Morte Lamberto, "Posso riconoscere pusher Cocoricò" - Tuttoggi

Morte Lamberto, “Posso riconoscere pusher Cocoricò”

Davide Baccarini

Morte Lamberto, “Posso riconoscere pusher Cocoricò”

Il giovane indagato tifernate è stato interrogato a Rimini | Emergono nuovi dettagli | Il sindaco difende la città
Ven, 31/07/2015 - 12:11

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Si è svolto ieri (giovedì 30 luglio), al tribunale di Rimini, l’interrogatorio del 19enne tifernate T.C., al momento unico indagato per la morte di Lamberto Lucaccioni, il 16enne deceduto al Cocoricò di Riccione lo scorso 19 luglio dopo aver ingerito una dose letale di ecstasy.

Il giovane, assistito dai suoi legali Gianni ed Eugenio Zaganelli, è stato sentito per quasi due ore dal gip Vinicio Cantarini e dal pm Elisa Millocco, ai quali avrebbe confermato, ancora una volta, di aver acquistato la droga all’interno della discoteca per uso personale e di averla poi venduta a Lamberto dietro sua personale richiesta. Quest’ultimo e il 19enne si sarebbero visti, per l’ultima volta, intorno alle 2, ora in cui è avvenuto, di fatto, lo scambio della dose fatale. T.C. avrebbe poi aggiunto di non aver visto il 16enne in uno stato di alterazione ma solo sudato ed euforico per il semplice motivo di essere in una dei locali più famosi della riviera romagnola. Non solo: pare che Lamberto, secondo il racconto del 19enne, abbia a sua volta ceduto la dose appena acquistata ad un suo amico lì presente e poi allontanatosi con lui, e che il 19enne conosceva appena. Questo particolare potrebbe far nascere dubbi sul fatto che il 16enne abbia effettivamente consumato la droga.

Per quanto riguarda le novità sul secondo pusher, l’uomo senza nome che gli avrebbe ceduto la droga, il 19enne ha aggiunto solo alcuni dettagli: il ricercato sarebbe un ragazzo italiano tra i 25 e i 30 anni, con uno spiccato accento meridionale e molto muscoloso che, quella sera, avrebbe indossato una canottiera nera. Il giovane indagato ha quindi dichiarato che sarebbe benissimo in grado di riconoscerlo qualora gli apparisse di nuovo davanti. Nessuna novità, invece, o quasi, sul pusher italiano (e non extracomunitario come era trapelato) che gli avrebbe venduto la droga presso il Parco di Palazzo Vitelli a Città di Castello. A proposito di quest’ultima indiscrezione è intervenuto il sindaco Luciano Bacchetta, che ha difeso a spada tratta lo spazio verde della sua città:

Che cosa sia Parco Vitelli è davanti agli occhi dei tanti che quotidianamente lo frequentano: uno spazio dove letture e laboratori per bambini sono attività quasi giornaliere, un momento di relax per i pomeriggi estivi delle famiglie, un’alternativa al mare per il fine settimana, una meta ombrosa per anziani e un luogo suggestivo dove i tifernati sempre più spesso aprono un libro e lo leggono, circondati dalla natura e dalla bellezza del palazzo. Associarlo ad altri contesti è offensivo oltre che profondamente falso. La demonizzazione gratuita di Parco Vitelli appare una scorrettezza e la sua sicurezza non è in discussione: l’intero perimetro è sorvegliato da un custode durante tutto l’orario di apertura, è controllato da telecamere, è oggetto periodicamente di sopralluoghi da parte delle forze dell’ordine. Additarlo può alimentare il sensazionalismo ma non il rispetto per le tante vittime della tragedia che lo ha incidentalmente chiamato in causa”.

All’interrogatorio di ieri erano presenti anche i genitori del ragazzo, profondamente sconvolti dalla vicenda, oltre che dal fatto di vedere il proprio figlio cedere al pianto per varie volte. Il 19enne, a cui il giudice ha imposto il divieto di uscire di casa nelle ore serali e notturne, sarebbe entrato nel giro della droga da soli 4 mesi.

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