Crisi Spoleto, difesa con gaffe di Laboratorio - Tuttoggi

Crisi Spoleto, difesa con gaffe di Laboratorio

Carlo Ceraso

Crisi Spoleto, difesa con gaffe di Laboratorio

Dom, 20/09/2020 - 09:07

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Crisi Spoleto, difesa con gaffe di Laboratorio

Sulla crisi politica a Spoleto interviene, ben 48 ore dopo l’incendio, Mario Mancin

Sulla crisi politica di Spoleto interviene, ben quarantotto ore dopo l’incendio, Mario Mancini, il capogruppo di Laboratorio, la lista civica del Sindaco Umberto De Augustinis che, con la propria Giunta, è finito al centro delle rimostranze di tutta la maggioranza.

Anche di Laboratorio, visto che Mancini con i consiglieri Massimiliano Montesi (con delega allo sport che ne fanno una sorta di membro di Giunta) e Roberto Ranucci (presidente della Commissione bilancio) hanno abbandonato l’aula insieme ai colleghi di Lega, Fd’I e F.I..

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Ma, due giorni dopo, Mancini sembra ripensarci e nel pomeriggio di sabato 19 invia una breve nota stampa, peraltro tutta da interpretare sul vero fine politico.

Per fortuna il capogruppo non disconosce il “momento di confusione” che regna a Palazzo. Leggiamo

La crisi a Spoleto e le gaffe

In qualità di capogruppo della Lista Civica Laboratorio, intendo chiarire in questo momento di confusione la nostra posizione”. E fin qui nella di anomalo.

Mario Mancini (Laboratorio)

Pieno sostegno al sindaco e alla giunta, nel rispetto dei ruoli, perché è molto più utile, produttivo e opportuno essere amministrati da spoletini scelti dagli elettori piuttosto che da un commissario prefettizio che potrebbe rimanere in carica per qualche anno” scrive il leader di Laboratorio.

E qui già sorgono i primi dubbi. Se, infatti, come afferma, il sostegno alla Giunta “è pieno”, perché nell’ultima assemblea cittadina ha abbandonato l’aula quando, vista la disponibilità dell’opposizione, si sarebbe potuto avere i numeri sufficienti per rinviare in Commissione (quella del collega Ranucci) l’affaire dei tributi per i commercianti?

Ha invece qualcosa di inquietante, ma forse si tratta di mera ignoranza amministrativa, ovvero del Testo unico degli enti locali, il riferimento ad un commissariamento “…per qualche anno”.

Cosa dice la legge

Vale pertanto ricordare ciò che prevede la norma.

Il Tuel (Testo Unico degli Enti Locali) prevede che si torni al voto nella prima data utile in quasi tutte le condizioni in cui si possa trovare un governo cittadino: decesso o grave impedimento del sindaco (avvenne per il compianto Cardarelli con Spoleto che tornò al voto 7 mesi dopo), decadenza del sindaco (condanna per gravi reati, accettazione candidatura a parlamentare, elezione in consiglio regionale), incandidabilità del sindaco (in caso di condanna preesistente alle elezioni per gravi reati), rimozione del sindaco (per atti contrari alla Costituzione o gravi motivi di ordine pubblico), mozione di sfiducia, dimissioni della maggioranza, situazione di crisi finanziaria (mancata approvazione del bilancio) e mancata approvazione degli strumenti urbanistici.

In tutti questi casi al massimo si può tornare al voto entro un anno, cioè alla prima occasione utile di ‘agganciare’ una concomitante tornata elettorale per altri motivi (elezioni del Parlamento, Parlamento UE, Regionali, altre elezioni amministrative a scadenza naturale etc.). Ci sono esempi di Comuni tornati al voto dopo appena 4 mesi.

C’è solo un caso in cui è previsto una scadenza più ampia ed è per quei comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata ovvero, recita l’art. 143 e seguenti, “si registra quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi sui collegamenti degli amministratori con la criminalità organizzata e forme di condizionamento dell’attività amministrativa”. In tal caso non si torna al voto prima di due anni, salvo proroghe.

Francamente appare un caso un bel po’ distante dalla realtà spoletina, specie in una legislatura dove a guidare l’azione amministrativa è il sindaco e magistrato di Cassazione Umberto De Augstinis.

Che proprio qualche mese fa, nel confermare la piena fiducia al dimissionario Loretoni, aveva denunciato, senza poi dare dettagli “… in un momento in cui ci sono preoccupanti segnali di infiltrazioni all’interno di questa città da parte di gruppi che provengono da contesti malavitosi, devo dare atto che mai è stato sfiorato (Loretoni, n.d.r.) da un sospetto intorno a quello che avrebbe potuto essere un cedimento su questo fronte”.

Il richiamo agli alleati

Mancini poi passa a fare la ramanzina agli alleati, Fd’I in primis e Lega (che però non viene citata).

Le rivendicazioni di Fratelli d’Italia devono essere accolte nei limiti imposti dalle disposizioni di legge, e va ricordato che esistono Corte dei Conti, Ragioneria dello Stato, Revisori dei Conti e Dirigente finanziario” scrive il capogruppo che da una stoccata al collega leghista David Militoni il quale aveva affermato (guarda il video) che la struttura comunale che deve essere al servizio della politica: “Piena fiducia nell’operato degli uffici tecnici del Comune, che svolgono il loro lavoro con serietà, obiettività e professionalità” dice Mancini “Non è ammissibile che le loro decisioni possano essere di natura politica, legate a chi amministra”.

Il tutto nel giorno delle dure prese di posizione di Pd, Ora Spoleto, Fd’I, Spoleto Popolare e Alleanza civica, e lo strappo di una buona metà dei consiglieri leghisti che hanno portato i filogovernativi a lasciare i lavori di giovedì scorso.

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Infine il n. 1 di Laboratorio torna a ricordare il bel gesto compiuto dal sindaco che ha rinunciato all’indennità donandola alle casse del Municipio. Preferendo, a dirla tutta, mantenere pieno lo stipendio di alto magistrato della Suprema Corte.

Che, nel panorama istituzionale, non è proprio una novità.

Il giudice Emiliano a Bari ha rinunciato al proprio stipendio di magistrato per quello di amministratore, l’ex sindaco di Terni Leopoldo donò gli emolumenti di primo cittadino “accontentandosi” della pensione da parlamentare. Per non parlare di quell’esercito di amministratori di piccoli comuni che rinunciano alle proprie indennità: come Labiano o Camerota, per fare un esempio. Ci sono poi dei veri enti virtuosi, quali Verbania e Iseo, dove l’intera Giunta si è azzerata lo stipendio. Indubbiamente potendoselo permettere.

Ecco la chiosa della nota di Mancini che, dopo i richiami e le velate scudisciate, auspica di ritrovare un percorso comune: “Laboratorio ha sempre fatto della solidarietà uno dei suoi principali ingredienti, tanto che il sindaco devolve il suo stipendio di amministratore a chi è meno fortunato di noi. Infine l’auspicio che tutti insieme (una maggioranza che ritrovi coesione ed una opposizione che sia costruttiva) contribuiscano a far sì che i numerosi e gravi problemi di questa città vengano affrontati e possibilmente risolti da chi ha avuto l’onore e l’onere di gestirli”.

Neanche una parola sui motivi che hanno portato il gruppo di Laboratorio ad abbandonare giovedì l’aula.

(in home page una foto di repertorio: la presentazione della Lista civica Laboratorio)

© Riproduzione riservata

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