I Love Spoleto, entusiasmo e applausi per i Kataklò | Danza, atletismo, teatro e poesia

I Love Spoleto, entusiasmo e applausi per i Kataklò | Danza, atletismo, teatro e poesia

Un nuovo importante successo tra gli appuntamenti della rassegna di I Love Spoleto | Grande attesa per il Tributo a Rudolf Nureyev

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Ne è passata di aria in volo dai tempi di Livingston, la coreografia che nel 2005 ha aperto le porte del successo internazionale ai Kataklò (dal greco antico “io ballo piegandomi e contorcendomi” ). Aria, perchè in quella coreografia firmata da Giulia Staccioli, ex olimpionica di ginnastica a Seoul e Los Angeles, e attualmente coreografa, regista, direttrice artistica e mentore assoluta dei Kataklò, si materializzava una idea artistica ben precisa che era quella del volo e della sospensione da terra.

Ma in Livingston così come anche in altri lavori successivi, Play o anche Eureka, visti ieri sera al Teatro Romano, per il secondo weekend di I Love Spoleto, in una versione ridotta per motivi tecnici legati alla conformazione del Romano, non devono trarre in inganno le “abbondanti” fisicità dei danzatori-atleti, che qua e là si materializzano nella coreografia.

Esiste infatti un percorso artistico degli ultimi 20 anni dei Kataklò che ne fa attualmente l’unica scuola, o meglio Accademia, in cui studiare i limiti del proprio corpo in movimento, nell’asatto istante in cui ci si costituisce in “teatro” e dunque in poesia per il pubblico. Eureka e Play ne sono una prova evidente. I danzatori-atleti di Giulia Staccioli questa volta mettono più del solito i piedi a terra e trovano nuove radici su cui fondare il movimento. Che poi ci si trovi in un sogno o magari a bordo di un curioso Bob a Due umano che, alla fine della discesa vorticosa in pista, si fa una risata compiaciuta, la cosa non cambia.

Chi conosce bene questa compagnia che si definisce Athletic Dance Theatre, sa che gli insegnamenti da cui tutto è partito sono quelli di Moses Pendleton, fondatore dei Momix, alla cui scuola Giulia Staccioli deve molto. I Momix, vecchia conoscenza festivaliera, come prima ancora i Pilobolus (di cui Pendleton è stato un fondatore ndr.), sin dai primi anni ’70 hanno lavorato esclusivamente sulle possibilità del corpo umano di destrutturarsi in movimenti (anche vere e proprie contorsioni) che diventassero poi parte di una drammaturgia di natura coreografica.

La Staccioli aggiunge però nel suo lavoro, seppure mai portato all’estremo, elementi strumentali che modificano il senso del movimento umano, basandosi sulla esperienza della ginnastica artistica, ma  cambiando (ecco la novità) anche il piano di lavoro, non più un palcoscenico orizzontale ma anche vorticosi e complicati piani inclinati come in Love Machines.

In tutto questo vale sempre l’insegnamento di Pendleton-Momix che attraverso alcuni elementi esterni alla danza, materiali o altro, offre quella possibilità-opportunità di creare poesia. L’apertura dello spettacolo spoletino, in questo senso, è stata di grande impatto, con due coppie di danzatori -atleti imperniati su trampoli dalla foggia arcaica, dai quali i due corpi non scendono mai, tranne qualche raro accenno della figura femminile.

Un lavoro che non avrebbe compimento senza una scelta sapiente di musica e luci.

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Ma dopo 20 anni di attività, anche la parte teatrale dei Kataklò inizia a delinearsi meglio. Ed in questo è bene ricordare un’altro degli insegnamenti fondamentali ricevuti da Giulia Staccioli agli esordi nel mondo della danza. Stiamo parlando dell’esperienza agli Alvin Ailey Studios, alla corte di Alvin Ailey altra vecchia conoscenza del Festival. Di Ailey basta osservare attentamente la famosa e premiatissima “masterpiece”, Revelations, per capire meglio il senso di una evoluzione drammaturgica che tende ad equilibrare meglio le tre componenti della compagnia Kataklò, l’atletismo, la danza e il teatro, appunto.

Vorremmo aggiungere di nostro, anche qualche traccia di mimetismo alla Mummenschanz (anche qui c’è lo zampino di una italiana, Floriana Frassetto, ed anche loro visti a Spoleto già negli anni ’70). Ci riferiamo alla coreografia in cui un danzatore usa una maschera illuminata a led e dove l’attenzione si concentra fatalmente sul movimento della stessa nella semi oscurità del teatro. Ma è bene non tradire troppo le intenzioni di chi la danza la disegna e poi la fa davvero sul palcoscenico.

Una nuova serata di grande impatto emotivo per il programma di I Love Spoleto, ed un successo di pubblico che non lascia molti spazi vuoti al Teatro Romano (quasi 900 spettatori), gremitissimo di amanti della danza, ma sopratutto di giovanissimi fans della compagnia, che con la sua Accademia, nata da poco sta offrendo una vera e concreta opportunità a tutti coloro che vogliono mettersi alla prova sfruttando la base di una consolidata esperienza internazionale come quella di Giulia Staccioli e del suo Staff. Una realtà, vale ripeterlo, tutta italiana.

Entusiamo e tantissimi applausi a Spoleto che precedono l’appuntamento-Tributo dedicato a Rudolf Nureyev, questa sera, 28 luglio alle ore 21, 15, al Teatro Romano, e che tanto sta facendo parlare anche a livello mediatico, per la partecipazione delle più celebrate etoile del panorama internazionale della danza, provenienti da teatri come il Mariinskij e il Bolshoi.

Riproduzione riservata

Foto-Video: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli- Sara Cipriani)

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