Faida fotocopie illegali / Rischio "guerra" tra Clan a Perugia / IL VIDEO - Tuttoggi

Faida fotocopie illegali / Rischio “guerra” tra Clan a Perugia / IL VIDEO

Sara Minciaroni

Faida fotocopie illegali / Rischio “guerra” tra Clan a Perugia / IL VIDEO

Dalle pieghe dell'inchiesta "Quarto Passo" emergono nuovi particolari sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta a Perugia
Ven, 12/12/2014 - 09:53

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Fotocopiare è un business. Lo dicevamo pochi giorni fa nelle righe di un’inchiesta sul mondo della reprografia illecita perugina. Ma non sapevamo che di lì a poche ore si sarebbe scatenata una delle più grandi operazioni antimafia che si siano mai svolte in Umbria (“Quarto Passo”) e che ha portato all’arresto di 61 persone e al sequestro di beni per 30 milioni di euro. Non sapevamo nemmeno che proprio due delle più note copisterie perugine fossero nel mirino degli inquirenti. Quello che emerge oggi sfogliando l’ordinanza di 396 pagine firmata dal Gip Alberto Avenoso è che il mercato dei libri fotocopiati era considerato “appetitoso”, ma non abbastanza da scatenare in suo nome una guerra tra clan.

Le copisterie sequestrate sono due. Per due ragioni diverse. La copisteria “Da Luiss” intestata a Luigi Orlando (uno degli arrestati) e considerata riconducibile al clan di ‘ndrangheta è stata colpita in esecuzione del sequestro preventivo propedeutico alla confisca – disciplinato dall’art. 321 cpp e 12 sexies l. 356/92. L’altra copisteria “Il Copione” (Aggiornamento: http://goo.gl/jSzPtE), poi “Copy One” e poi Unycopy, secondo gli inquirenti non sarebbe riconducibile a persona del clan ma comunque collegati in qualche modo ad altri personaggi cosentini legati alla malavita. E anche questa copisteria è stata sequestrata all’esito della perquisizione locale disposta dal pubblico ministero Antonella Duchini ma perchè all’interno è stato rinvenuto materiale ed elementi che attestavano violazioni dell’articolo 171 ter Legge 633/1941 (norme a tutela dei diritti d’autore).

Di fatto in entrambe le copisterie, ubicate nel centro storico di Perugia, nella zona universitaria, secondo gli investigatori, venivano fotocopiati, duplicati, distribuiti, ceduti e /o venduti libri in violazione di tali norme ad un prezzo molto più conveniente rispetto al costo di vendita del libro nelle librerie. Del resto anche Tuttoggi aveva documentato come fosse semplice entrare nei negozi ed uscire con un libro fotocopiato e pagato “sottocosto”.

Ma proprio la vicinanza tra le due attività concorrenti aveva creato, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, pericolose frizioni nei primi mesi del 2013. La copisteria “Da Luiss”, da poco avviata, di fatto stava sottraendo clientela a quella ubicata a un centinaio di metri, noto da anni nell’ambiente universitario come “Il Copione” e poi “Copy One” (che ha subito sequestri in passato per violazione della legge sui diritti d’autore sopra citata).

E proprio i titolari de “Il Copione” anch’essi calabresi (non indagati in questa inchiesta), sarebbero secondo gli inquirenti “collegati agli zingari di Cosenza”. Il termine “zingari” , si legge nell’ordinanza, “è riferito ai gestori di alcune copiste nel centro di Perugia, che dai primi giorni di gennaio 2013 entravano in frizione con alcuni dei cirotani del clan operante a Perugia per la competizione che si era innescata nello specifico settore economico“. Nelle carte scorre un’intercettazione in cui Antonio Lombardo e Natale Murgi parlano proprio del rischio una “guerra”: “quello è così… Quello è sotto ed ha chiamato sotto…Eh… Che dobbiamo fare la guerra? E’ questo…Il padre non è nessuno, ma sono sempre zingari, sono sempre zingari… E non l’ho capito io… Sempre zingari sono che stanno in mezzo alla strada… Ho capito ci ammazziamo, ci ammazziamo… Ho capito, ma perché ci dobbiamo ammazzare con le persone…

I primi ad essere preoccupati di questo aspetto sono proprio gli uomini del clan operante a Perugia (Luigi Orlando, Antonio Lombardo, Natale Murgi) che consapevoli del rischio e del pericolo che si stava innescando hanno ritenuto opportuno pacificare i rapporti ed evitare contrasti che avrebbero potuto innescare una “guerra”, avendo i calabresi legati agli zingari già chiamato quelli di “sotto” (cioè avendo già preso contatti con i sodali in Calabria). I rapporti vennero tra loro sanati. La “guerra” non si scatenò e le attività economiche continuarono il loro percorso in violazione del copyright.

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Articolo modificato alle 16.17 del 12 Dicembre 2014


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