“Beppe Fenoglio – Teatro”. Questo il titolo del libro pubblicato da Einaudi e in distribuzione in tutte le librerie di Italia dal 27 febbraio scorso. Curato dalla spoletina Elisabetta Brozzi (Università degli Studi di Perugia), la pubblicazione è un'analisi della attività teatrale dello scrittore di Alba, profondo conoscitore e amante della letteratura inglese: un “corpus compatto” in cui vengono presentati “i testi misconosciuti e dispersi che aprono e chiudono la carriera letteraria di Beppe Fenoglio”.
Questa lettura nuova sulla produzione teatrale di Beppe Fenoglio tenta di sottolineare come l'impegno drammaturgico confermi la capacità dello scrittore di esprimere, attraverso sistemi stilistici diversi, alcune delle immagini “mitiche” presenti in molta parte della sua opera.
La voce nella tempesta è la riduzione teatrale del romanzo Wuthering Heights di Emily Brontë, elaborata poco dopo che il giovane Fenoglio ha assistito (ad Alba nel 1945 in un campo da pallone elastico utilizzato come arena estiva) alla proiezione del film di W. Wyler. Il romanzo è uno dei suoi preferiti, il film non lo convince, ma lo sprona a cimentarsi in un adattamento per la scena. Un altro lavoro giovanile è Serenata a Bretton Oaks, costellato dalle suggestioni delle letture di Piccola città di Thornton Wilder e dell'Antologia di Spoon River: è un doppio dramma d'amore che tocca la giovane e attraente Cathy e il giovane maestro Joel, appena “venuto da lontano”, e Amy e Joshua Colburn che tanti anni prima non ebbero la forza di percorrere insieme la strada dell'amore. Solitudine è un testo degli ultimi anni: la terza stesura venne pubblicata appena otto giorni prima della morte dello scrittore. Atto unico è ambientato nel periodo dello sbandamento, i cui personaggi sono la signora Mussi, la figlia Lalla, il partigiano Bob: sorprendente lo stile che, alquanto manierato, è decisamente lontano dalla secchezza degli altri testi teatrali di argomento partigiano.
La prima presentazione pubblica del libro, organizzata dalla Presidenza del Consiglio comunale di Spoleto, si terrà sabato 29 marzo 2008, alle ore 18 presso la Sala dei Duchi del Palazzo Comunale.
Interverranno la figlia di Beppe Fenoglio, Margherita Fenoglio; Edoardo Borra, responsabile del Centro di Documentazione “Beppe Fenoglio” di Alba, Giovanni Falaschi, docente di Letteratura Italiana presso l'Università degli Studi di Perugia e la curatrice del libro Elisabetta Brozzi.
NOTE BIOGRAFICHE DI BEPPE FENOGLIO
Beppe (Giuseppe) Fenoglio nasce nella capitale economica delle Langhe, ad Alba (Cuneo), il 1 marzo 1922 da Amilcare e Margherita Faccenda. Nonostante l'estrazione modesta della sua famiglia – i genitori gestiscono una macelleria nella zona delle vecchie case intorno al Duomo – arriva a frequentare il liceo. Qui incontra due insegnanti di gran valore: il professore di filosofia, Pietro Chiodi, e quello d'italiano, Leonardo Cocito – entrambi antifascisti e partigiani combattenti. Agli anni del tanto amato liceo risale la sua fortissima passione per la lingua e la letteratura inglese e americana: per James, Lawrence, Conrad, Yeats, Coleridge, Shakespeare.
In seguito s'iscrive alla Facoltà di Lettere di Torino, ma per la chiamata alle armi interrompe gli studi universitari, senza mai più riuscire poi a conseguire la laurea. Nel 1943 frequenta un corso per allievi ufficiali; quindi viene trasferito a Roma, da dove, dopo l'armistizio dell'8 settembre, riesce a tornare ad Alba.
Qui si arruola tra i partigiani, prima in un gruppo comunista, poi, nell'estate del '44, in formazioni monarchiche, nei cosiddetti «azzurri» o «badogliani», e precisamente nel reparto di Enrico Martini Mauri e di Piero Balbo. Negli ultimi mesi di guerra è ufficiale di collegamento con la missione inglese di stanza nel Monferrato. Nel corso della lotta armata sulle colline i suoi genitori vengono arrestati per rappresaglia dai fascisti, ma poi rilasciati.
Dopo la liberazione, ritorna – e per sempre – nella sua amatissima Alba. Solamente nelle Langhe, Fenoglio, il gentleman-writer dal carattere duro e ostinato, ritroso e selvatico, ritrova e riconosce intero se stesso e il mondo. S'impiega pertanto come procuratore presso un'azienda vinicola, la ditta Marenco: lavoro che fino alla fine non vorrà mai abbandonare. «Se andassi da un'altra parte – confessa a sua madre – non troverei più il tempo per scrivere». Infatti, è proprio all'indomani della guerra che Fenoglio inizia a dedicarsi alla narrativa. Molti dei suoi manoscritti sono vergati sul retro delle carte commerciali della ditta.
La sua vita si svolge così, tra gli affetti familiari – nel 1960 sposa Luciana Bombardi e nel 1961 nasce la figlia Margherita – e il lavoro d'ufficio, la passione per lo sport e la dedizione alla scrittura.
Il suo esordio letterario, tuttavia, non è affatto facile. Nel 1949 l'editore Einaudi rifiuta la sua prima raccolta Racconti della guerra civile; e l'anno successivo Elio Vittorini, sempre per Einaudi, gli consiglia di sacrificare il romanzo La paga del sabato per ricavarne due racconti. Solamente nel 1952 Vittorini gli pubblica, nella collana di narrativa I gettoni, di Einaudi, la raccolta di racconti I ventitre giorni della città di Alba. Poi, nel 1954, sempre nella stessa collana, esce il romanzo breve, centrato sul mondo delle Langhe, La malora.
L'anno successivo viene pubblicata, sulla rivista «Itinerari» con il titolo La ballata del vecchio marinaio, la traduzione di The Rime of the Ancient Mariner, di S.T. Coleridge, ristampata nel 1964 (e poi nel 1966) da Einaudi. Deluso dalla sfavorevole accoglienza della critica e dalle riserve espresse da Vittorini su La malora, rompe con Einaudi e nel 1959 pubblica presso Garzanti il romanzo Primavera di bellezza, per il quale nel '60 gli viene assegnato il Premio Prato.
Nel 1962, inoltre, vince il Premio Alpi Apuane per il racconto Ma il mio amore è Paco, apparso sul n.150 di «Paragone». E proprio in Versilia dove è andato a ritirare il premio, per la prima volta, in modo acuto e allarmante si fa sentire il male che presto lo condurrà alla morte.
Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963 Fenoglio muore a Torino per un cancro ai polmoni.
Nello stesso 1963 viene edita, insieme con Una questione privata, la raccolta di racconti Un giorno di fuoco, che ottiene il Premio Puccini-Senigallia. Lo stesso volume viene riedito nel 1965, ma con il titolo Una questione privata.
Postumi appaiono, inoltre, Frammenti di romanzo su «Cratilo» (luglio 1963), Aloysius Butor su «45° Parallelo» (1964) e L'affare dell'anima su «Fenoglio inedito» (1968). Dai manoscritti, raccolti ad Alba in un apposito Fondo Fenoglio – che tanti problemi filologici e critici hanno sollevato – sono stati ricavati anche altri volumi: Il partigiano Johnny, vincitore del Premio Prato (1968), e La paga del sabato (1969).
E ancora sono usciti Un Fenoglio alla prima guerra mondiale (1973), La voce nella tempesta (1974), riduzione teatrale del romanzo di Emily Brontë, Wuthering Heights (Cime tempestose) e Il vento nei salici (1982), traduzione di The Wind in the Willows, di Kenneth Grahame.
Nel 1978 è stata pubblicata, infine, presso l'editore Einaudi l'edizione critica delle sue Opere, diretta da Maria Corti.