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Lirico Spoleto, travolgente successo de “L’ammalato immaginario” | L’ Appocundria del clistere!

Carlo Vantaggioli

Lirico Spoleto, travolgente successo de “L’ammalato immaginario” | L’ Appocundria del clistere!

Lun, 13/09/2021 - 13:20

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Oggi al Lirico Sperimentale di Spoleto l'Intermezzo rappresenta una solida palestra per i giovani cantanti vincitori del Concorso Comunità Europea

Per rendere un Intermezzo settecentesco una miniatura stupefacente, ricca di sapore e gusto, è necessario avere tre elementi di base: un regista che la sa lunga anche in termini di scenografia (e dunque di misura dello spazio scenico), un Direttore d’orchestra (o meglio un Maestro Concertatore) che la sa lunghissima sul mare magnum della musica settecentesca e infine, almeno due cantanti che siano straordinariamente malleabili nella scrittura di scena.

A Spoleto, sempre grazie al Teatro Lirico Sperimentale, queste “pietanze” perfette vengono appunto servite ormai da quasi 10 anni e sempre con successi entusiasmanti di pubblico e critica.

L’esperienza nel settore maturata sulle assi dei palcoscenici spoletini, e spesso anche dei teatri regionali, non ha eguali in Italia, per frequenza, ricchezza della ricerca storico-musicale (lunga e fruttuosa la collaborazione del Lirico con il Centro Studi Pergolesi dell’Università degli Studi di Milano), e unanime consenso nella realizzazione scenica.

L’elenco dei titoli e degli autori sarebbe lungo e annoierebbe i lettori. Ci limitiamo dunque, a conclusione delle consuete tre rappresentazioni, a citare l’ultima creatura messa in scena in occasione della celebrativa 75 edizione di vita dell’Ente Lirico spoletino: L’ammalato immaginario di Leonardo Vinci.

Il Cast

Artefici del successo ed elementi imprescindibili della “pietanza” meravigliosa di cui sopra sono stati il regista e scenografo Andrea Stanisci, il Direttore e M° concertatore Pierfrancesco Borrelli e i cantanti solisti Chiara Boccabella e Giorgia Teodoro nella parte di Erighetta e Alberto Petricca e Matteo Lorenzo Pietrapiana nella parte di Don Chilone.

Il tutto nella consueta alternanza di cast nelle 3 repliche.

I costumi sono di Clelia De Angelis e le luci di Eva Bruno. Al cembalo il M° Davor Krkljus.

Stanisci e Borrelli, quasi una coppia di fatto, ma anche molto prossimi a impersonificare Il Gatto e la Volpe, sono due colonne portanti dell’esperienza negli Intermezzi del Lirico Sperimentale. Senza di loro l’alchimia scenica e musicale della rappresentazione settecentesca perderebbe una delle caratteristiche principali: la teletrasmissione seduta stante del pubblico nel divertito e divertente mondo della musica barocca.

Come è noto, l’Intermezzo era una sorta di cadeau compensativo che avrebbe dovuto intrattenere il pubblico nel corso di lunghissime rappresentazioni di opere classiche quasi sempre prossime alle 3-4 ore di durata.

Un Intermezzo, dunque (banalizzando), non era altro che una sorta di Carosello televisivo tra uno spettacolone e l’altro della prima serata.

Incredibile ma vero, il tema era sempre lo stesso: corna, tontoloni con i soldi raggirati da abili servette, furfanterie varie, spesso en travesti, amori impossibili ed anche curiosi esperimenti linguistici con onomatopee e scilinguagnoli composti da mille idiomi che somigliano molto ad alcune lingue parlate nel medioevo. Come la famosa intemerata sul diavolo e la penitenza di Frate Salvatore ne Il Nome della Rosa.

Canta ad esempio il Dottor Guarisci (Enrighetta en travesti). “…il suo mal non ha origini nè da vasi sanguiferi nè meno da linfatici, ma da un retento liquido che fatto nimis turgido, conforme insegna Ippocrate, fit venenum in corpore; ma senza oprar mercurio ed antimonio, per questo mal vipereo è il più certo rimedio il matrimonio!”. Dove lo sposalizio alla fine è l’unica cosa comprensibile per il Don Chilone frastornato!

Tutto si complicava, al limite del parossistico, per poi risolversi in un finale trionfante, con amore o senza.

Sinossi

«L’ammalato immaginario – afferma il Presidente del Centro Studi Pergolesi e Professore associato di Storia del Melodramma e Filologia musicale presso l’Università degli Studi di Milano Prof. Claudio Toscani – è il titolo di tre intermezzi comici del compositore calabrese Leonardo Vinci. Inseriti tra gli atti dell’Ernelinda questi intermezzi sono costituiti da una serie di scene comiche, che vedono agire una piacente vedovella intenta ad approfittare dell’ipocondria di un facoltoso scapolo per farsi sposare, assumere il controllo della casa e mettere le mani sul suo patrimonio».

Erighetta, una giovane rimasta precocemente vedova, decide che è arrivato il tempo di risposarsi. La sua scelta ricade su Don Chilone, anziano ricco e ipocondriaco a cui Erighetta suggerisce di affidarsi alle cure di una moglie. Don Chilone ribatte affermando che il suo dottore, per evitare di peggiorare il suo stato di salute, gli ha suggerito di non sposarsi e allora la giovane gli consiglia di incontrare il dottor Guarisci, un certo medico di sua conoscenza dalle cure miracolose. Don Chilone accetta di buon grado. A casa di Don Chilone si presenta allora il medico (in realtà la stessa Erighetta travestita da dottore), che dopo averlo visitato afferma che l’unica soluzione a tutti i mali fisici del paziente è il matrimonio – possibilmente con una giovane vedova. Don Chilone si propone quindi a Erighetta, che accetta, non prima di essersi assicurata il completo governo delle proprietà del futuro marito.

L’Appocundria del Clistere

L’Appocundria (ricordiamoci il famoso brano di Pino Daniele) è qualcosa di molto simile a uno stato di ipocondria dovuto a molteplici cause. Nello specifico dell’Intermezzo spoletino, ad uno strano benessere nel malessere dove Don Chilone si abbandona molto volentieri alle cure di una sorta di infermiera muta, la brava e divertente attrice Diletta Masetti, protesa ad ogni sorta di accondiscendenza, quasi viziosa, per il padrone pseudo-malato. Apoteosi quando Don Chilone conteggia in una addizione esilarante i clisteri praticatigli :

Uno, due, tre e quattro,

quattro e quattro, che fan otto, otto e dieci fan diciotto,

e poi sei fan ventiquattro.

Ventiquattro cristeri ne l’altra settimana e dieci in questa, son quattordici meno;

ora m’avveggio perché son stato peggio.

Avremmo potuto parlare genericamente di ipocondria, ma nella messa in scena spoletina si sente la mano sapiente di un partenopeo verace come il M° Borrelli e del suo complice Stanisci, che dotano di Appocundria appunto il protagonista che sobbalza spesso su una derelitta sedia a rotelle in preda a fremiti di malattia capriccevole oltre che capricciosa, ogni qualvolta la vedova dominatrix in tailleur di pelle rossa, Erighetta, gli nega i consueti benefit di sostegno (bevande gassate, merendine e pranzetti…) che invece l’ infermiera muta, forse anche innamorata, elargisce copiosi al malaticcio.

Scene impagabili di vita coniugale che, stranamente nel caso degli Intermezzi, stavolta trovano anche un minimo di sostegno nel testo, normalmente e per consuetudine scarno fino all’osso.

Ci mette una bella dose di Commedia dell’Arte anche Andrea Stanisci che tira fuori la parte attoriale dei giovani cantanti e li fa muovere su un canovaccio che nello spettacolo di domenica 12 settembre, ultima replica, è andato anche fuori traccia con i cantanti che si liberano delle insicurezze nei movimenti ed osano qualcosa in più.

Il tutto sotto l’occhio vigile del M° Borrelli che sa come compensare il non previsto e chiude il cerchio di una meritevole e gradevolissima rappresentazione settembrina.

Se ne esce tutti più rinfrancati e con le mascelle dolenti per le risate, che è la speranza segreta di chi nel Lirico Sperimentale crede sempre più strenuamente in questo genere musicale.

Come sempre, non ci facciamo mancare l’occasione per ricordare a tutti che l’esperienza dello Sperimentale ha molto da dare anche al Festival dei Due Mondi e che una collaborazione per un progetto nel genere specifico, sarebbe caldamente auspicabile.

Ancora ci ricordiamo l’accapigliamento per trovare i biglietti delle sole due messe in scena de Il Matrimonio Segreto di Cimarosa nel 2013 a Spoleto56.

Forse nel settecento il genere era considerato un compendio gradito, ma quasi scontato. Oggi invece al Lirico Sperimentale di Spoleto l’Intermezzo rappresenta una solida palestra per i giovani cantanti vincitori del Concorso Comunità Europea, ma soprattutto rappresenta un ora di spassionata ilarità nella superba qualità musicale e drammaturgica dei suoi allestimenti.

Bravi tutti come sempre, missione compiuta!!

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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