Devastata la canonica, inquietante avvertimento a Don Formenton, parroco degli ultimi | Guarda le foto

Devastata la canonica, inquietante avvertimento a Don Formenton, parroco degli ultimi | Guarda le foto

Indagini ai carabinieri, le ipotesi al vaglio | In terra anche il calice usato per le messe scout | Vescovo “fatto grave” | “Non fermo la mia missione” | I precedenti

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Devastata da mani ignote: così don Gianfranco Formenton ha ritrovato la canonica in cui vive a Sant’Angelo in Mercole, alla periferia di Spoleto, dove ignoti si sono introdotti mettendo tutto a soqquadro. Difficile pensare all’azione di una sola persona, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi.

Solo in queste ore la notizia ha trovato riscontri ufficiali che rendono l’episodio a dir poco inquietante, un vero e proprio avvertimento nei confronti del “parroco degli ultimi”, del “prete di frontiera” più volte rimbalzato agli onori delle cronache per professare coerentemente il Vangelo. Portato quale esempio da L’Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana, per le sue azioni in favore dei più deboli, come quelle contro chi vorrebbe trasformare i momenti sacri in show business.

E se non bastano omelie e incontri in parrocchia o con gli scout, per don Gianfranco ci sono sempre i social network, Facebook in primis, utili a volte per far arrivare meglio il messaggio della Chiesa. Quella più simile all’azione di Francesco (il Santo, più recentemente anche il Papa) che a quella di certe gerarchie ecclesiastiche. Ma veniamo al grave episodio.

I fatti

Gli autori della incursione nella piccola canonica hanno agito nel tardo pomeriggio di venerdì scorso dopo che il parroco ha lasciato l’abitazione adiacente alla chiesina danneggiata dal recente terremoto che ha devastato le Regioni dell’Italia Centrale. Al rientro ha trovato l’appartamentino sotto sopra.

Canonica devastata

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Come dimostrano le foto che Tuttoggi.info può anticipare, la canonica, composta di due stanze, è stata letteralmente devastata. Vetri delle finestre spaccati, bibbie in terra, lettere e libri tirati giù dagli scaffali, poster e quadri staccati dai muri e buttati ovunque, bottiglie di vetro in frantumi. Distrutto anche il cellulare che era stato lasciato nella cucina-soggiorno. Gli ignoti hanno anche aperto uno zainetto gettando via quanto vi era custodito, tra cui una copia del Vangelo e un calice in acciaio che don Gianfranco usa portare per le Sante Messe in occasione dei raduni degli scout.

Gli autori di quella che sembra una vera e propria incursione hanno invece lasciato una somma di denaro che si trovava su tavolo della cucina, come pure intatto è risultato il pc appoggiato su una piccola scrivania.

Le indagini

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I carabinieri della Compagnia di Spoleto, al comando del Capitano Aniello Falco, hanno raccolto la denuncia di don Gianfranco e stanno cercando di risalire all’autore o agli autori del grave gesto. Almeno due i sopralluoghi compiuti dagli investigatori nella canonica devastata per cercare ogni traccia utile ad individuare i responsabili. Al vaglio dei militari, coordinati dalla Procura di Spoleto, ci sarebbero anche le immagini di alcune telecamere posizionate lungo la via di accesso alla piccola chiesa di Sant’Angelo in Mercole.

Le indagini si muovono a 360 gradi anche se per le modalità dell’irruzione sembra escludersi l’azione di ladri o di appartenenti ad una setta religiosa. Due al momento i filoni più accreditati: da una parte quello di matrice “politica”, dall’altra l’azione di un eventuale esagitato, un parrocchiano, che potrebbe essere entrato in contrasto con il prete.

“Non fermo la mia missione”

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Contattato da Tuttoggi.info don Gianfranco ha voluto rilasciare solo qualche breve battuta. “E’ fin troppo evidente che si tratta di un atto intimidatorio – dice il parroco –, vivendo da solo è chiaro che questo, come altri eventi similari del passato, anche recente, non mi fanno vivere tranquillo. Ciononostante nessuno pensi che arretrerò di un solo millimetro nella mia azione pastorale, nel portare il Vangelo e la mia azione in difesa e a sostegno dei poveri, degli emarginati, dei migranti. Stiamo assistendo ad una vera e propria escalation di odio, di violenza che oggi da violenza verbale si è trasformata in vera e propria intrusione e devastazione. Ho il sospetto che ci sia qualcuno che alimenti questo clima” ha detto Formenton.

La solidarietà del Vescovo

“E’ un fatto grave” dice a TO l’arcivescovo Renato Boccardo “che manifesta il clima di tensione e d’intolleranza che avvolge la nostra società. Certamente fatti del genere, che sanno d’intimidazione, non impediranno alla Chiesa di proseguire con libertà e verità l’annuncio del Vangelo e l’accoglienza e il sostegno di ogni forma di povertà”.

L’arcivescovo, a quanto è dato sapere, domenica prossima sarà al fianco di don Formenton nella Santa Messa che verrà celebrata nella Chiesa di San Martino in Trignano, l’altra parrocchia seguita dal parroco di frontiera.

I precedenti

Di certo un episodio simile a quello della canonica devastata non ha precedenti nella storia spoletina, rimasta finora abbastanza lontana da certe forme di intolleranza. Alcuni episodi hanno riguardato però proprio la missione di Don Gianfranco. Come quando prese posizione contro l’inquinamento delle aziende locali che sembravano far registrare un aumento dei caso di tumori, o il “no” ad ogni forma di violenza, guerre incluse. Non a caso, per fare un esempio, quando si trova a celebrare funzioni religiose legate alle Forze armate indossa una stola con i colori dell’arcobaleno, simbolo globale di pace, regalatogli da alcune ricamatrici del Sud America.

Anche certa politica ha dovuto fare i conti con lui. Ne sa qualcosa una ex parlamentare forzista che inviò una lettera di propaganda elettorale alla sua parrocchia e che si prese una bella ramanzina. Ma è nell’estate del 2015 che il “parroco di frontiera” scatena le ire di movimenti e partiti della destra. Dopo i gravi episodi contro i migranti registrati nel trevigiano, don Gianfranco decide di fissare sulla porta della chiesa un cartello: “In questa chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti…tornate a casa vostra”, preceduto da un brano del Vangelo di Matteo “Ero straniero e non mi avete accolto…lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno”.


“Vietato ingresso in Chiesa ai razzisti”, il cartello di don Formenton che piace a Facebook


La notizia fa il giro del mondo e suscita le ire di Matteo Salvini che gli dedica un post su Facebook “Povera Spoleto e povera Chiesa, se questo è un prete…” scrive l’europarlamentare leghista ottenendo migliaia di like e condivisioni. Per don Gianfranco è l’inferno: al telefono si replicano minacce da tutta Italia, un altro europarlamentare della Lega prova a tendergli un tranello registrando una telefonata.


Minacce e insulti a don Formenton, il prete antirazzista che predica il Vangelo | Cartello virale


Alcuni facinorosi di Casa Pound nei giorni a seguire, forti (si fa per dire) dell’oscurità, lasciano davanti alla canonica uno striscione con su scritto “Lucra pro nobis” a disprezzo del più famoso e cristiano “Ora pro nobis”.

Il compianto sindaco di Spoleto, Fabrizio Cardarelli, si schiera immediatamente al fianco di Don Formenton e rivendica che quella di Spoleto è da sempre terra capace di accogliere e difendere i più deboli, gli emarginati.

Anche la “messacard”, simpatica iniziativa nata per i più piccini, è capace di suscitare le critiche di Confcommercio preoccupata di quanti posti di lavoro si perderanno in città se i locali della parrocchia potranno essere destinati a chi vuol fare una festicciola non potendosi permettere l’affitto di discoteche o ristoranti.


Messacard, don Formenton infiamma Facebook: “per una battuta?”


Più recente la presa di distanze, stavolta senza ausilio di social network, nei confronti della recentissima ordinanza del vice sindaco Bececco sul tema dell’accattonaggio. Una normativa, con sospetti profili legittimità, poco digerita in città, anche dalle stesse forze dell’ordine, bollata anche dalla Caritas per un problema pressoché inesistente. Almeno da queste parti. Ma forse i tempi cominciano a cambiare anche nella, finora, tranquilla vallata spoletana. E la canonica devastata sembra essere un inquietante campanello di allarme.

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