Credito alle imprese, nuovo allarme della CNA | L'indagine - Tuttoggi.info

Credito alle imprese, nuovo allarme della CNA | L’indagine

Redazione

Credito alle imprese, nuovo allarme della CNA | L’indagine

Gio, 23/04/2026 - 15:11

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Nuovo allarme, per la stretta del credito alle imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, da parte della CNA dell’Umbria.

“Ancora una volta sono loro, le imprese di micro e piccole dimensioni, a pagare il prezzo più alto di una contrazione pesante del credito concesso al sistema imprenditoriale che, oltretutto, vede l’Umbria maglia nera rispetto alla media nazionale. Una situazione che chiama la Regione e i suoi enti strumentali a mettere il tema al centro della loro attenzione” è il commento di Michele Carloni, presidente regionale della CNA, ai dati dell’ultima ricerca realizzata in collaborazione con il centro studi Sintesi per misurare l’andamento dell’accesso al credito da parte delle aziende del territorio.

“Come riporta la ricerca, nel 2025 in Umbria gli impieghi bancari totali sono stati pari a 17,4 miliardi di euro, in calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente e di quasi il 20% rispetto al 2012. Soprattutto, in controtendenza rispetto al dato nazionale, che nel 2025 ha fatto registrare un +0,5%. Se si vanno a guardare gli impieghi destinati alle imprese, lo scarto tra il dato regionale e quello nazionale si fa più severo. Infatti – fa notare Carloni – mentre in Umbria gli impieghi sono scesi del 2,7% rispetto all’anno precedente, colpendo soprattutto la provincia di Perugia, la media nazionale ha fatto registrare un +0,8%. Rispetto al 2012 in Umbria il calo degli impieghi alle imprese è stato del 36,6%, pari a una perdita di quasi 5 miliardi di euro. Se poi scorporiamo il dato in base alla dimensione aziendale vediamo che il segmento di imprese con meno di 5 addetti ha pagato ancora una volta il prezzo maggiore, con un calo netto del 48% degli impieghi ricevuti. Se nel 2012 i crediti verso queste imprese ammontavano a 1.800 miliardi di euro, nel 2025 questo volume è sceso a 943 milioni, con una riduzione del 6,5% concentrata solo nell’ultimo anno. La flessione è doppia rispetto alla media nazionale, che si è fermata al 3,3%. Anche le imprese umbre con più di 5 addetti rispetto al 2012 hanno visto calare del 34,9% i crediti a loro concessi, di cui 2,2% solo nell’ultimo anno, mentre nel 2025 la media nazionale ha mostrato segnali di ripresa, con un aumento dell’1,3%”.

Di segno opposto è la dinamica degli impieghi rivolti alle famiglie, che nel 2025 sono aumentati del 2,4% rispetto all’anno precedente, mentre rispetto al 2012 l’incremento è stato di 13 punti percentuali.

Con la riduzione del credito alle imprese c’è stata anche una diminuzione delle sofferenze bancarie. Oggi queste sofferenze ammontano a 227 milioni di euro, pari al 3,9% del totale degli impieghi concessi. Anche qui il dato è peggiore di quello registrato in Italia, inferiore dell’1%.

“Questa riduzione notevole del credito a favore delle imprese ha diverse motivazioni – puntualizza il presidente di CNA Umbria -: da un lato si può interpretare alla luce della riduzione del numero complessivo delle imprese, in calo progressivo; in parte dipende dalla bassa propensione agli investimenti delle imprese umbre; per un’altra parte può essere attribuita alla distanza dai centri decisionali dei gruppi bancari in una regione dove ormai c’è un solo istituto a base locale. Ma una responsabilità del calo risiede anche nell’assenza di strumenti regionali a supporto dell’accesso al credito delle imprese, soprattutto di quelle più piccole. Nei prossimi mesi la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente a causa della crisi internazionale, che sta già provocando crisi di liquidità a tutte le imprese di trasporto, sia di merci che di persone, e che rischia di alimentare l’inflazione con tutti i possibili effetti sui tassi di interesse di un credito già oggi molto costoso e concesso con il contagocce. Di fronte a un sistema bancario che, mentre aumenta gli impieghi verso le famiglie, chiude sempre di più i rubinetti del credito alle imprese, le istituzioni non possono rimanere immobili – conclude Carloni -, a cominciare dalla Regione e dai suoi enti strumentali”.

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