Cinghiali, le squadre: da agricoltori numeri sballati "per rimpinguare le casse"

Cinghiali, le squadre: da agricoltori numeri sballati “per rimpinguare le casse”

Redazione

Cinghiali, le squadre: da agricoltori numeri sballati “per rimpinguare le casse”

Dom, 28/02/2021 - 11:01

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Cinghiali, le squadre: da agricoltori numeri sballati “per rimpinguare le casse”

Il Coordinamento delle squadre di caccia al cinghiale chiede un piano di gestione che muova da numeri reali: le proposte per il contenimento

Cinghiali, le squadre non ci stanno. E lanciano l’accusa: dagli agricoltori numeri sballati e “conseguenti piagnistei per rimpinguare le tasse”.

Di fronte alle ipotesi sulla presenza dei cinghiali, il Coordinamento delle squadre cinghiale Umbria ricorda che le uniche stime verosimili sono quelle effettuate con le fototrappole piazzate presso le governe, censite e geolocalizzate. “Ci aspettiamo almeno dalle istituzioni scrivono le squadre – una seria virata al fine di stabilire numeri vicino alla realtà e, di conseguenza, mettere in campo un serio piano di gestione”.

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I cinghiali abbattuti nell’anno della pandemia

Le squadre contestano anche l’affermazione secondo cui, a causa della pandemia, sarebbe stato abbattuto il 50% dei cinghiali rispetti alle stagioni precedenti: “Come per tutti gli anni siamo intorno ai 18 mila capi, nonostante la pandemia. E’ chiaro che va evidenziato il grande apporto di cinghiali morti per mano degli sterminator agricoltori… Pari allo 0,15% del totale”.

Le nuove nascite

Altra stima sbagliata, secondo le squadre, è quella delle nuove nascite: “I tecnici degli agricoltori stimano che la metà dei cinghiali sopravvissuti alla caccia siano femmine e che ciascuna di esse partorirà due volte durante l’anno, mettendo al mondo – ogni volta – tra i 7 e i 9 porchettini… Ma questo algoritmo apportato sulla stima dei cinghiali in Umbria alla data del 4 febbraio 2021, in cui si determinava un popolazione di cinghiali nella regione pari a 100.000 capi (se fosse tutto vero), nel 2021 dovremmo avere una popolazione complessiva di cinghiali in Umbria pari a circa 900 mila individui, vale a dire più cinghiali che umani!”.

Modifiche: “Roba da Far West”

Per le squadre della caccia al cinghiale le proposte per le modifiche dei regolamenti regionali sulla caccia, settori a rotazione, nuove forme di caccia al cinghiale, agricoltori che possono sparare a qualsiasi ora e in qualunque posto sono “roba da Far West”.

I danni risarciti

E vengono al nodo della questione, i danni causati dai cinghiali e d i relativi risarcimenti. “Prima dell’istituzione dei settori negli ATC dell’Umbria, i danni risarciti per i cinghiali erano il doppio in tutti e tre gli ATC a fronte di una minore popolazione di cinghiali e del 50% degli abbattimenti. Ciò dimostra che grazie ai settori il numero di cinghiali sul territorio cacciabile si è sensibilmente ridotto ed è controllato, mantenendo la popolazione entro limiti sostenibili e riducendo sensibilmente i danni arrecati alle colture. Il tutto è certificato negli archivi della Regione”.

I dubbi delle squadre

E però le squadre si chiedono: come mai i danni in tutti gli ATC si verificano sempre nei distretti fronte parchi e oasi? Perché in Umbria, è storia vecchia, gli ATC che funzionano meglio sono quelli sotto la presidenza delle Associazioni venatorie? Perché le perizie non vengono effettuate con strumenti elettronici, come i droni, per certificare il danno? Quanti sono gli animali abbattuti all’interno dei parchi e nelle oasi? Quanti animali ci sono nei parchi e nelle oasi?

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Proposte ritenute assurde

Il Coordinamento squadre di caccia al cinghiale ritiene assurde alcune proposte, formulate da parte di presidenti e vicepresidenti di ATC che chiedono l’aumento (raddoppio) della tassa di iscrizione per i cacciatori, allo scopo di trovare soldi per coprire gli indennizzi dei danni da fauna selvatica. “Ricordiamo agli amici agricoltori – scrivono – che tutti i soldi per la copertura finanziaria dei danni provengono esclusivamente dalle tasse pagate dai cacciatori, compresi anche i danni ricadenti all’interno delle aree protette (parchi ed oasi). Con ciò chiediamo alla politica di spiegarci come sia possibile che autorevoli rappresentanti del mondo agricolo siano alte cariche negli ATC, pur svolgendo nel loro lavoro gestione di riserve private? Forse potrebbe esserci un problema di incompatibilità, visto che gli ATC gestiscono soldi pubblici nel contesto di una caccia sociale?”.

Serve un piano di gestione condiviso

Il Coordinamento squadre di caccia al cinghiale ribadisce la necessità di un piano di gestione discusso e condiviso tra tutti i soggetti interessati (Istituzioni, cacciatori, ambientalisti, agricoltori), al fine di giungere ad un progetto serio per il contenimento della specie cinghiale e conseguente riduzione dei danni. Partendo da stime verosimili della popolazione, anche mediante l’utilizzo di tecnologie.

Territorio diviso in tre fasce

“E’ necessario – la proposta delle squadre suddividere il territorio in tre fasce: vocato per la braccata, critico per le altre forme di caccia (singolo o girata da tre a sei) , non vocato nel quale si interviene con la selezione”.

Misure di prevenzione

E poi misure concrete in materia di prevenzione, come l’acquisto di recinzioni elettrificate da parte degli ATC, colture a perdere, recinzioni metalliche lungo le strade nei punti critici, recinzioni elettrosaldate a corpo per le colture di pregio, piani di abbattimento per parchi ed oasi – veri e propri allevamenti a cielo aperto -, gestione congiunta con le riserve private come previsto dal regolamento regionale.

Filiera pubblica delle carni: la divisione

Infine, le squadre propongono una filiera pubblica in cui gli animali abbattuti in contenimento e nelle aree protette vengano venduti e il ricavato suddiviso in tre parti: 34% per i danni, 33% per seminare colture a perdere, 33% per l’immissione di selvaggina nobile stanziale nelle aree protette.

Proposte, concludono le squadre umbre di caccia al cinghiale, in linea con le norme che si stanno adottando in tante regioni.

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