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Elezioni politiche 2022, per la Lega il nodo ‘blasone o voti’? E spunta l’outsider Stefano Pastorelli

Redazione

Elezioni politiche 2022, per la Lega il nodo ‘blasone o voti’? E spunta l’outsider Stefano Pastorelli

Sab, 13/08/2022 - 11:38

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Il capogruppo in Regione ha curriculum, voti e 'fedeltà alla linea'. E se andasse male, correrebbe in posizione privilegiata nel 2024

Voti o blasone di una o più legislature romane, esperienza o spendibilità politica? A una settimana dalla chiusura delle liste elettorali in casa Lega c’è il rebus voti vs considerazioni di altro tipo, inclusa l’eterna rivalità con Fratelli d’Italia che, almeno stando ai sondaggi, sorpasserebbe l’ex Carroccio di due punti, 22 a 20, con una perdita secca del 16% rispetto alla Regionali del 2019. E così si pensa a una carta che finora è stata un po’ coperta, quella del capogruppo in Regione Stefano Pastorelli, tra i recordman di preferenze al contrario di chi, negli ultimi tempi, ha perso appeal.

Il curriculum politico è a prova di ferro. Stefano Pastorelli è leghista dagli anni ’10: uscito dall’allora Pdl per entrare nel Carroccio quando veleggiava su percentuali da prefisso telefonico, è rimasto ‘fedele alla linea’ e segretario comprensoriale della zona di Assisi-Bastia-Valfabbrica per tutta l’impetuosa crescita della Lega in Umbria e in Italia. Capolista in diverse elezioni comunali ad Assisi senza essere mai eletto (e con una sola vittoria all’attivo, alle amministrative 2011 ad Assisi: il 3.5% del Carroccio fu determinante per la vittoria dell’allora sindaco Claudio Ricci per un soffio al primo turno, ma senza entrare in consiglio comunale), ha un profilo più ‘regionale’. Nel 2019 venne candidato alle Europee (dove prese 8.232 preferenze) prima di tentare la scalata a Palazzo Cesaroni (con 5.951 preferenze) diventando capogruppo regionale. Con la beffa, per il centrosinistra, che la Fort Alamo ‘rossa’ dalla quale erano usciti i nomi di due papabili presidentesse, rimase tale solo sulla carta.

Se venisse scelto e fosse eletto, sederebbe alcuni malumori interni, rischiando però di crearne altri, visto che Città di Castello sarebbe super rappresentata in consiglio regionale, dove dopo Manuela Puletti a seguito delle dimissioni di Enrico Melasecche subentrerebbe il primo dei non eletti, Marco Castellari. Una situazione cui però si porrebbe rimedio nel giro di un anno e mezzo, alle prossime elezioni regionali quando tutti, sulla carta, ripartiranno da zero. E non si esclude un piano b ossia che, come già successo per le Europee 2019, la corsa da deputato di Stefano Pastorelli come mero ‘portatore di voti aggiunto’, non serva a un obiettivo con vista Regionali 2024: quello di un super pieno di preferenze con vista scranno assessorile….

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