Massacrò la moglie a colpi di martello / Rinaldi condannato a 30 anni

Massacrò la moglie a colpi di martello / Rinaldi condannato a 30 anni

E’ arrivata la sentenza per il femminicidio di Terni / La difesa annuncia il ricorso "No alla crudeltà come caso Parolisi"

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Trent’anni di carcere. E’ questa la pena per Franco Rinaldi, reo confesso dell’omicidio della moglie Giuseppa Corvi, uccisa a colpi di martello nella mattina del 14 aprile 2014. L’uomo è stato condannato anche alla sospensione della potestà genitoriale e all’interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata pena. Così ha deciso nell’udienza di oggi il gup Maurizio Santoloci che ha riconosciuto all’imputato, come chiesto dal pm Massini, le aggravanti della crudeltà, della premeditazione e del legame coniugale che lo legava alla vittima. Una sentenza, quella arrivata oggi, che ha comunque soddisfatto le parti civili, nonostante gli avvocati Daniele Federici, Andrea Temperanza e Francesca Abbati, legali dei genitori, dei fratelli della vittima e del figlio 16enne della coppia, avessero chiesto per il Rinaldi la condanna all’ergastolo con isolamento diurno (per ottenere una volta calcolato lo sconto di pena dovuto al rito abbreviato, l’ergastolo).

Ha ucciso con lucidità. Secondo lo psichiatra Alessandro Giuliani, incaricato lo scorso 20 dicembre dal giudice di effettuare una nuova perizia psichiatrica sull’imputato, Rinaldi sarebbe stato in pieno possesso della capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Nessuna attenuante dunque per l’autore dell’efferato delitto passato alle cronache come il “femminicidio di Terni”, nonostante l’avvocato Marco Angelini (difensore dell’imputato) avesse presentato lo scorso dicembre una consulenza tecnica in cui si evidenziava un parziale vizio di mente nel Rinaldi, tale da compromettere la lucidità dell’uomo e teso quindi ad attenuare l’impianto accusatorio nei suoi confronti. Pur ammettendo la presenza di un “disturbo della personalità” nell’imputato, la nuova perizia effettuata dal dott.Giuliani, ha di fatto smentito i risultati della consulenza tecnica circa il quadro psicologico del Rinaldi. Nei confronti dell’omicida, che aveva chiesto e ottenuto di essere giudicato nelle modalità del rito abbreviato, non sono state applicate misure cautelari.

Le prime ammissioni dell’omicida, reo confesso

Difesa pronta al ricorso. E’ già pronto al ricorso l’avvocato della difesa che definisce “sbagliata la sentenza che non riconosce nessuna attenuante e addebita l’aggravante della crudeltà”, l’avvocato non manca di far riferimento al processo per l’omicidio Rea, nel quale la Cassazione ha recentemente annullato l’aggravante della crudeltà a Parolisi. 

La ricostruzione del delitto. L’operaio la mattina del 14 aprile,  si è diretto a bordo di una vespa in via del Fringuello 4 dove viveva la moglie, dalla quale si era separato il dicembre precedente e ha atteso che il figlio adolescente uscisse di casa per andare a scuola. Poi è sceso in cantina per cambiarsi, infilandosi tuta, mascherina e sovrascarpe (abbigliamento che secondo la procura dimostra la lucida premeditazione del gesto). Salito nell’appartamento della moglie, l’avrebbe aggredita sulla soglia di casa, colpendola più volte alla testa con un martello che aveva portato con sé, per poi finirla perforandole un polmone con un coltello da cucina trovato in casa.

La scena del delitto. Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato il corpo della donna riverso nel sangue e hanno fermato l’omicida sul balcone di casa, mentre era intento a ripulirsi dal sangue. Al sostituto procuratore Elisabetta Massini, Rinaldi ha confessato di aver ucciso la moglie poiché questa aveva intenzione di separarsi da lui e gli impediva di vedere il figlio. Due (la prima delle quali poi ritirata) erano state le denunce presentate da Giuseppa Corvi contro il marito, a seguito di frequenti minacce e maltrattamenti. I famigliari della vittima, chiusi nel loro dolore, hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni fino al momento della sentenza.

di Giulia Argenti e Sara Minciaroni

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