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Irlanda, stroncato canale di droga con Perugia / Presi latitanti nigeriani

Redazione

Irlanda, stroncato canale di droga con Perugia / Presi latitanti nigeriani

Le ricerche internazionali della polizia a caccia di "Cosa Nostra Nigeria"
Mer, 29/10/2014 - 10:35

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Irlanda, stroncato canale di droga con Perugia / Presi latitanti nigeriani

Un pericoloso latitante nigeriano è stato arrestato in Iralanda, lo scorso martedì 21 ottobre: un duro colpo quello assestato alla malavita organizzata africana, che “mette a disposizione” i suoi corrieri ovulatori che collegano lo spaccio di droga trasportando stupefacente in giro per l’Europa, Perugia inclusa. L’arresto è avvenuto grazie alla più ampia collaborazione tra le polizie italiana ed irlandese. L’uomo è un pericoloso latitante nigeriano, ormai da mesi ricercato dalla Polizia italiana e destinatario di Mandato di Arresto Europeo. E’ ritenuto un vero e proprio riferimento, attualmente in Irlanda, nell’ambito del narcotraffico internazionale. Soltanto 2 giorni dopo, è stata catturata anche la moglie, ugualmente ricercata in ambito internazionale.
Gli arrestati – L’uomo, Yemi Moshood Olatunde, nato a Lagos (Nigeria) il 4 aprile 1967, pluripregiudicato, è stato dichiarato latitante dalle competenti Autorità Giudiziarie italiane in quanto, destinatario di due diversi ordini di carcerazione definitivi, entrambi emessi per condanne successive a procedimenti penali per traffico internazionale di droga, aveva fatto perdere le sue tacce dal territorio nazionale. Il nigeriano, considerando i soli “debiti di giustizia” con lo Stato italiano, deve scontare complessivamente 22 anni di reclusione: la gravità delle sanzioni penali a lui comminate è strettamente legata all’elevato “spessore criminale” del soggetto, il quale non è semplicemente un trafficante ma, come le indagini a suo carico hanno consentito di accertare, ha costituito, promosso ed organizzato vere e proprie “associazioni” criminali dedite al narcotraffico, rientrando assolutamente nella fattispecie delineata dall’art. 74 del DPR. 309 del 1990 che, prevedendo la versione “associata” dello spaccio di droga, punisce con pene ben più severe chi gestisce simili traffici.
La donna, Ahmed Aisha, soprannominata “Linda”, nata in Nigeria il 14 aprile 1965, per motivi analoghi a quelli che vedono incriminato il marito, deve scontare 20 anni di reclusione, anch’essa in virtù di condanne divenute ormai esecutive.
“Soggetti pericolosi” – Proprio in virtù dei loro comuni trascorsi criminali e giudiziari, i due si sono guadagnati due posti nella lista dei soggetti considerati di “massima pericolosità”, attentamente scelti e selezionati dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza attraverso il giudizio del G.I.I.R.L. (Gruppo Integrato Interforze per la Ricerca dei Latitanti più pericolosi): liberamente consultabile su internet, comprende le effigi ed i nominativi dei soggetti ricercati di maggiore spessore criminale e pericolosità, italiani e stranieri e comunque legati a consorterie criminali organizzate, intese sia in senso “tradizionale” (mafia, camorra, ‘ndrangheta, etc.), sia in senso “atipica”, come le varie “mafie” etniche (nigeriana, albanese, etc.). La loro latitanza, risale a quasi 15 anni fa: l’uomo risulta scomparso dal 2000, mentre la compagna dall’anno successivo.
L’indagine Turnover – “TURNOVER” è un’attività investigativa della Polizia di Stato, svolta dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura di Perugia, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Perugia, volta alla disarticolazione di un sodalizio criminale nigeriano, con propaggini in tutto il mondo, dedito al traffico internazionale ed all’immissione, sul territorio italiano, di ingenti quantitativi di “eroina” e “cocaina”. In ambito nazionale, il referente centrale, tale Anioke Jonathan, aveva collaterali in molti stati europei (Spagna, Gran Bretagna, Irlanda) e fuori dall’Europa (in Africa, in Sudamerica, in Pakistan) e, all’esito di una complessa attività investigativa che ha portato al recupero di circa 10 Kg. di sostanza stupefacente ed all’arresto in flagranza di numerosi corrieri-ovulatori, lo scorso maggio sono stati emessi ben 38 ordini di custodia cautelare a carico dei vari componenti del gruppo.
La doppia identità –  In collegamento diretto con il predetto “boss” nigeriano, in Irlanda vi era proprio Olatunde il quale, unitamente alla moglie, entrambi già latitanti per i suddetti motivi e con l’utilizzo di generalità e documenti falsi, gestivano un intenso volume d’affari avente ad oggetto il narcotraffico. A Dublino, i due coniugi, sotto falso nome, avrebbero condotto una vita apparentemente “normale”. L’uomo, infatti, pur continuando a gestire i suoi traffici di droga, sarebbe stato assunto quale addetto alla sicurezza in un centro commerciale, mentre la donna, sotto il falso nome di Emerokwam Gloria, avrebbe dissimulato a sua volta la sua illecita attività assumendo la carica di Presidente della Sezione Femminile del gruppo etnico nigeriano denominato “Anioma Union Ireland”, attivando anche, in ordine a tale carica, un account su “Facebook”.
Le ricerche internazionali –  In occasione della conclusione dell’operazione “TURNOVER”, per la quale quasi 20 soggetti sono stati arrestati contemporaneamente e altri soltanto successivamente, è stato necessario attivare una serie di procedure, attraverso i canali internazionali, per procedere alle ricerche dei personaggi, coinvolti nell’organizzazione criminale, presenti all’estero.
Tra essi, i due latitanti in narrativa sono sempre stati di particolare interesse per gli investigatori, considerato il loro livello criminale, in particolar modo attesa l’iscrizione, dell’uomo, nell’elenco dei soggetti ritenuti più pericolosi.
A tal fine, all’esito di una riunione operativa tenutasi a Dublino tra le due polizie, sono state attivate le ricerche, effettuate grazie alla sinergia tra la polizia irlandese, quella britannica e quella italiana, rappresentata dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura di Perugia, con il raccordo di Interpol che, per la parte italiana, opera all’interno del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza.
I due nigeriani, nello specifico, sono stati colpiti dal Mandato d’Arresto Europeo, che è quel provvedimento con il quale una determinata condanna definitiva viene “internazionalizzata” e resa esecutiva su tutto il territorio dei paesi europei che hanno aderito al Trattato di Schenghen.
La cattura – Dopo qualche mese di ricerche estenuanti, è giunta la buona notizia tanto attesa: attraverso i predetti canali internazionali, le autorità irlandesi hanno comunicato formalmente l’avvenuta cattura dei due latitanti per i quali, attualmente a disposizione delle autorità irlandesi, sarà tempestivamente avviato il protocollo necessario alla loro estradizione.

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