Giubileo dei Giovani, mons. Boccardo: "Dio parla nel silenzio, senza parole. Se fuggite il silenzio, fuggite da Dio" - Tuttoggi.info

Giubileo dei Giovani, mons. Boccardo: “Dio parla nel silenzio, senza parole. Se fuggite il silenzio, fuggite da Dio”

Redazione

Giubileo dei Giovani, mons. Boccardo: “Dio parla nel silenzio, senza parole. Se fuggite il silenzio, fuggite da Dio”

Messa in Duomo a Spoleto per i Giovani accolti in Città e in cammino verso Roma. Il grazie dell'arcivescovo al servizio diocesano di pastorale giovanile
Dom, 27/07/2025 - 16:02

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Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”: con questa espressione di Santa Caterina da Siena (cfr Lett. 368), ripresa anche da S. Giovanni Paolo II nel Giubileo dei Giovani del 2000, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha salutato i giovani ospiti a Spoleto, in cammino verso Roma per vivere il Giubileo loro dedicato, al termine della Messa celebrata in Duomo la mattina di domenica 27 luglio 2025. Erano presenti ragazzi e ragazze delle diocesi italiane di Milano, Mondovì e Cuneo-Fossano, e di quelle francesi di Évreux e di Rouen. Con mons. Boccardo hanno concelebrato: mons. Olivier de Cagny, vescovo di Évreux, don Pier Luigi Morlino, responsabile del servizio di pastorale giovanile e vocazionale della Diocesi, e i sacerdoti accompagnatori dei giovani. Una celebrazione in italiano e in francese, animata nel canto dagli stessi giovani. Sotto il portico del Duomo, dinanzi al portone centrale, in segno di benvenuto, è stato realizzato il logo del giubileo con il motto “Pellegrini di speranza”.

L’arcivescovo Boccardo nell’omelia, commentando il Vangelo della domenica (Lc 11,1-13), ha indicato alcune caratteristiche per la preghiera. Anzitutto la perseveranza e non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento e, se necessario, fare come dice Gesù: chiedere di nuovo. Poi, mons. Boccardo ha detto ai giovani: «Pregare vuol dire ascoltare per amare. Chi ama impiega tutte le forze, tutto il suo essere nell’ascolto dell’amato; chi non ascolta l’altro non lo può amare veramente. Invece, spesso riempiamo orecchi e cuore per non ascoltare il silenzio. Ma chi fugge il silenzio fugge da se stesso e fugge da Dio. Pregare vuol dire ascoltare con il cuore, significa essere attento: Dio parla nel silenzio, senza parole; nel profondo del cuore depone un seme, che non produrrà necessariamente fiori e frutti in modo istantaneo. Lo farà più tardi, un giorno, porterà frutto, secondo la natura della terra che lo riceve». Poi, una raccomandazione ai giovani: «Occorre essere molto attenti a non fare del rapporto con il Signore qualcosa di strumentale: ricorrere a Lui solo nel bisogno, cercarlo solo quando si soffre di solitudine o di angoscia, ricordarsi di lui solo quando si è mossi dal sentimento o colpiti da qualche spettacolo della natura…». Infine, l’importanza di chiedere il dono dello Spirito Santo: «Ci renderà capaci di deciderci per quelle scelte di vita, grandi e piccole, che sono secondo il Vangelo, che corrispondono al disegno di Dio. Decisioni talora sofferte, forse però molto semplici e immediate: scelta di perdonare, di fare buon viso a chi non ci ha accolto, scelta di dire una parola buona quando starebbe per uscire dalla bocca un improperio, scelta di non approfittare di un’occasione di disonestà, scelta di parlare e di esprimersi coraggiosamente in una situazione delicata o pericolosa. Decisioni di atteggiamento e di vita assunte non in nome di principi astratti, bensì generate dal di dentro, dalla preghiera, e divenute naturalmente azioni, agire evangelico».

Prima della benedizione finale mons. Boccardo ha ringraziato il servizio diocesano di Pastorale giovanile e vocazionale: don Pier Luigi Morlino, suor Lorella Nucci, Francesco Giannoni, Asia Fornaci, Aurora Busti, Lorenzo Coccia e tutti gli altri animatori che in questi giorni hanno accompagnato i giovani ospiti alla scoperta delle radici cristiane di questa terra spoletana-nursina. Subito dopo i Vescovi, i sacerdoti e tutti i giovani si sono adunati in Piazza Duomo, con la cattedrale alle spalle, per una foto ricordo di questa esperienza.

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