Centro Boeri di Norcia, oggi primo incontro sulla delocalizzazione

Centro Boeri di Norcia, oggi primo incontro sulla delocalizzazione

Intanto ieri primo testimone per il processo su Casa Ancarano, ripercorse le origini dell’inchiesta che ha portato al sequestro della struttura. Si torna in aula ad aprile

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Capire se l’unica soluzione per il Centro Boeri di Norcia sia la delocalizzazione in un’altra area oppure ci sono alternative per salvare la struttura sotto sequestro da marzo 2018. Si discuterà di questo oggi a Perugia nell’incontro convocato dai legali del sindaco di Norcia Nicola Alemanno, gli avvocati Luisa Di Curzio e Massimo Marcucci (nella foto), e che vedrà la partecipazione dei rappresentanti di tutti gli enti interessati a vario titolo dal rilascio di possibili autorizzazioni.

La struttura polivalente, infatti, è stata realizzata in un’area sottoposta a vari vincoli (paesaggistici, ambientali e archeologici) e dove, secondo la magistratura, non si può costruire. Ed anche se  si trovasse una soluzione per cui effettivamente il Centro Boeri possa essere autorizzato nell’ambito della normativa emergenziale post terremoto del 2016, una volta finito lo stato di emergenza andrebbe rimosso. Motivo per cui oggi si siederanno attorno ad un tavolo i rappresentanti di Comune di Norcia, Regione Umbria, Soprintendenza e Parco nazionale dei monti Sibillini.


Centro Boeri, si cerca la regolarizzazione urbanistica | Ipotesi delocalizzazione struttura


L’obiettivo è quello di capire se sia possibile una regolarizzazione delle procedure amministrative, una sanatoria quindi, per il Centro Boeri, stante la normativa vigente, oppure no. Ed in quest’ultimo caso l’unica strada percorribile – ipotesi che sembra sempre più concreta – è quella della delocalizzazione della struttura, che, nelle intenzioni del suo progettista, l’architetto Stefano Boeri (finito sotto processo insieme al sindaco Alemanno), è comunque smontabile. Ma spostare tutto non è uno scherzo in realtà, né dal punto di vista logistico né – soprattutto – economico.  Se ne saprà di più comunque dopo l’incontro odierno, mentre gli avvocati dovranno depositare una relazione al Tribunale di Spoleto fra poco più di un mese, nell’ambito appunto del procedimento penale davanti al gup Federica Fortunati. In aula si tornerà infatti il 20 marzo.

Processo Casa Ancarano, in aula i primi testimoni

Intanto ieri pomeriggio davanti al giudice del tribunale di Spoleto Luciano Padula è entrato nel vivo il processo penale relativo ad un’altra struttura autorizzata dal Comune di Norcia – secondo le accuse impropriamente – utilizzando la normativa emergenziale post sisma e poi finita sotto sequestro: Casa Ancarano. Tre sono gli imputati: oltre al sindaco Nicola Alemanno, il presidente della Pro loco di Ancarano Venanzo Santucci e l’ingegner Riccardo Tacconi, direttore dei lavori, difesi dagli avvocati Massimo Marcucci, Luisa Di Curzio, David Brunelli e Valerio Petrangeli. Tutti sono accusati di aver realizzato l’opera senza permesso a costruire ed in violazione della normativa ambientale.

Le origini dell’inchiesta sono state ripercorse in aula da uno degli operatori allora in forze alla stazione carabinieri forestali del Parco dei monti Sibillini con sede a Visso, competente sul territorio di Ancarano di Norcia. Il maresciallo sentito ha ricordato il primo sopralluogo effettuato al cantiere, il 14 settembre 2017, dopo una nota dell’Ente Parco del 23 agosto di quell’anno, e quindi un secondo sopralluogo del 4 ottobre 2017. Durante l’udienza è stato ripercorso come il Comune di Norcia a maggio di due anni fa aveva inviato una richiesta di parere preventivo al Parco dei Sibillini in merito alla struttura polivalente da realizzare ad Ancarano. La risposta – negativa –  da parte di quest’ultimo, però, era arrivata al Comune il 18 agosto 2017, dopo che il sindaco aveva firmato un’ordinanza valevole (nelle sue intenzioni) come titolo edilizio in data 1 agosto.

I lavori della struttura da circa 800mila euro (ad opera della Pro loco grazie alle donazioni ricevute post sisma) sono invece iniziati il 7 settembre 2017. Nel parere dell’Ente Parco, ha ricordato il forestale, veniva espresso un parere negativo all’opera per vari vincoli insistenti nell’area: si trova infatti all’interno del perimetro del Parco, è sottoposta a vincolo paesaggistico, è considerata centro storico nell’ambito del piano di fabbricazione del Comune di Norcia, è all’interno del sito Natura 2000 e quindi destinato alla conservazione della biodiversità ed è sottoposto anche a vincolo sismico, per il quale effettivamente era stata richiesta una autorizzazione sismica che però al momento dell’inizio dei lavori non era stata rilasciata.

Tra gli aspetti rilevanti emersi, il fatto che l’ordinanza del capo dipartimento protezione civile alla base (l’Ocdpc 389/2016) delle autorizzazioni di Casa Ancarano (ritenute illegittime dall’accusa, in aula ieri c’era il pm Patrizia Mattei) prevede come ente attuatore degli interventi emergenziali le Regioni, i Comuni e la protezione civile. Nel caso della struttura nella frazione nursina, invece, ad attuare l’opera (con una convenzione con il Comune di Norcia) era la Pro loco.

Si tornerà in aula il 4 aprile, quando saranno ascoltati altri due testimoni del pm, altri due carabinieri forestali che si sono occupati delle indagini su delega della Procura di Spoleto.

(modificato alle ore 11.53)

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