E' un fenomeno dilagante, incontenibile, ma quello che viene spontaneo chiedersi è se ci sia un'effettiva necessità. La costruzione di case, palazzi, villette a schiera stanno invadendo ogni angolo vuoto di Foligno. Nella prima periferia specialmente, dove era possibile godere di ampi spazi aperti, lunghe distese di campagna, oggi trovarne ancora è diventato quasi una rarità.
Certo dopo il terremoto del 1997, che ormai sembra diventato uno spartiacque, un po' come prima e dopo Cristo, è stata fisiologica un'intensa attività edile. Molti hanno avuto dei grandi danni alle proprie abitazioni, tanto che in alcuni casi si è deciso di ricostruire da nuovo. Normale è anche che proprio i danneggiamenti del sisma siano stati un'occasione per ritagliarsi il tanto sognato spazietto verde proprio fuori dal portone, e così gli abitanti del centro hanno optato per il decentramento.
L'indubbio vantaggio economico proveniente dai finanziamenti pubblici, ha permesso a tanti di aggiustare gli appartamenti in centro, per poi affittarli e scegliersi la residenza altrove.
Tutto più o meno normale, ma quello che fa pensare è che a distanza di più di dieci anni continuano a dilagare le imprese costruttrici che mettono a frutto la propria opera ovunque là dove un fazzoletto di terra si presti all'edificazione. Ci sono ancora abitazioni dove nessuno dimora, perché non sono state ancora affittate o vendute e per tutta risposta si fabbricano ancora palazzine e mini quartieri.
Il rischio che si corre è duplice: da una parte tante case nuove che rimangono disabitate, e che rischiano di continuare ad essere inutilizzate ancora per molto perché si sta esaurendo la richiesta, dall'altra parte c'è una progressiva perdita di un patrimonio importante che è la campagna.
Come ha auspicato pochi giorni fa ad una conferenza Umberto Tonti (presidente dell'associazione “Rasiglia e le sue sorgenti”) saranno le zone montane che circondano Foligno ad essere la vera periferia. Ovviamente Tonti lo diceva affinché il comune riversi maggiore attenzione per quelle zone, ma la realtà è che l'attuale periferia sta diventando l'ampliamento del centro storico.
(Valentina Ballarani)