Femminicidio 8 Marzo, Ofelia uccisa con violenza inaudita - Tuttoggi

Femminicidio 8 Marzo, Ofelia uccisa con violenza inaudita

Sara Minciaroni

Femminicidio 8 Marzo, Ofelia uccisa con violenza inaudita

In aula questa mattina i video girati sulla scena del delitto
Gio, 09/07/2015 - 13:34

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Quando i medici del 118 arrivano sulla scena del delitto Ofelia è già morta. Il cuore del suo assassino batte ancora, nonostante si sia inferto un taglio alla gola e ai polsi. Avvolto in un piumone viene trascinato fuori dalla stanza dell’orrore e portato in ospedale, dove i medici lo salvano. Questa mattina Danut Barbu imputato per l’omicidio di Ofelia Bontoiu è entrato nella gabbia dell’aula affreschi, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Perugia presieduta dal giudice Gaetano Mautone, Semeraro a latere per un processo che è entrato nel vivo. Nessuna espressione sul suo volto, lo sguardo è fisso alle immagini proiettate del video girato dai carabinieri di quel primo sopralluogo, quando il corpo di Ofelia è stato trovato supino sul letto, immerso in una pozza di sangue l’8 marzo del 2014.

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La scena del delitto è spaventosa. Sul muro bianco, sopra il letto campeggia una scritta col sangue in lingua rumena “come ha sofferto la mia famiglia e sta soffrendo così soffra anche la tua” (diranno poi gli esperti di traduzione, come viene riferito in aula dai carabinieri). Lettere in stampatello, una insegna enorme, lunga quanto la spalliera del letto matrimoniale, su tre righe. Ofelia sul letto giace supina, prima colpita da una tavola di legno alla testa (trovata sopra il letto) e poi ferita con più ferite profondissime alla gola.

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Colpi senza che abbia avuto modo di reagire. Il colpo alla nuca deve essere stato violentissimo, tanto che la tavola di legno è stata trovata rotta, probabilmente in corrispondenza al punto in cui ha impattato con la nuca della vittima (una mensola in legno pesante dalle dimensioni di 30 cm per 60 cm , per 3 cm di spessore). Tanto violento da far saltare tre denti alla vittima poi ritrovati e repertati sulla scena del crimine. Un’aggressione che non le ha lasciato scampo, dopo il colpo alla nuca la ragazza deve aver perso i sensi e poi essere stata accoltellata senza che i suoi piedi abbiano mai toccato terra. E’ proprio perché sotto i suoi scarponcini non sono state trovate tracce di sangue che gli inquirenti hanno ricostruito così la dinamica del delitto.

Arma del delitto. Il taglierino trovato sul letto e considerato l’arma del delitto è stato acquistato dal Barbu la mattina dell’8 marzo in una ferramenta che dista 500 metri dal luogo del fatto a Gualdo Tadino. Il cutter utilizzato era nuovo, dal modello e dalla marca, spiegano sul banco dei testimoni gli inquirenti, si è risaliti al negozio che lo aveva venduto poche ore prima della tragedia.

Banconote strappate a terra. Più di mille euro stacciati e intrisi di sangue sono stati rinvenuti a terra sul pavimento della camera di Gualdo Tadino. Cosa sia accaduto e perché quel denaro sia stato strappato secondo gli inquirenti è l’indice di un litigio, quello che ha scatenato la furia e che venne descritto all’epoca della formulazione dell’accusa come la volontà dell’uomo di convincere la ragazza a seguirlo in Inghilterra e del suo relativo rifiuto.

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Proprietaria affittacamere “Sono venuto a prendere la mia ragazza per portarla in Inghilterra perché lei non vuole fare il viaggio da sola”, è questo quello che Barbu disse alla signora dell’affittacamere teatro del massacro e poi il giorno dopo le confidò “forse mi sta prendendo in giro”. Questo ricorda la donna e insieme un altro particolare, quella mattina l’imputato scese a prendere la colazione da asporto e poi più tardi, dopo circa 40 minuti scese di nuovo per prendere una grappa, lo ho visto stanco, in quel momento sembrava quasi addormentarsi sul divanetto del bar, ricorda la donna.

Una corda pronta in un boschetto. Il 4 Aprile 2014, circa due mesi dopo il fatto, la sorella dell’imputato ha indicato agli inquirenti un luogo dove Danut avrebbe collocato una corda, forse nel suo piano già premeditato di togliersi la vita, in una zona in campagna poco fuori Gualdo Tadino. Questo particolare è emerso durante l’udienza di oggi e se per l’accusa rappresenta forse un elemento che sottintende la premeditazione del gesto per la difesa potrebbe invece rappresentare i disturbi psichici dell’assistito. Non trascurate durante l’udienza infatti le domande riguardanti le confezioni di farmaci rinvenute sulla scena del crimine e l’assunzione di psicofarmaci da parte dell’imputato.

In aula questa mattina sono stati sentiti dal pm Palo Abbritti e dall’avvocato della difesa Antonio Cozza, insieme alle parti civili, i militari che arrivarono sul posto, la proprietaria dell’affittacamere, il medico legale Luca Pistolesi. Prossime udienze il 17 settembre, il 2 ottobre e il 19 e 26 novembre.

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