Crocifisso di San Ponziano, grazie al restauro si fa luce sulla storia locale

Crocifisso di San Ponziano, grazie al restauro si fa luce sulla storia locale

Crocifisso tornato agli antichi fasti grazie a Lions Club e Coobec | Faceva parte di un sistema devozionale all’interno della basilica

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Un’opera d’arte che torna a risplendere ma anche una comunità che si riappropria di un importante simbolo ed un pezzo di storia che viene chiarito. C’è tutto questo dietro al restauro del Crocifisso di San Ponziano, avvenuto ad opera della Coobec grazie al contributo del Lions Club di Spoleto. Un’iniziativa avviata sotto la presidenza di Letizia Angelini Paroli, proseguita con Pietro Emidio Rindinella e presentata dal nuovo presidente del sodalizio, Mario Di Spirito, durante un partecipatissimo incontro pubblico.

Di Spirito ha ripercorso le attività svolte a favore della città negli ultimi tempi dal Lions Club, dalla ripulitura delle mura al ripristino dell’illuminazione della croce di Monteluco, passando per le iniziative a favore di studenti e giovani e da ultimo appunto il restauro del Crocifisso (risalente al 1300), riconsegnato ufficialmente alla Diocesi. Con il grande ringraziamento dell’arcivescovo Renato Boccardo, che ha spiegato che “ritrovare questo pezzo così significativo e denso di storia è un arricchimento per il nostro museo diocesano, è un’opera storica preziosissima, ma soprattutto è un’opera della fede”.

Monsignor Boccardo ha infatti osservato dei segni importanti dell’attenzione dei fedeli nel corso dei secoli, come i buchi al crocifisso stesso, perché lì erano applicati degli ex voto. Ma significativa è anche la rappresentazione delle gocce di sangue lungo tutto il corpo, riapparse grazie al restauro: “la gente in quel modo ha voluto vedere la rappresentazione della sofferenza. Questo crocifisso – ha aggiunto – porta con sé secoli di devozione”. 

Come ha ben spiegato anche il professor Alessandro Del Priori (che è il curatore anche di un’importante mostra che in primavera toccherà Spoleto, Scheggino, Trevi e Montefalco, sul Trecento), che ha ripercorso la storia della devozione nei confronti di San Ponziano (illustrato anche alla base del crocifisso), ipotizzando la sua dislocazione nella chiesa e la sua complementarietà alla cripta della basilica che ospitava la tomba del patrono cittadino, sormontata da una scultura lignea con la testa decapitata presumibilmente realizzata dallo stesso autore del crocifisso, denominato Maestro di San Ponziano, e che vedeva al di sopra un dipinto. Un vero e proprio sistema devozionale legato anche a scelte architettoniche all’interno della cripta. “Ho dedicato alla storia di Spoleto ed in particolare al periodo del 1300 e 1400 gli ultimi dieci anni della mia vita – ha spiegato Del Priori – qui si può studiare la devozione medievale“. Ed il restauro del crocifisso viene definito “strepitoso, non solo per i risultati, ma perché si recupera un pezzo di storia del Basso Medioevo, che a Spoleto è stato veramente importante”.

Ad illustrare l’importanza dell’attività di restauro a livello generale è stata la soprintendente Marica Mercalli, che ha evidenziato anche la necessità del supporto di sponsor e privati perché i fondi del ministero sono sempre minori. Tra gli intervenuti anche il vicesindaco di Spoleto Maria Elena Bececco e Bruno Bruni della Coobec che si è occupato del restauro e che ha illustrato l’intervento nel dettaglio. Il tutto all’interno di un locale, la sala Barberini, che da mesi è stata trasformata in un laboratorio di restauro delle opere d’arte danneggiate dal terremoto e curato da Emanuela D’Abbraccio.

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