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CENTRALE ENEL DI GUALDO CATTANEO: ENTRO IL 2015 “CARBONE PULITO” E PARZIALE RICONVERSIONE A BIOMASSE

Redazione

CENTRALE ENEL DI GUALDO CATTANEO: ENTRO IL 2015 “CARBONE PULITO” E PARZIALE RICONVERSIONE A BIOMASSE

Ven, 20/05/2011 - 09:03

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(Francesco de Augustinis) Dopo mesi di dibattiti e di polemiche, è stato annunciato ieri pomeriggio il futuro della centrale Enel a carbone di Gualdo Cattaneo, in un convegno organizzato da Cgil, Cisl e Uil, di cui erano presenti i tre segretari regionali. In una sala nei pressi dell'imponente impianto, gremita di lavoratori e di rappresentanti sindacali, l'assessore all'Ambiente della regione Silvano Rometti e il responsabile relazioni esterne di Enel Luciano Martelli hanno annunciato che i primi giorni di giugno sarà firmata una convenzione tra azienda, regione ed università di Perugia, per dare il via ad un lavoro di ricerca che permetta all'impianto -attualmente quasi fermo perché dotato di tecnologie a eccessivo impatto ambientale- di avere un futuro, anche sotto i dettami della prossima e più stringente normativa europea.

“Bisogna andare verso interventi di riconversione e di adeguamento”, ha detto Rometti. “Il 6 giugno (poi posticipato all'8, ndr) firmeremo un protocollo con l'Enel, che in questo progetto mette anche grossa parte dei fondi, e con l'Università, per entrare nel merito di questa possibilità”.

Secondo Rometti, il progetto gode già dell'”adesione del ministero dell'Ambiente, che si è impegnato a mettere anche risorse”.

Secondo Martelli, questa convenzione permetterà di superare l'attuale situazione della centrale, “che prima era 'Must Run' (ovvero sempre utilizzata a pieno regime), poi di riserva e ora ferma dal 2010 (ad un quinto dell'effettivo potenziale, ndr)”.

CARBONE PULITO Le soluzioni proposte fino ad oggi dall'azienda e da parte della politica per permettere la sopravvivenza dell'impianto, di rilevante peso per il bilancio energetico regionale, sono il cosiddetto “carbone pulito” e la riconversione parziale dell'impianto a biomasse, per ridurne le emissioni.

Per quanto riguarda la prima opzione, si tratta di una serie di migliorie alla centrale, che possono andare dallo stoccaggio dell'anidride carbonica sottoterra a una serie di investimenti per aumentare l'efficienza delle turbine e quindi dell'intero impianto. Questa tecnologia, avversata dai movimenti ambientalisti perché ritenuta una finta soluzione ai problemi climatici del carbone, ha incassato solo due giorni fa un brutto colpo d'arresto in Italia, con la decisione del Consiglio di Stato di fermarne l'utilizzo nell'impianto Enel attualmente a olio combustibile di Porto Tolle, in provincia di Rovigo.

Ciononostante, i sindacati oggi hanno espresso il loro parere positivo, in uno striscione con scritto a chiare lettere “Carbone pulito è bello. Energia e tanto lavoro” affisso all'ingresso alla centrale, e con una relazione congiunta che più volte sottolinea l'importanza di garantire “efficienza” e “innovazione” all'impianto. Anche il presidente di Confindustria Perugia Antonio Campanile, durante l'incontro, ha sollecitato l'adozione del carbone pulito, “insieme alla lignina (biomasse), al biogas e anche all'inceneritore”, per dare sollievo al più presto al “peso insostenibile dato dal costo dell'energia”, pagata mediamente dalle imprese umbre e italiane il 30 per cento di più rispetto all'estero.

RICONVERSIONE A BIOMASSE Ma dove il protocollo tra regione e università dovrà dare maggiormente i suoi frutti è nella messa a punto di un sistema di riconversione parziale della centrale a biomasse. Come ha illustrato nel suo intervento Franco Cotana, direttore del Centro di Ricerca sulle Biomasse all'università di Perugia, l'idea sarebbe di utilizzare come combustibile per l'impianto insieme al carbone una percentuale di lignina, un materiale organico privo di zolfo e di metalli pesanti e con “emissioni estremamente inferiori” al carbone. Nel modello ipotizzato da Cotana, alcuni stabilimenti del distretto industriale di Terni potrebbero essere impiegati per produrre bioetanolo da materiali di origine agricola -preferibilmente di scarto. La produzione di bioetanolo – ha detto ancora Cotana, che ha mostrato alla sala una bustina contenente un campione di lignina- produrrebbe ingenti quantità di lignina come materiale di scarto, che diverrebbe un combustibile idoneo per la centrale di Gualdo al posto di parte del carbone.
ACCORDO ISTITUZIONALE Il progetto annunciato oggi ha riscosso unanime adesione da parte delle sigle sindacali di categoria Filctem, Flaei e Uilcem, che hanno organizzato il convegno proprio per sollecitare l'Enel a considerare la centrale di Bastardo “tra le priorità strategiche … in particolare per ciò che riguarda l'innovazione (da far) beneficiare di una parte degli investimenti previsti” (sul carbone pulito, ndr) e a “concretizzare un'idea d'investimento per il mix di combustibili attraverso l'utilizzo parziale di biomasse”.

Anche i sindaci di Gualdo Cattaneo e di Giano dell'Umbria hanno dato il via libera al progetto, purché partecipato con la popolazione, mentre quello di Piegaro ha sposato a pieno le intenzioni dei sindacati, chiedendo però che “non passi l'idea che sia scontato che le popolazioni che storicamente hanno pagato la presenza degli impianti per il fabbisogno energetico regionale, debbano continuare a farlo”.

PIETRAFITTA Il convegno è stato anche occasione per i sindacati, per Cotana e per Rometti, per ribadire il ruolo strategico che dovrà giocare nel prossimo piano energetico regionale anche la centrale a gas metano di Pietrafitta, per la quale si pensa ad un sistema di approvvigionamento di biogas diffuso sul territorio, oltre alla realizzazione del più volte annunciato polo di ricerca regionale sulle energie rinnovabili.

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