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Jp Industries senza liquidità dalle banche, ancora timori per sito di Nocera

Redazione

Jp Industries senza liquidità dalle banche, ancora timori per sito di Nocera

Tiene ancora banco la questione dei lavoratori ex Merloni, il consigliere regionale Smacchi: "Produzione ai minimi termini per l'assenza di credito da parte delle banche"
mercoledì, 18/04/2018 - 16:27

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Jp Industries senza liquidità dalle banche, ancora timori per sito di Nocera

Questa mattina ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale al fine di conoscere quali prospettive e quali interventi si stanno definendo per il rilancio delle attività produttive della Società Jp Industries, con particolare riferimento allo stabilimento umbro di Colle di Nocera Umbra, anche alla luce dei preoccupanti dati di bilancio riferiti al triennio 2014-2017 annunciati dalla Società, con perdite nel triennio di oltre 8milioni di euro, e dell’assestamento del fatturato a 26milioni di euro annui, ovvero un fatturato simile a realtà con molti meno dipendenti e lontano dai numeri dei tempi d’oro dell’allora ‘Antonio Merloni'”. È quanto fa sapere il consigliere regionale Andrea Smacchi (Partito democratico).

“Il principale motivo dello stallo della Jp – spiega Smacchi – è da ricondursi ad una produzione ridotta ai minimi termini a causa principalmente dell’assenza di concessione di crediti da parte degli istituti bancari. Per la piena attuazione del piano industriale – continua – servono circa 30 milioni di euro per far ripartire a pieno regime la produzione ed evadere ordini già presenti. Negli stabilimenti ex Merloni, tranne una ventina di dipendenti che lavorano in maniera continuativa, per gli altri, circa 200, è in atto una rotazione del personale che impegna i lavoratori solo qualche giorno al mese e contemporaneamente si stanno riorganizzando linee e spazi”.

Secondo Smacchi, si tratta di “fatti che inducono a pensare che la proprietà stia definendo una nuova strategia aziendale per tutti i siti produttivi ed in particolare per quello di Colle di Nocera Umbra. Lo sblocco dei crediti – commenta – è tanto più necessario ed urgente visti i preoccupanti dati di bilancio del periodo 2014 – 2016 in cui l’azienda ha registrato perdite per oltre 8 milioni di euro, nonostante la stragrande maggioranza degli stipendi dei circa 700 dipendenti sia stata coperta dalla cassa integrazione straordinaria, peraltro in scadenza alla fine di questo anno”.

“Va inoltre evidenziato – aggiunge Smacchi – come proprio per venir incontro alle esigenze di bilancio della Jp, i lavoratori in un recente incontro con la proprietà, si sono messi a disposizione della società accettando un percorso di rilancio dell’azienda che prevede la rinuncia a crediti maturati e non pagati pur di salvaguardare il loro posto di lavoro. Quella della Jp – continua – è una vicenda che va avanti stancamente e senza alcuna chiarezza da troppo tempo. Un susseguirsi di rinvii ed incertezze che hanno minato fino a questo momento, qualsiasi ipotesi di rilancio dell’attività produttiva”.

“È chiaro – conclude Smacchi – che la base per una concreta ripartenza della Jp e del suo piano industriale sta nello sblocco delle linee di credito da parte delle banche, ma è altrettanto chiaro come per la credibilità di tutti gli attori coinvolti in questa vicenda sia giunto il tempo di trovare una soluzione che possa salvaguardare impresa e lavoratori”.


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