Moschea di Umbertide in Terza Commissione, il sindaco Locchi risponde

Moschea di Umbertide in Terza Commissione, il sindaco Locchi risponde

“Non si tratta di una struttura enorme e non attrarrà musulmani ma servirà a quelli che già ci sono”, Lega insiste con moratoria costruzione e referendum

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Il sindaco di Umbertide Marco Locchi, è stato ascoltato ieri (mercoledì 13 ottobre) dalla Terza commissione consiliare in merito al centro culturale islamico in costruzione nella città altottiberina. L’incontro è scaturito dalla mozione dei consiglieri della Lega nord, che chiedevano un “intervento della Giunta regionale presso il Governo nazionale ai fini di una moratoria della costruzione e apertura di nuovi centri islamici e moschee”, discussa in
Aula e rinviata in Commissione per approfondimenti.

Si è svolta ieri (mercoledì 13 ottobre) in Terza commissione, presieduta da Attilio Solinas, l’audizione con il sindaco di Umbertide Marco Locchi in merito al centro islamico in costruzione nella città altotiberina. L’incontro è scaturito dalla mozione dei consiglieri Valerio Mancini ed Emanuele Fiorini (Lega nord), che chiedevano un “intervento della Giunta regionale presso il Governo nazionale ai fini di una moratoria della costruzione e apertura di nuovi centri islamici e moschee”, discussa in Aula e rinviata proprio in Commissione per approfondimenti.

Marco Locchi ha spiegato che “i musulmani stimati nel territorio di Umbertide sono circa 2.000 e, nel corso degli anni, si sono inseriti nel tessuto sociale, scolastico e produttivo. Nel 2011 è stato avviato il processo di realizzazione del centro culturale islamico, e tutte le procedure sono state seguite in modo corretto. Non si tratta di una struttura enorme, dato che ha una superficie utile di circa 800 metri, 400 a piano terra per la preghiera, uno spazio più piccolo di un campo da basket. Al primo piano ci saranno spazi per le attività culturali del centro, corsi di lingua e altro”.

Non sappiamo quale sarà esattamente il costo complessivo, stimiamo sopra il milione di euro, proveniente da donazioni di fedeli e da raccolte fondi in centri islamici esistenti. Si tratta quindi di uno spazio non in grado di accogliere fedeli musulmani da altre aree d’Italia, anzi forse piccolo anche per quelli di Umbertide anche se comunque più agevole del capannone malmesso dove si riuniscono oggi. Il centro sorgerà in una zona industriale, davanti al mattatoio e vicino all’area di stoccaggio di un’azienda metalmeccanica. Esso non potrà essere qualificato come ‘luogo di culto’, non esistendo un accordo tra lo Stato Italiano e la rappresentanza della religione islamica. Della costruzione del centro si parla dal 2014. Sul suo impatto simbolico e sociale, non bisogna esagerare: nel primo progetto c’erano una cupola e una torre, un vano tecnico di 11 metri, di cui abbiamo chiesto l’abbassamento. Trovandosi in una zona industriale e non all’interno della città non risalterà in modo particolare. Dall’inizio dell’anno abbiamo fatto incontri con il consiglio di quartiere per affrontare il problema del rapporto tra la comunità umbertidese e quella islamica. Una delle ipotesi è la ‘carta della cittadinanza’, come è stato fatto a Firenze, oppure una convenzione sull’utilizzo della struttura, in modo da aprirla anche ad attività culturali per i cittadini italiani. Il problema vero sarebbe l’isolamento del centro rispetto alla città, la sua chiusura rispetto al tessuto culturale umbertidese. Sarebbe poco apprezzabile che la predica venisse fatta in italiano oppure tradotta, servirebbero regole nazionali per disciplinare questi aspetti, come anche la scelta dell’Imam

Questo l’intervento del consigliere regionale Valerio Mancini (Lega nord):

La nostra proposta è di arrivare ad una moratoria della costruzione di centri islamici e moschee finché non viene stilato un accordo tra lo Stato Italiano e i rappresentanti della religione islamica: questi ultimi fino ad ora non hanno voluto stipularne, nonostante quanto previsto dall’art. 8 della Costituzione. Questo accordo, che potrebbe anche prevedere la costruzione di moschee, non viene stipulato a causa delle divisioni all’interno delle diverse anime della fede islamica. Andrebbe chiarita la provenienza dei fondi (non credo che i soli fedeli possano aver raccolto oltre un milione) e richiesto il parere della popolazione attraverso un referendum (anche se a Umbertide non esiste un regolamento per svolgerlo). Vogliamo evitare che quel luogo diventi un centro di raccordo per il mondo islamico di tutta Italia. Serve maggiore condivisione della comunità umbertidese: è risultato difficile anche a me ottenere degli atti, dato che mi sono stati negati nel gennaio 2016

La struttura è stata autorizzata – ha detto Claudio Ricci (Rp) – A questo punto possiamo solo cercare di fare in modo che essa sia connessa con il tessuto sociale cittadino. In Umbria ci sono molti edifici il cui piano terra viene utilizzato impropriamente come centro islamico, poco controllabili. Mentre invece un centro come quello di Umbertide potrebbe essere meglio verificato nelle attività svolte. Sarebbe auspicabile la rapida stipula dell’accordo tra Stato italiano e religione islamica: bene il dialogo ma tra identità chiare, distinte e forti”.

Queste, invece, le parole di Marco Vinicio Guasticchi (Pd):

Questi progetti risalgono al 2011, quindi dovremmo ascoltare anche l’ex sindaco di Umbertide per capire come è partita questa storia. All’inizio quell’area di proprietà comunale era riservata alla realizzazione di serre per disabili, c’è stata una variazione urbanistica che doveva prevedere lo spostamento delle serre altrove, ma questo non è avvenuto. Quell’area è stata quindi destinata ad associazionismo e attività culturali, mentre invece il centro islamico sarà un luogo di culto. L’associazione che promuove il centro islamico è formata da sette persone di origine extracomunitaria, che dovrebbero spiegare dove hanno trovato i fondi per costruire il centro. Chiamarlo centro di culto o centro culturale è solo un modo di usare la parola moschea. Poi non si capisce a cosa possa servire un locale tecnico a forma di torre e alto 13 metri. Si tratta di una moschea che avrà un impatto devastante su una piccola comunità. Si tratterebbe della settima struttura islamica d’Italia, anche se le procedure urbanistiche sono state corrette. Si prospetta una struttura imponente oltre all’arroganza di volerla imporre ad una città che ha già una serie di criticità enormi: c’è un’area costruita (ex Fornace) che in seguito a una serie di fallimenti ha creato una zona fantasma, già occupata abusivamente, a 500 metri dal nuovo centro islamico. Quando si autorizzano operazioni così rilevanti bisogna anche prevedere le conseguenze delle scelte. Si cerca di imporre una operazione che travalica la possibilità di integrare della comunità umbertidese. C’è una base esplosiva tra i 2000 stranieri islamici su 17mila abitanti presenti a Umbertide. Molti di questi stessi non vorrebbero vedere realizzato questo monumento alla divisione. Una scelta così impattante, con un simbolismo così forte, doveva essere condivisa e discussa con la comunità. Il problema non è l’ordine pubblico all’interno della moschea ma l’attrazione di persone verso quel simbolo, che in un piccolo centro può essere una bomba ad orologeria. C’è un forte problema in città legato alla microcriminalità e allo spaccio di droga. Manca la sicurezza dato che dopo le 18 c’è solo una pattuglia dei Carabinieri per tutta l’Alta valle del Tevere

Per Sergio De Vincenzi (Rp) “si tratta di un progetto che va oltre ogni possibile limite. In Francia i centri islamici hanno creato divisioni e problemi seri. Molto preoccupato per queste scelte, che manifestano l’incapacità di prevedere quali conseguenze ci saranno”. “Importante – ha detto Silvano Rometti (SeR) – il rapporto con la Prefettura per misure che garantiscano la maggiore sicurezza della comunità. La situazione del centro culturale è ormai definita e le nostre valutazioni rischiano di essere influenzate da quanto avviene all’estero. Necessario aprire un confronto, dopo aver capito da dove provengono i finanziamenti, per capire come avere la massime garanzie quanto la struttura entrerà in funzione”.

Questa la replica del sindaco umbertidese Locchi:

I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno emanato norme che permettessero ai Comuni di gestire queste situazioni. Non partiamo dall’anno zero, la costruzione della struttura non attrarrà musulmani, ma servirà a quelli che già ci sono. Anzi il centro sarà anche piccolo per i 2mila musulmani che vivono ad Umbertide. Non si tratta di una mega struttura ed è comunque meglio avere un punto definitivo e individuato dove si riuniscono i fedeli di quella religione. Non si possono creare ghetti, come avvenuto in passato anche ad Umbertide, dove nascono solo problemi. Sto aspettando che il Prefetto convochi la Commissione provinciale per l’ordine e la sicurezza per affrontare la questione del centro islamico e quello della ex Fornace. La cittadinanza, negli anni, ha accettato la presenza degli extracomunitari, pur con qualche malumore legato ai sussidi sociali. Questa struttura ha dato la percezione vera di una presenza di extracomunitari di fede musulmana, una presenza ormai consolidata ma ora più evidente

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