L'urlo di Edvard Munch "deperisce" per l'umidità: la scoperta della ricercatrice perugina Letizia Monico - Tuttoggi

L’urlo di Edvard Munch “deperisce” per l’umidità: la scoperta della ricercatrice perugina Letizia Monico

Flavia Pagliochini

L’urlo di Edvard Munch “deperisce” per l’umidità: la scoperta della ricercatrice perugina Letizia Monico

Una scoperta che rende felici gli studiosi, ma anche gli appassionati: l'opera potrà essere esposta più spesso
Gio, 21/05/2020 - 09:26

Condividi su:


L’urlo di Edvard Munch “deperisce” per l’umidità: la scoperta della ricercatrice perugina Letizia Monico

C’è anche Letizia Monico, chimica del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia, che ha pubblicato i suoi risultati su Science Advances, tra il team di ricerca, perlopiù al femminile, che ha scoperto come mai il giallo de L’urlo di Edvard Munch, celeberrimo dipinto, si stia scolorendo.

La colpa non è della luce, come si è pensato per lungo tempo, ma dell’umidità che degrada le pitture a olio a base di solfuro di cadmio. Una scoperta che rende felice gli studiosi ma anche gli appassionati, visto che proprio il timore che la luce potesse comprometterne il già precario stato di conservazione ha fatto sì che negli ultimi 14 anni l’opera fosse esposta con il contagocce.

Da giallo e arancione a bianco avorio: ecco perché

Secondo uno studio condotto dal team del Munch Museum di Oslo, riportato lo scorso febbraio dal New York Times, le porzioni de L’urlo di Edvard Munch colorate inizialmente di giallo e arancione si stanno trasformando lentamente in bianco avorio, facendo perdere intensità al famoso dipinto, realizzato dal pittore norvegese nel 1910. E la ricercatrice perugina Letizia Monico, che già in passato aveva aiutato a difendere I Girasoli di Van Gogh, insieme a un team internazionale di ricercatori guidati dal Cnr ha scoperto che “l’artista ha miscelato diversi leganti, come i tempera, olio e pastello con pigmenti sintetici, dalle tonalità vibranti e brillanti per creare colori di forte impatto. Sfortunatamente, l’ampio utilizzo di questi nuovi materiali rappresenta una sfida per la conservazione a lungo termine delle opere d’arte del pittore norvegese”.

Lo studio su L’urlo di Edvard Munch: “Si scolorisce anche senza luce”

Lo studio, condotto grazie al supermicroscopio a raggi X della struttura europea per la luce di sincrotrone (Esrf) di Grenoble, pubblicato sulla rivista “Science Advance” e coordinato da Letizia Monico e Costanza Miliani del Cnr, fornirà le indicazioni per esporre il dipinto in condizioni di sicurezza e salvarlo dal degrado. In buona sostanza, per preservare il dipinto “i livelli di umidità relativa percentuale dovrano essere non superiori a circa il 45%” mentre andrà favorito il “mantenimento dell’illuminazione ai valori standard previsti per i materiali pittorici stabili alla luce, come il giallo di cadmio utilizzato nella tavolozza”.

Le analisi hanno permesso di rilevare che “la luce ha un impatto irrilevante sul deperimento di tali pigmenti rivelatisi più stabili alla fonte luminosa di quanto non siano i gialli di van Gogh nella serie dei Girasoli, ampiamente analizzati dallo stesso team Molab-Cnr”. Lo studio de L’urlo di Edvard Munch, dice ancora Letizia Monico, ricercatrice presso l’Istituto di scienze e tecnologie chimiche “Giulio Natta” del Cnr di Perugia “è stato integrato con indagini sui provini pittorici di laboratorio invecchiati artificialmente, preparati utilizzando una polvere storica ed un tubetto ad olio di giallo di cadmio appartenuto a Munch, aventi composizione chimica simile al pigmento giallo del lago del dipinto. Ne è emerso che il solfuro di cadmio originale si trasforma in solfato di cadmio in presenza di composti contenenti cloro ed in condizioni di elevata umidità relativa percentuale. Ciò accade anche in assenza di luce”.

Non solo L’Urlo: uno studio importante anche per altre opere

La novità dello studio – spiega il CNR – consiste anche nella integrazione di differenti tecniche d’indagine con un approccio che potrà essere utilizzato con successo per esaminare altre opere d’arte che soffrono di simili problemi. Infatti, “esistono differenti formulazioni dei pigmenti gialli a base di solfuro di cadmio. Esse non sono presenti solo nelle opere d’arte di Munch ma anche in quelle di altri famosi artisti a lui contemporanei, come Henri Matisse, Vincent van Gogh e James Ensor”, continua Costanza Miliani direttrice dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Ispc) del Cnr e coordinatrice del Molab, piattaforma europea finanziata dalla Commissione Europea nel contesto del progetto Iperion-Ch. Partner della ricerca erano iEsrf (European synchrotron radiation facility, Grenoble, Francia), Università degli Studi di Perugia (Italia), Università di Anversa (Belgio), Bard Graduate Center di New York (USA), sincrotrone tedesco DESY (Amburgo), Munch Museum (Oslo).

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Lascia i tuoi dati per essere tra i primi ad avere accesso alla Nuova Versione più Facile da Leggere con Vantaggi e Opportunità esclusivi!

true Cliccando sul pulsante dichiaro implicitamente di avere un’età non inferiore ai 16 anni, nonché di aver letto l’informativa sul trattamento dei dati personali come reperibile alla pagina Policy Privacy di questo sito.
"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Grazie per il tuo interesse.
A breve ti invieremo una mail con maggiori informazioni per avere accesso alla nuova versione più facile da leggere con vantaggi e opportunità esclusivi!