e buttato via sin dalla nascita. Lo perdono perché conosco la sua triste storia di bambino abbandonato in un istituto, violentato e maltrattato, fino ad essere adottato da una famiglia inadeguata, che ha aggravato il suo malessere, sfociato poi nelle mostruosità che ha compiuto su mio figlio e su Simone. Di certo, questo non lo giustifica: sono io il primo a dire che deve restare rinchiuso a pagare i delitti che ha commesso”.

L’idea del papà di Lorenzo è nata dalla convinzione che se Luigi Chiatti fosse stato ascoltato e curato, non avrebbe ucciso suo figlio. Quel ragazzo solare e intelligente, che da grande sognava di fare l’ingegnere e d’estate amava trascorrere le vacanze a Casale, dai nonni materni. Un posto tranquillo, in cui tutti si conoscono, dove poter andare a pesca e giocare a carte con gli amici del paese. È così anche il 7 agosto 1993. Lorenzo si reca a casa di Luigi Chiatti, venticinque anni, figlio adottivo di un noto medico folignate e di un’ex maestra, che passava le ferie estive proprio a Casale, nella villetta di famiglia. Due ore dopo, il tredicenne non si trova più. Il suo corpo martoriato viene trovato a pochi passi dall’abitazione del geometra, che viene fermato e confessa: «Era più bravo di me a carte ed era capace di essere amico di tutti, mi piaceva, ma ero invidioso e l’ho ucciso».

L’omicidio avviene in casa: Chiatti colpisce il ragazzino con un forchettone da cucina e poi getta il cadavere in una scarpata nei pressi dell’abitazione. Il giorno dopo, si accusa anche del delitto di Simone Allegretti, trovato morto vicino Casale, nell’ottobre del 1992, e ammette di essere il “mostro di Foligno”. La confessione di Luigi Chiatti è convalidata da importanti indizi. Il 28 giugno del 1994, viene rinviato a giudizio. Durante il processo, davanti alla Corte d’Assise di Perugia, presenti i genitori delle vittime, racconta lucidamente i particolari dei due omicidi. Riferisce della sua omosessualità e dell’attrazione per i bambini. Non mostra segni di pentimento, ma chiede di essere aiutato: “Se dovessi uscire dal carcere – ammette – sarei pronto ad uccidere ancora”.

Il 28 dicembre del 1994, la Corte d’Assise di Perugia, esclude vizi di mente e condanna il “mostro” a due ergastoli. La sentenza, però, viene presto ribaltata. Il 10 aprile del 1996, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia riconosce la seminfermità mentale dell’imputato e riduce la pena a trent’anni. Decisiva la testimonianza di un compagno di brefotrofio di Chiatti, secondo il quale un educatore li avrebbe ripetutamente violentati: ecco perché sarebbe diventato un pedofilo e un assassino. Il 4 marzo del 1997, la Cassazione conferma la sentenza d’appello e aggiunge che, a pena espiata, dovrà subire un ricovero forzato, di almeno tre anni, in una casa di cura. E così è stato nel settembre 2015.

A Casale, nel giorno dell’anniversario della morte di Lorenzo, viene celebrata ogni anno una messa in suo ricordo, alla quale partecipano parenti, amici e paesani della famiglia Paolucci. È così da 25 anni, il dolore per quella morte assurda resta immutato.


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