Cultura, per Romizi e Varasano un’incognita… al Bacio

Cultura, per Romizi e Varasano un’incognita… al Bacio

Gli impegni di Grandi, le fatiche di Caparvi, “l’impresentabile” Arcudi e gli ovetti di Colombo


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A mano a mano che salgono le quotazioni del giornalista e autore Matteo Grandi come assessore esterno alla Cultura nella Giunta del Romizi-bis, aumenta lo sconforto di un altro giornalista (e accademico), Leonardo Varasano. L’ex presidente del Consiglio comunale, trasmigrato da Forza Italia al listone cattolico Progetto Perugia, si ritiene adatto a prendere il testimone di Teresa Severini.

Romizi avrebbe però scelto Grandi, per dare una svolta smart alle politiche culturali di Perugia, dato che quelle rivolte al passato, come Perugia 1416, sono ormai indirizzate su un giusto binario dopo tre anni. Bisogna vedere se la carica di assessore sarà compatibile con gli impegni professionali di Grandi, che ha girato l’Italia per promuovere il suo libro Far Web (diventato una sorta di manuale sull’uso consapevole e responsabile dell’informazione ai tempi dei social) e che, come autore televisivo, spesso deve fare il pendolare direzione Roma e soprattutto Milano. Se Grandi scioglierà le riserve, comunque, Romizi sarà ben felice di averlo in squadra.

Chissà allora se il pranzo di oggi al Bacio tra Romizi e Varasano sia servito al sindaco per spiegare le ragioni della scelta e convincere l’altro, premiato dalle urne, ad accettare altre deleghe in Giunta. In fondo, dopo cinque anni da presidente del Consiglio, Varasano ha acquisito la necessaria esperienza per occuparsi di altre materie oltre a quelle della cultura, in cui si sente, anche per formazione professionale, più a suo agio.

Gli ovetti di Colombo: i mini-assessori

In termini di voti Varasano ha spodestato Otello Numerini, pur arrivando da Forza Italia. Che nicchia di fronte alla prospettiva di ritrovarsi senza un assessore. E’ vero, formalmente è il sindaco Romizi a tenere la bandiera di Forza Italia, ma praticamente dal ballottaggio di cinque anni fa l’ha riposta nell’armadio. Anche se per Silvio Berlusconi continua ad essere il modello di giovane amministratore azzurro con cui tornare alla riscossa.

La soluzione potrebbe arrivare dalle deleghe che il sindaco può affidare ai consiglieri, senza invitarli in Giunta. Può essere così tra gli azzurri (dove si attende ancora la certezza sull’esito della sfida all’ultimo voto tra Michele Cesaro e Massimo Perari) ed anche per la lista Blu ispirata da Adriana Galgano e che ha nella giovane Francesca Vittoria Renda la propria portabandiere a Palazzo dei Priori.

Anche Giubilei contro Arcudi

Per Perugia Civica, il cui apporto alla causa del centrodestra è stato molto pesante (considerando che i voti presi nel campo avversario valgono doppio) si apre la strada della presidenza del Consiglio comunale per Nilo Arcudi.

Con buona pace del Pd perugino ed anche del candidato del centrosinistra Giuliano Giubilei, che nei social riprende lo sfogo dem contro Arcudi: “Nel piatto della spartizione che in questo momento impegna tutte le energie della maggioranza non può finire anche il Consiglio comunale“. E poi l’affondo diretto nei confronti dell’ex vicesindaco delle Giunte Locchi e Boccali: “E’ ancora meno accettabile che per la Presidenza venga proposto Nilo Arcudi, riciclato delle precedenti amministrazioni, evidentemente considerato un buon cavallo da far correre alle elezioni, ma politicamente impresentabile per un posto in Giunta“.

Le caselle riempite

Sicuramente presentabili, anzi ripresentabili, sono gli assessori uscenti Michele Fioroni (destinato ad occuparsi anche di Urbanistica) e Lady Preferenze Edi Cicchi (Welfare).

Fratelli d’Italia ha chiesto il banco e sta: il duo Pastorelli (certa) e Giustozzi (probabilissima) accontenta. E sarà messo in discussione solo nel caso di un dominato determinato da movimenti tellurici nelle terre altrui.

Fatiche leghiste

Il segretario umbro della Lega Virginio Caparvi in questi giorni è stato impegnato prima nelle trattative per i ballottaggi, poi nella spinta delle città dove si vota, pur con la grana Bastia. Con Romizi, il sindaco del capoluogo umbro, non andrà certo a litigare a cinque mesi dalle elezioni che potrebbero incoronare una governatrice (o un governatore) leghista a Palazzo Donini.


Verde e rosa, la tela del Perugino Romizi


Tra l’altro, il temuto senatore Simone Pillon ancora non si è visto dalle parti di Palazzo dei Priori. Accanto al vicesindaco Gianluca Tuteri, una donna come la commercialista Patrizia Angeli, al Bilancio, farebbe tornare i conti. Ma se ne parlerà da lunedì mattina.

 

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